Devo ammettere che tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Più che mai adesso, alla luce di quello che sta accadendo alla nostra generazione (laddove per "nostra" intendo dire quella degli attuali ventenni). A prescindere dalle esperienze personali, più o meno positive, dall'educazione ricevuta, dalle persone frequentate, è innegabile che il minimo comune denominatore delle nostre vite è l'ineluttabilità della precarietà. Ma questa è un'altra storia...
Qualcosa in cui credere. Si fa presto a pensare ad un dio, uno qualsiasi, tanto è uguale. Ma non è solo quello. E' qualcosa di ancor, se possibile, più profondo di quello.
Non vorrei scimmiottare il passaggio di Radiofreccia in cui il protagonista elenca le cose in cui crede. Anzi, in realtà probabilmente sarà così, ma è logico che lo sia. La sua concezione della vita l'ho fatta mia, l'unica variabile sono le cose in cui credo. Che vorrei buttare giù, qui, adesso.
E allora inizio col bene e col male. Si, credo che ci sia un bene e un male. E credo che tutti abbiano la più totale percezione del fatto che esista un bene ed un male. Ciò che cambia è il metro che viene utilizzato per stabilirlo. Un cristiano avrà i suoi dieci comandamenti, un satanista magari gli opposti. Un buddista non farà nulla, perchè questo è bene. C'è chi ha la morale dalla sua, chi l'etica, o l'estetica.
Io non credo in un dio. O meglio, non mi pongo il problema. Cioè, sostanzialmente, può darsi anche che ci sia, lassù, da qualche parte, ma non ho i mezzi per poterne essere sicuro. E allora accetto questa condizione rimanendo nel dubbio. Qualcuno direbbe che sono agnostico. Per semplicità, lo faccio anch'io.
Il non accettare l'esistenza di un dio è un serio problema per chi deve, necessariamente, trovare un metro di giudizio per stabilire cosa è bene e cosa è male. Pensandoci bene, i credenti non si pongono il problema, seguono fideisticamente ciò che la loro religione (e fede) gli impone. Per noialtri è diverso. Dobbiamo capirlo da noi.
La religione è dottrina: dio impone, i fedeli accettano supinamente. Chi è dall'altra parte della staccionata, invece, le regole se le sceglie da solo. C'è da dire che la questione, per essere precisi, dovrebbe essere affrontata da un altro punto di vista: non è il singolo che si fa le regole, quelle esistono diperse, la scelta sta in quali seguire. Ma è un'inezia formale: la sostanza è la stessa.
E allora diventano importanti i principi inculcati dai propri genitori. Tra questi vi può essere anche la religione, ma il resto è etica e e morale. L'importanza di questi principi non è assoluta, poichè ci sarà pur stato un assassino con genitori modello. Però, in una certa misura, contano.
Poi però si cresce e, a quel punto, tutti principi inculcati possono venire rinnegati, se non modificati o accantonati, almeno temporaneamente. Sono le esperienze di vita che formano le persone, le portano a cambiare, in un certo qual modo le "plasmano" sulla base di ciò che erano.
Ognuno ha il suo metro per decidere ciò che è bene o è male. Il valore morale di una persona dipende da quanto questo metro sia consono ai principi universalmente conosciuti. E' lapalissiano.
Tuttavia, esistono altri tipi di persone i quali metri di giudizio non corrispondono ai principi universalmente conosciuti, però riescono a rispettarli sempre, quindi, almeno per loro, fanno del bene. Il loro problema non è fare i conti con la proprio coscienza, ma con quella degli altri.
D'altro canto, c'è però chi ha un suo metro, non lo rispetta, però, agli occhi degli altri, sta nel giusto, poichè non rispettando i suoi principi, rispetta quelli universalmente riconosciuti. Non saprei, a quel punto, se è meglio doversi ritrovare a fare i conti con gli altri o con la propria coscienza. Di certo non si sta bene se la propria coscienza non è a posto.
Un'altra riflessione da farsi è sul perchè fare del bene. Qualcuno ha detto che fare del male significa ignoranza, perchè sapere cosa è giusto impedisce il fare del male. Non sono tanto d'accordo, perchè c'è chi accetta tacitamente di fare del male, in maniera del tutto cosciente, pur ricavandone beneficio. Si potrebbe obiettare sulle prospettive, sull'importanza relativa di costi e benefici (ubi maior...) ma lasciamo stare. Il punto è un altro: andando per analogie, i cristiano hanno un paradiso. Fare del bene li porta lì. E gli altri? Probabilmente la coscienza, di cui prima, è ciò che, più di ogni altra cosa, può far male a qualsiasi persona, in qualsiasi contesto. Stare a posto con la propria coscienza è il paradiso dei non credenti.
Infine, più che del bene e del male attivo, ossia procurato, c'è quello passivo, ossia ottenuto. Per essere chiari, quello che ci può capitare.
Le cose accadono, per qualcuno si tratta di finalismo, per altri di meccanicismo. Però le cose accadono. Ed anche per le cose che accadono si possono classificare con "bene" e "male".
Di tutte le cose difficili da accettare, quelle che non si capisce perchè siano avvenute sono le peggiori. Non potrei, se fossi cristiano, accettare il volere di Dio. Sarebbe troppo riduttivo per la mia personalità. Beh, a dire il vero, anche per questo non sono cristiano. Ma, anche questo, è un altro discorso...
Queste righe buttate qui nascono da qualcosa di pazzesco che mi è capitato ieri. Ero in auto, ho beccato qualcosa di simile ad una pietra. Svuoto la coppa dell'olio per terra, devo fermarmi. Riesco a tornare a casa e a farmi trainare. A quel punto, pur essendo trainato, riesco comunque a forare uno pneumatico.
Da cristiano avrei potuto interpretare il tutto come volere di Dio. Lo ammetto, non mi sarebbe bastato. Ed è qui il punto del discorso (per la verità partito molto da lontano, ma, perdonatemi, questo è quasi uno sfogo sconclusionato).
Immagino che molti di voi abbiano seguito la fantastica serie televisiva My name is Earl. Spettacolare.
L'idea di fondo era semplice. Il protagonista, bastardo incallito, viene a conoscenza del karmah, elemento della filosofia orientale per cui il bene e il male alla fine si compensano, nel senso che, in sostanza, più bene fai, più ne ricevi e viceversa. Allora, folgorato, lui cambia e capisce che, facendo del bene laddove prima aveva fatto del male le cose iniziano a girare per il verso giusto.
E adesso vorrei precisare: io non posso credere assolutamente ad una cazzata del genere. Non esiste. E' inconcepibile. Però ho una mia personalissima concezione del karmah: credo nell'equilibrio tra bene e male, ma nel senso che ognuno di noi ha a che fare con qualcosa di bello e qualcosa di brutto, ma in maniera omogenea.
A questo punto ci potrebbe essere l'obiezione del bambino nato senza braccia e senza mani, al quale è morto un genitore e la cui famiglia è finita nel lastrico. Ok, ci sto. Anche questa è una cazzata. Nemmeno vincere al superenalotto e scoparsi Belen Rodriguez potrebbe compensare tale catastrofe.
La conclusione è una: le cose accadono, a qualcuno peggio che ad altri. Le cose stanno così.
Alla fine, tutto sommato, ciò che conta è la coscienza. Si possono fare le cose peggiori, avere le migliori fortune o le peggiori sfortune. Ma, in fondo, poco prima di dormire, quando si è nel proprio letto, o, alla peggio, su una panchina in un parco o in una stazione, c'è poco da fare: quella dannata vocina interiore te la fa pagare. Ed è quella vocina la prima cosa in cui credo sul serio.
Il Pensiero Scomodo.
domenica 27 febbraio 2011
Le cose in cui credo.
Devo ammettere che tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Più che mai adesso, alla luce di quello che sta accadendo alla nostra generazione (laddove per "nostra" intendo dire quella degli attuali ventenni). A prescindere dalle esperienze personali, più o meno positive, dall'educazione ricevuta, dalle persone frequentate, è innegabile che il minimo comune denominatore delle nostre vite è l'ineluttabilità della precarietà. Ma questa è un'altra storia...
Qualcosa in cui credere. Si fa presto a pensare ad un dio, uno qualsiasi, tanto è uguale. Ma non è solo quello. E' qualcosa di ancor, se possibile, più profondo di quello.
Non vorrei scimmiottare il passaggio di Radiofreccia in cui il protagonista elenca le cose in cui crede. Anzi, in realtà probabilmente sarà così, ma è logico che lo sia. La sua concezione della vita l'ho fatta mia, l'unica variabile sono le cose in cui credo. Che vorrei buttare giù, qui, adesso.
E allora inizio col bene e col male. Si, credo che ci sia un bene e un male. E credo che tutti abbiano la più totale percezione del fatto che esista un bene ed un male. Ciò che cambia è il metro che viene utilizzato per stabilirlo. Un cristiano avrà i suoi dieci comandamenti, un satanista magari gli opposti. Un buddista non farà nulla, perchè questo è bene. C'è chi ha la morale dalla sua, chi l'etica, o l'estetica.
Io non credo in un dio. O meglio, non mi pongo il problema. Cioè, sostanzialmente, può darsi anche che ci sia, lassù, da qualche parte, ma non ho i mezzi per poterne essere sicuro. E allora accetto questa condizione rimanendo nel dubbio. Qualcuno direbbe che sono agnostico. Per semplicità, lo faccio anch'io.
Il non accettare l'esistenza di un dio è un serio problema per chi deve, necessariamente, trovare un metro di giudizio per stabilire cosa è bene e cosa è male. Pensandoci bene, i credenti non si pongono il problema, seguono fideisticamente ciò che la loro religione (e fede) gli impone. Per noialtri è diverso. Dobbiamo capirlo da noi.
La religione è dottrina: dio impone, i fedeli accettano supinamente. Chi è dall'altra parte della staccionata, invece, le regole se le sceglie da solo. C'è da dire che la questione, per essere precisi, dovrebbe essere affrontata da un altro punto di vista: non è il singolo che si fa le regole, quelle esistono diperse, la scelta sta in quali seguire. Ma è un'inezia formale: la sostanza è la stessa.
E allora diventano importanti i principi inculcati dai propri genitori. Tra questi vi può essere anche la religione, ma il resto è etica e e morale. L'importanza di questi principi non è assoluta, poichè ci sarà pur stato un assassino con genitori modello. Però, in una certa misura, contano.
Poi però si cresce e, a quel punto, tutti principi inculcati possono venire rinnegati, se non modificati o accantonati, almeno temporaneamente. Sono le esperienze di vita che formano le persone, le portano a cambiare, in un certo qual modo le "plasmano" sulla base di ciò che erano.
Ognuno ha il suo metro per decidere ciò che è bene o è male. Il valore morale di una persona dipende da quanto questo metro sia consono ai principi universalmente conosciuti. E' lapalissiano.
Tuttavia, esistono altri tipi di persone i quali metri di giudizio non corrispondono ai principi universalmente conosciuti, però riescono a rispettarli sempre, quindi, almeno per loro, fanno del bene. Il loro problema non è fare i conti con la proprio coscienza, ma con quella degli altri.
D'altro canto, c'è però chi ha un suo metro, non lo rispetta, però, agli occhi degli altri, sta nel giusto, poichè non rispettando i suoi principi, rispetta quelli universalmente riconosciuti. Non saprei, a quel punto, se è meglio doversi ritrovare a fare i conti con gli altri o con la propria coscienza. Di certo non si sta bene se la propria coscienza non è a posto.
Un'altra riflessione da farsi è sul perchè fare del bene. Qualcuno ha detto che fare del male significa ignoranza, perchè sapere cosa è giusto impedisce il fare del male. Non sono tanto d'accordo, perchè c'è chi accetta tacitamente di fare del male, in maniera del tutto cosciente, pur ricavandone beneficio. Si potrebbe obiettare sulle prospettive, sull'importanza relativa di costi e benefici (ubi maior...) ma lasciamo stare. Il punto è un altro: andando per analogie, i cristiano hanno un paradiso. Fare del bene li porta lì. E gli altri? Probabilmente la coscienza, di cui prima, è ciò che, più di ogni altra cosa, può far male a qualsiasi persona, in qualsiasi contesto. Stare a posto con la propria coscienza è il paradiso dei non credenti.
Infine, più che del bene e del male attivo, ossia procurato, c'è quello passivo, ossia ottenuto. Per essere chiari, quello che ci può capitare.
Le cose accadono, per qualcuno si tratta di finalismo, per altri di meccanicismo. Però le cose accadono. Ed anche per le cose che accadono si possono classificare con "bene" e "male".
Di tutte le cose difficili da accettare, quelle che non si capisce perchè siano avvenute sono le peggiori. Non potrei, se fossi cristiano, accettare il volere di Dio. Sarebbe troppo riduttivo per la mia personalità. Beh, a dire il vero, anche per questo non sono cristiano. Ma, anche questo, è un altro discorso...
Queste righe buttate qui nascono da qualcosa di pazzesco che mi è capitato ieri. Ero in auto, ho beccato qualcosa di simile ad una pietra. Svuoto la coppa dell'olio per terra, devo fermarmi. Riesco a tornare a casa e a farmi trainare. A quel punto, pur essendo trainato, riesco comunque a forare uno pneumatico.
Da cristiano avrei potuto interpretare il tutto come volere di Dio. Lo ammetto, non mi sarebbe bastato. Ed è qui il punto del discorso (per la verità partito molto da lontano, ma, perdonatemi, questo è quasi uno sfogo sconclusionato).
Immagino che molti di voi abbiano seguito la fantastica serie televisiva My name is Earl. Spettacolare.
L'idea di fondo era semplice. Il protagonista, bastardo incallito, viene a conoscenza del karmah, elemento della filosofia orientale per cui il bene e il male alla fine si compensano, nel senso che, in sostanza, più bene fai, più ne ricevi e viceversa. Allora, folgorato, lui cambia e capisce che, facendo del bene laddove prima aveva fatto del male le cose iniziano a girare per il verso giusto.
E adesso vorrei precisare: io non posso credere assolutamente ad una cazzata del genere. Non esiste. E' inconcepibile. Però ho una mia personalissima concezione del karmah: credo nell'equilibrio tra bene e male, ma nel senso che ognuno di noi ha a che fare con qualcosa di bello e qualcosa di brutto, ma in maniera omogenea.
A questo punto ci potrebbe essere l'obiezione del bambino nato senza braccia e senza mani, al quale è morto un genitore e la cui famiglia è finita nel lastrico. Ok, ci sto. Anche questa è una cazzata. Nemmeno vincere al superenalotto e scoparsi Belen Rodriguez potrebbe compensare tale catastrofe.
La conclusione è una: le cose accadono, a qualcuno peggio che ad altri. Le cose stanno così.
Alla fine, tutto sommato, ciò che conta è la coscienza. Si possono fare le cose peggiori, avere le migliori fortune o le peggiori sfortune. Ma, in fondo, poco prima di dormire, quando si è nel proprio letto, o, alla peggio, su una panchina in un parco o in una stazione, c'è poco da fare: quella dannata vocina interiore te la fa pagare. Ed è quella vocina la prima cosa in cui credo sul serio.
Il Pensiero Scomodo.
Qualcosa in cui credere. Si fa presto a pensare ad un dio, uno qualsiasi, tanto è uguale. Ma non è solo quello. E' qualcosa di ancor, se possibile, più profondo di quello.
Non vorrei scimmiottare il passaggio di Radiofreccia in cui il protagonista elenca le cose in cui crede. Anzi, in realtà probabilmente sarà così, ma è logico che lo sia. La sua concezione della vita l'ho fatta mia, l'unica variabile sono le cose in cui credo. Che vorrei buttare giù, qui, adesso.
E allora inizio col bene e col male. Si, credo che ci sia un bene e un male. E credo che tutti abbiano la più totale percezione del fatto che esista un bene ed un male. Ciò che cambia è il metro che viene utilizzato per stabilirlo. Un cristiano avrà i suoi dieci comandamenti, un satanista magari gli opposti. Un buddista non farà nulla, perchè questo è bene. C'è chi ha la morale dalla sua, chi l'etica, o l'estetica.
Io non credo in un dio. O meglio, non mi pongo il problema. Cioè, sostanzialmente, può darsi anche che ci sia, lassù, da qualche parte, ma non ho i mezzi per poterne essere sicuro. E allora accetto questa condizione rimanendo nel dubbio. Qualcuno direbbe che sono agnostico. Per semplicità, lo faccio anch'io.
Il non accettare l'esistenza di un dio è un serio problema per chi deve, necessariamente, trovare un metro di giudizio per stabilire cosa è bene e cosa è male. Pensandoci bene, i credenti non si pongono il problema, seguono fideisticamente ciò che la loro religione (e fede) gli impone. Per noialtri è diverso. Dobbiamo capirlo da noi.
La religione è dottrina: dio impone, i fedeli accettano supinamente. Chi è dall'altra parte della staccionata, invece, le regole se le sceglie da solo. C'è da dire che la questione, per essere precisi, dovrebbe essere affrontata da un altro punto di vista: non è il singolo che si fa le regole, quelle esistono diperse, la scelta sta in quali seguire. Ma è un'inezia formale: la sostanza è la stessa.
E allora diventano importanti i principi inculcati dai propri genitori. Tra questi vi può essere anche la religione, ma il resto è etica e e morale. L'importanza di questi principi non è assoluta, poichè ci sarà pur stato un assassino con genitori modello. Però, in una certa misura, contano.
Poi però si cresce e, a quel punto, tutti principi inculcati possono venire rinnegati, se non modificati o accantonati, almeno temporaneamente. Sono le esperienze di vita che formano le persone, le portano a cambiare, in un certo qual modo le "plasmano" sulla base di ciò che erano.
Ognuno ha il suo metro per decidere ciò che è bene o è male. Il valore morale di una persona dipende da quanto questo metro sia consono ai principi universalmente conosciuti. E' lapalissiano.
Tuttavia, esistono altri tipi di persone i quali metri di giudizio non corrispondono ai principi universalmente conosciuti, però riescono a rispettarli sempre, quindi, almeno per loro, fanno del bene. Il loro problema non è fare i conti con la proprio coscienza, ma con quella degli altri.
D'altro canto, c'è però chi ha un suo metro, non lo rispetta, però, agli occhi degli altri, sta nel giusto, poichè non rispettando i suoi principi, rispetta quelli universalmente riconosciuti. Non saprei, a quel punto, se è meglio doversi ritrovare a fare i conti con gli altri o con la propria coscienza. Di certo non si sta bene se la propria coscienza non è a posto.
Un'altra riflessione da farsi è sul perchè fare del bene. Qualcuno ha detto che fare del male significa ignoranza, perchè sapere cosa è giusto impedisce il fare del male. Non sono tanto d'accordo, perchè c'è chi accetta tacitamente di fare del male, in maniera del tutto cosciente, pur ricavandone beneficio. Si potrebbe obiettare sulle prospettive, sull'importanza relativa di costi e benefici (ubi maior...) ma lasciamo stare. Il punto è un altro: andando per analogie, i cristiano hanno un paradiso. Fare del bene li porta lì. E gli altri? Probabilmente la coscienza, di cui prima, è ciò che, più di ogni altra cosa, può far male a qualsiasi persona, in qualsiasi contesto. Stare a posto con la propria coscienza è il paradiso dei non credenti.
Infine, più che del bene e del male attivo, ossia procurato, c'è quello passivo, ossia ottenuto. Per essere chiari, quello che ci può capitare.
Le cose accadono, per qualcuno si tratta di finalismo, per altri di meccanicismo. Però le cose accadono. Ed anche per le cose che accadono si possono classificare con "bene" e "male".
Di tutte le cose difficili da accettare, quelle che non si capisce perchè siano avvenute sono le peggiori. Non potrei, se fossi cristiano, accettare il volere di Dio. Sarebbe troppo riduttivo per la mia personalità. Beh, a dire il vero, anche per questo non sono cristiano. Ma, anche questo, è un altro discorso...
Queste righe buttate qui nascono da qualcosa di pazzesco che mi è capitato ieri. Ero in auto, ho beccato qualcosa di simile ad una pietra. Svuoto la coppa dell'olio per terra, devo fermarmi. Riesco a tornare a casa e a farmi trainare. A quel punto, pur essendo trainato, riesco comunque a forare uno pneumatico.
Da cristiano avrei potuto interpretare il tutto come volere di Dio. Lo ammetto, non mi sarebbe bastato. Ed è qui il punto del discorso (per la verità partito molto da lontano, ma, perdonatemi, questo è quasi uno sfogo sconclusionato).
Immagino che molti di voi abbiano seguito la fantastica serie televisiva My name is Earl. Spettacolare.
L'idea di fondo era semplice. Il protagonista, bastardo incallito, viene a conoscenza del karmah, elemento della filosofia orientale per cui il bene e il male alla fine si compensano, nel senso che, in sostanza, più bene fai, più ne ricevi e viceversa. Allora, folgorato, lui cambia e capisce che, facendo del bene laddove prima aveva fatto del male le cose iniziano a girare per il verso giusto.
E adesso vorrei precisare: io non posso credere assolutamente ad una cazzata del genere. Non esiste. E' inconcepibile. Però ho una mia personalissima concezione del karmah: credo nell'equilibrio tra bene e male, ma nel senso che ognuno di noi ha a che fare con qualcosa di bello e qualcosa di brutto, ma in maniera omogenea.
A questo punto ci potrebbe essere l'obiezione del bambino nato senza braccia e senza mani, al quale è morto un genitore e la cui famiglia è finita nel lastrico. Ok, ci sto. Anche questa è una cazzata. Nemmeno vincere al superenalotto e scoparsi Belen Rodriguez potrebbe compensare tale catastrofe.
La conclusione è una: le cose accadono, a qualcuno peggio che ad altri. Le cose stanno così.
Alla fine, tutto sommato, ciò che conta è la coscienza. Si possono fare le cose peggiori, avere le migliori fortune o le peggiori sfortune. Ma, in fondo, poco prima di dormire, quando si è nel proprio letto, o, alla peggio, su una panchina in un parco o in una stazione, c'è poco da fare: quella dannata vocina interiore te la fa pagare. Ed è quella vocina la prima cosa in cui credo sul serio.
Il Pensiero Scomodo.
venerdì 25 febbraio 2011
Gheddafi il distrattore.
Nella settimana segnata dalla crisi libica, il governo non sfrutta la situazione.
Non si può che analizzare i fatti di questa settimana partendo da ciò che sta succendendo in Libia. Dopo Ben Alì e Mubarak, anche Gheddafi è sotto assedio: difficilmente riuscirà a resistere ancora a lungo. Certo, la ventata di proteste che soffia nei paesi affacciati nel Mediterraneo si è propagata in maniera rapida, ma in Libia sta accadendo qualcosa di diverso. Se Ben Alì e Mubarak, più o meno, si sono fatti da parte, Gheddafi non ne vuole sapere. E, a differenza dei primi due, è partito al contrattacco. Si dice che siano migliaia i morti ammazzati da membri dell'esercito (pochi) e mercenari provenienti dal cuore dell'Africa nera (molti di più). Un vero e proprio crimine contro l'umanità. Qualcosa di assurdo.
Televisioni e giornali non hanno fatto altro che sviscerare tutte le tematiche legate al dittatore. L'Italia, più di altri paesi, è legata a doppio filo con la Libia, sua ex colonia, sostanzialmente per due motivi: economico, a causa dell'approvvigionamento di gas e petrolio e sociale, a causa del problema immigrati.
E' inutile essere ipocriti: da sempre i nostri governi hanno tollerato questo tipo di regime per favorire i rapporti tra i due paesi. Si è detto di Enrico Mattei, lo hanno fatto i vari governi democristiani (qualcuno dei berluscones continua ad accusare il famigerato governo di centro-sinistra, riferendosi al calderone in cui democrazia cristiana e socialisti facevano parte del famoso pentapartito, con altri minori. In realtà quel pentapartito veniva chiamato così perchè vi faceva parte anche il partito socialista, non perchè fosse di sinistra. La sinistra, allora, era il partito comunista e non è mai stata al governo. Mai.), poi lo han fatto Prodi e D'Alema. Ed anche Berlusconi.
Nulla da eccepire, non si può entrare nel merito di decisioni prese a tutela della nostra economia. Ma, ovviamente, c'è modo e modo per mostrarsi solidali con un regime. E, come al solito, Berlusconi ha esagerato. Col baciamano, l'accoglienza eccezionale, con tanto di amazzoni e cavalli berberi in esibizione. E poi quel cosidetto "Trattato di amicizia" in cui Berlusconi ha elargito 5 miliardi di euro (soldi pubblici, non suoi) come risarcimento del periodo coloniale e in cambio dell'aiuto a frenare l'immigrazione clandestina.
Cioè, per inciso, anche gli americano hanno appoggiato un regime dittatoriale per un proprio tornaconto personale (Mubarak ad esempio), ma con un certo contegno. E poi, alla luce dei problemi sorti, nessuno s'è mai preoccupato di "non disturbare" il leader egiziano. Al contrario, gli è stato chiesto di farsi da parte. Ma, ormai è chiaro, non c'è limite alla vergogna che può generare una simile classe politica.
Si è scritto della distrazione. Beh, tutto questo ha, per qualche giorno, spostato l'attenzione da quello che è accaduto riguardo la politica interna. Questa settimana Napolitano ha esortato nuovamente il governo ha restare nei limiti della Costituzione, riguardo ai comportamenti istituzionali. Il Presidente della Repubblica s'è riferito essenzialmente all'approvazione del decreto milleproroghe, fatta senza interpellare il parlamento. L'ennesimo chiaro esempio di utilizzo sul filo del rasoio degli strumenti istituzionali a disposizione per governare. Un insulto alla Costituzione stessa, proprio in una situazione di profonda confusione parlamentare. Poi il decreto è stato approvato alla camera, probabilmente domani anche al senato, ma il tentativo di mostrare i muscoli del governo resta. Con l'ennesima figuraccia istituzionale.
Intanto Fli, continua a perdere pezzi. La diaspora non è finita, molti parlamentari si stanno spostando al gruppo misto. Ormai tutti pensano solo a non far finire questa legislatura. A tutti i costi.
Non ci sono parole per descrivere la situazione senza apparire faziosi. Però le cose stanno in questo modo, c'è poco da fare.
Di seguito riporto, in soldoni, cosa cambia con l'approvazione del decreto milleproroghe, cui manca solo l'approvazione del senato:
Salta Consob, Campidoglio, cambia incroci stampa-tv. Tagliola alla Camera. L'ultima modifica arrivata riguarda il divieto di incrocio stampa-tv: nella prima versione slittava al 31 dicembre 2012, ma il termine è stato riportato al 31 marzo prossimo. Salta anche la possibilità del Campidoglio di aumentare il numero di assessori. Stop all'assunzione per Provincia e la normativa per la riorganizzazione della Consob; via il 'salvamento' acquatico e la norma sugli immobili acquisti a seguito di esproprio per Roma. Salta la proroga della Presidenza dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e la proroga delle concessioni dei contratti nella zona dell' Etna. Sull'anatocismo: si faranno salve le somme già versate.
Terremoto Abruzzo-Veneto. Si prevede la proroga della riscossione dei tributi al 31 dicembre 2011. Me è previsto anche lo slittamento della riscossione delle rate dei premi assicurativi al 31 ottobre 2011. La giornata della memoria per le vittime del sisma sarà il 6 aprile. Per il Veneto viene prorogata al 30 giugno la sospensione dei tributi. Inoltre le regioni colpite da calamità naturali potranno aumentare tributi e accise sui carburanti.
Fondi per alluvioni. Sono previsti finanziamenti per Liguria (45 milioni), Veneto (30 milioni), Campania (20 milioni) e ai comuni della provincia di Messina (5 milioni).
Stop tagliola precari. Non si applica fino a fine 2011 la 'tagliola' per impugnare i licenziamenti dei contratti a termine.
5 per 1000. In tutto 400 milioni che comprendono anche gli interventi (fino a 100 milioni) per i malati di Sla.
Cinema più caro. Dal primo luglio il biglietto costerà un euro in più. Escluse le sale parrocchiali.
Tre milioni a Scala e Arena Verona. Arrivano 3 milioni per la Scala e l'Arena di Verona.
Fondi editoria. Ripristinato in parte il taglio: 30 milioni per l'editoria e 15 milioni per radio e Tv locali.
Stop a sfratti fino a dicembre. Riguarda le categorie disagiate. Stop fino al 31 dicembre 2011.
Carta d'identità con l'impronta. L'impronta digitale dovrà essere inserita dal 31 marzo 2011.
Torna la social card. Ci sarà una fase sperimentale affidata agli enti caritativi. Fondo da 50 milioni.
Foglio rosa per moto e minicar. Arriverà dal 31 marzo 2011, ma la norma potrà essere rinviata a fine anno.
Fondo unico Università. Arrivano le risorse per il Fondo unico.
Sanatoria manifesto 'selvaggio': Riguarda le violazioni compiute dai partiti con manifesti politici. Basterà versare 1000 euro entro il 31 maggio di quest'anno.
Multe quote latte: Slitta di sei mesi il pagamento.
Ecobonus autotrasporto: Viene prorogato (30 milioni).
Più tempo per i proprietari delle case fantasma : C'è tempo fino al 30 aprile per sanare la situazione.
Banche e fondazioni. Si prevede la proroga (2014) del termine entro il quale le fondazioni bancarie dovranno scendere sotto il tetto dello 0,5% nelle popolari. Inoltre Per rispondere meglio ai nuovi parametri di Basilea 3 le banche potranno usare in compensazione il credito d'imposta insieme alle attività immateriali e valori d'avviamento.
Fondi d'investimento. Si passa alla tassazione del maturato in capo ai sottoscritti delle quote.
Azionisti Parmalat. Agli azionisti non potrà andare più del 50% degli utili.
Poste in Banca Mezzogiorno. Poste potrà acquistare partecipazioni nella Banca per il Mezzogiorno. Si scorpora l'attività di bancoposta.
Non la commento nemmeno, ognuno faccia le sue considerazioni sul governo del "fare" e del "meno tasse per tutti".
Gustavo Marigliano
Non si può che analizzare i fatti di questa settimana partendo da ciò che sta succendendo in Libia. Dopo Ben Alì e Mubarak, anche Gheddafi è sotto assedio: difficilmente riuscirà a resistere ancora a lungo. Certo, la ventata di proteste che soffia nei paesi affacciati nel Mediterraneo si è propagata in maniera rapida, ma in Libia sta accadendo qualcosa di diverso. Se Ben Alì e Mubarak, più o meno, si sono fatti da parte, Gheddafi non ne vuole sapere. E, a differenza dei primi due, è partito al contrattacco. Si dice che siano migliaia i morti ammazzati da membri dell'esercito (pochi) e mercenari provenienti dal cuore dell'Africa nera (molti di più). Un vero e proprio crimine contro l'umanità. Qualcosa di assurdo.
Televisioni e giornali non hanno fatto altro che sviscerare tutte le tematiche legate al dittatore. L'Italia, più di altri paesi, è legata a doppio filo con la Libia, sua ex colonia, sostanzialmente per due motivi: economico, a causa dell'approvvigionamento di gas e petrolio e sociale, a causa del problema immigrati.
E' inutile essere ipocriti: da sempre i nostri governi hanno tollerato questo tipo di regime per favorire i rapporti tra i due paesi. Si è detto di Enrico Mattei, lo hanno fatto i vari governi democristiani (qualcuno dei berluscones continua ad accusare il famigerato governo di centro-sinistra, riferendosi al calderone in cui democrazia cristiana e socialisti facevano parte del famoso pentapartito, con altri minori. In realtà quel pentapartito veniva chiamato così perchè vi faceva parte anche il partito socialista, non perchè fosse di sinistra. La sinistra, allora, era il partito comunista e non è mai stata al governo. Mai.), poi lo han fatto Prodi e D'Alema. Ed anche Berlusconi.
Nulla da eccepire, non si può entrare nel merito di decisioni prese a tutela della nostra economia. Ma, ovviamente, c'è modo e modo per mostrarsi solidali con un regime. E, come al solito, Berlusconi ha esagerato. Col baciamano, l'accoglienza eccezionale, con tanto di amazzoni e cavalli berberi in esibizione. E poi quel cosidetto "Trattato di amicizia" in cui Berlusconi ha elargito 5 miliardi di euro (soldi pubblici, non suoi) come risarcimento del periodo coloniale e in cambio dell'aiuto a frenare l'immigrazione clandestina.
Cioè, per inciso, anche gli americano hanno appoggiato un regime dittatoriale per un proprio tornaconto personale (Mubarak ad esempio), ma con un certo contegno. E poi, alla luce dei problemi sorti, nessuno s'è mai preoccupato di "non disturbare" il leader egiziano. Al contrario, gli è stato chiesto di farsi da parte. Ma, ormai è chiaro, non c'è limite alla vergogna che può generare una simile classe politica.
Si è scritto della distrazione. Beh, tutto questo ha, per qualche giorno, spostato l'attenzione da quello che è accaduto riguardo la politica interna. Questa settimana Napolitano ha esortato nuovamente il governo ha restare nei limiti della Costituzione, riguardo ai comportamenti istituzionali. Il Presidente della Repubblica s'è riferito essenzialmente all'approvazione del decreto milleproroghe, fatta senza interpellare il parlamento. L'ennesimo chiaro esempio di utilizzo sul filo del rasoio degli strumenti istituzionali a disposizione per governare. Un insulto alla Costituzione stessa, proprio in una situazione di profonda confusione parlamentare. Poi il decreto è stato approvato alla camera, probabilmente domani anche al senato, ma il tentativo di mostrare i muscoli del governo resta. Con l'ennesima figuraccia istituzionale.
Intanto Fli, continua a perdere pezzi. La diaspora non è finita, molti parlamentari si stanno spostando al gruppo misto. Ormai tutti pensano solo a non far finire questa legislatura. A tutti i costi.
Non ci sono parole per descrivere la situazione senza apparire faziosi. Però le cose stanno in questo modo, c'è poco da fare.
Di seguito riporto, in soldoni, cosa cambia con l'approvazione del decreto milleproroghe, cui manca solo l'approvazione del senato:
Salta Consob, Campidoglio, cambia incroci stampa-tv. Tagliola alla Camera. L'ultima modifica arrivata riguarda il divieto di incrocio stampa-tv: nella prima versione slittava al 31 dicembre 2012, ma il termine è stato riportato al 31 marzo prossimo. Salta anche la possibilità del Campidoglio di aumentare il numero di assessori. Stop all'assunzione per Provincia e la normativa per la riorganizzazione della Consob; via il 'salvamento' acquatico e la norma sugli immobili acquisti a seguito di esproprio per Roma. Salta la proroga della Presidenza dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e la proroga delle concessioni dei contratti nella zona dell' Etna. Sull'anatocismo: si faranno salve le somme già versate.
Terremoto Abruzzo-Veneto. Si prevede la proroga della riscossione dei tributi al 31 dicembre 2011. Me è previsto anche lo slittamento della riscossione delle rate dei premi assicurativi al 31 ottobre 2011. La giornata della memoria per le vittime del sisma sarà il 6 aprile. Per il Veneto viene prorogata al 30 giugno la sospensione dei tributi. Inoltre le regioni colpite da calamità naturali potranno aumentare tributi e accise sui carburanti.
Fondi per alluvioni. Sono previsti finanziamenti per Liguria (45 milioni), Veneto (30 milioni), Campania (20 milioni) e ai comuni della provincia di Messina (5 milioni).
Stop tagliola precari. Non si applica fino a fine 2011 la 'tagliola' per impugnare i licenziamenti dei contratti a termine.
5 per 1000. In tutto 400 milioni che comprendono anche gli interventi (fino a 100 milioni) per i malati di Sla.
Cinema più caro. Dal primo luglio il biglietto costerà un euro in più. Escluse le sale parrocchiali.
Tre milioni a Scala e Arena Verona. Arrivano 3 milioni per la Scala e l'Arena di Verona.
Fondi editoria. Ripristinato in parte il taglio: 30 milioni per l'editoria e 15 milioni per radio e Tv locali.
Stop a sfratti fino a dicembre. Riguarda le categorie disagiate. Stop fino al 31 dicembre 2011.
Carta d'identità con l'impronta. L'impronta digitale dovrà essere inserita dal 31 marzo 2011.
Torna la social card. Ci sarà una fase sperimentale affidata agli enti caritativi. Fondo da 50 milioni.
Foglio rosa per moto e minicar. Arriverà dal 31 marzo 2011, ma la norma potrà essere rinviata a fine anno.
Fondo unico Università. Arrivano le risorse per il Fondo unico.
Sanatoria manifesto 'selvaggio': Riguarda le violazioni compiute dai partiti con manifesti politici. Basterà versare 1000 euro entro il 31 maggio di quest'anno.
Multe quote latte: Slitta di sei mesi il pagamento.
Ecobonus autotrasporto: Viene prorogato (30 milioni).
Più tempo per i proprietari delle case fantasma : C'è tempo fino al 30 aprile per sanare la situazione.
Banche e fondazioni. Si prevede la proroga (2014) del termine entro il quale le fondazioni bancarie dovranno scendere sotto il tetto dello 0,5% nelle popolari. Inoltre Per rispondere meglio ai nuovi parametri di Basilea 3 le banche potranno usare in compensazione il credito d'imposta insieme alle attività immateriali e valori d'avviamento.
Fondi d'investimento. Si passa alla tassazione del maturato in capo ai sottoscritti delle quote.
Azionisti Parmalat. Agli azionisti non potrà andare più del 50% degli utili.
Poste in Banca Mezzogiorno. Poste potrà acquistare partecipazioni nella Banca per il Mezzogiorno. Si scorpora l'attività di bancoposta.
Non la commento nemmeno, ognuno faccia le sue considerazioni sul governo del "fare" e del "meno tasse per tutti".
Gustavo Marigliano
mercoledì 23 febbraio 2011
Italia: l'origine dell'anomalia. (parte II)
La loggia P2: primo scossone alla Repubblica italiana.
La scoperta della lista con i membri della loggia massonica P2, scatenò una bufera che solamente Tangentopoli, qualche anno dopo, riuscì ad eguagliare. Un evento della portata del genere riuscì a destare sgomento addirittura in un popolo, quello italiano, storicamente poco avvezzo ai problemi politici. A giusta ragione.
La commissione Anselmi svelò alcune clamorose notizie riguardo alla loggia P2.
Secondo la commissione d'inchiesta, la Loggia P2 e Gelli stesso, goderono di “una sorta di cordone sanitario informativo posto dai Servizi a tutela ed a salvaguardia del Gelli e di quanto lo riguarda” a partire dal 1950, che permise al gruppo di agire indisturbato, arrivando alla conclusione che Gelli stesso facesse parte dei servizi segreti.
Licio Gelli riuscì, da abile stratega, a mantenere rapporti con qualunque forza politica avrebbe poi preso potere in Italia nel dopoguerra (dai nazifascisti a comunisti).
Il motivo dell’adesione alla loggia P2 da parte di alcuni esponenti di spicco della politica, della cultura e dell’imprenditoria italiana, fu da ricercare nei propositi di accrescimenti del proprio potere in seguito all’iscrizione alla loggia e nei possibili benefici derivanti da amicizie di quel calibro.
La P2 era strutturata come due piramidi sovrapposte: quella superiore, composta da gente che impartiva gli ordini da eseguire e quella inferiore, che eseguiva, con Gelli che si poneva esattamente tra le due piramidi.
Gli iscritti alle due liste di adepti sarebbero stati circa 2000, anche se l’unica lista rinvenuta ne conta meno di 1000. Molti personaggi si affrettarono a negare la propria appartenenza alla loggia P2. Tra questi, Silvio Berlusconi, che dirà successivamente: “Io non ho mai fatto parte della P2. E comunque, stando alle sentenze dei tribunali della Repubblica, essere piduista non è un titolo di demerito. (...) Ho letto dopo, di questi progetti. Una montatura: la P2 è stata uno scoop che ha fatto la fortuna di Repubblica e dell' Espresso, è stata una strumentalizzazione che purtroppo ha distrutto molti protagonisti della vita politica, culturale e giornalistica del nostro Paese.”
Ad ogni modo, la scoperta della loggia P2 scosse il mondo politico italiano. Il Presidente del Consiglio in carica, Arnaldo Forlani, dovette dimettersi, poiché aveva causato il ritardo del rinvenimento delle liste, probabilmente volontariamente. Lo successe Giovanni Spadolini, primo Presidente del Consiglio non Democristiano. Insorsero le sinistre, nella persona di Enrico Berlinguer e di Craxi (nome da segnare…), che accusarono la loggia di stare architettando un colpo di stato, che prevedeva la cacciata del comunismo e del socialismo dalla vita politica italiana. Tutti i membri noti della P2 dovettero lasciare i propri incarichi istituzionali e ciò contribuì a far passare lo scandalo in maniera meno travagliata. Per poi ritornare al proprio posto, ma questa è un’altra storia.
Il piano eversivo che aveva in mente di organizzare la P2, a differenza degli altri storici golpe architettati nel corso della storia, era più infido e di difficile percezione. Il rinvenimento del Piano di Rinascita democratica, portò alla luce i veri propositi della loggia P2, sancendone la pericolosità criminale.
Il Piano di Rinascita Democratica.
Il Piano di Rinascita Democratica costituiva il fine ultimo della P2. Basandosi sul controllo totale dei mass media, si prefiggeva lo scopo di accentrare il potere nelle mani di pochissime persone, ristabilendo le gerarchie tra le cariche dello stato. Il piano è stato ritrovato e sequestrato nel 1982 in un doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio Gelli, assieme al memorandum sulla situazione politica in Italia. È stato pubblicato negli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 Ecco la suddivisione in punti programmatici, riassunti di seguito:
La nascita di due unici partiti: si proponeva di unificare la miriadi di raggruppamenti politici in due grosse aree, orientativamente la destra e la sinistra.
Il controllo dei media: Gelli aveva intuito il potere dei media, riguardo il controllo dell’opinione pubblica. Aveva in mente di controllare Tv (prima della scoperta della loggia la Rai deteneva il monopolio, poi si spiegherà come lo ha perso…) e giornali, influenzando il modo di pensare delle persone.
Progetto Bicamerale: Ripartizione delle funzioni tra la camera dei Deputati e il Senato.
Riforma della magistratura: Divisione tra ruolo del P.M. e del magistrato, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento. Come già scritto nei giorni scorsi, a proposito della proposta di riforma della giustizia da parte del governo Berlusconi, ciò causerebbe la subordinazione della magistratura al Governo, generando uno squilibrio tra i poteri.
Inoltre: Riduzione del numero dei parlamentari, abolizioni delle province, abolizione, della validità legale del titolo di studio, ridimensionamento dei sindacati, riordino delle festività, ridimensionamento del ruolo del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale.
Già. Si trattava pressappoco di questo. Ora, alzi la mano chi non ha già sentito parlare almeno di uno dei propositi succitati. Rimando l’analisi di questi fatti storici, tratti da fonti certe, nel capitolo conclusivo di questa rubrica. E, nel prossimo numero, si parlerà di Tangentopoli.
Gustavo Marigliano.
La scoperta della lista con i membri della loggia massonica P2, scatenò una bufera che solamente Tangentopoli, qualche anno dopo, riuscì ad eguagliare. Un evento della portata del genere riuscì a destare sgomento addirittura in un popolo, quello italiano, storicamente poco avvezzo ai problemi politici. A giusta ragione.
La commissione Anselmi svelò alcune clamorose notizie riguardo alla loggia P2.
Secondo la commissione d'inchiesta, la Loggia P2 e Gelli stesso, goderono di “una sorta di cordone sanitario informativo posto dai Servizi a tutela ed a salvaguardia del Gelli e di quanto lo riguarda” a partire dal 1950, che permise al gruppo di agire indisturbato, arrivando alla conclusione che Gelli stesso facesse parte dei servizi segreti.
Licio Gelli riuscì, da abile stratega, a mantenere rapporti con qualunque forza politica avrebbe poi preso potere in Italia nel dopoguerra (dai nazifascisti a comunisti).
Il motivo dell’adesione alla loggia P2 da parte di alcuni esponenti di spicco della politica, della cultura e dell’imprenditoria italiana, fu da ricercare nei propositi di accrescimenti del proprio potere in seguito all’iscrizione alla loggia e nei possibili benefici derivanti da amicizie di quel calibro.
La P2 era strutturata come due piramidi sovrapposte: quella superiore, composta da gente che impartiva gli ordini da eseguire e quella inferiore, che eseguiva, con Gelli che si poneva esattamente tra le due piramidi.
Gli iscritti alle due liste di adepti sarebbero stati circa 2000, anche se l’unica lista rinvenuta ne conta meno di 1000. Molti personaggi si affrettarono a negare la propria appartenenza alla loggia P2. Tra questi, Silvio Berlusconi, che dirà successivamente: “Io non ho mai fatto parte della P2. E comunque, stando alle sentenze dei tribunali della Repubblica, essere piduista non è un titolo di demerito. (...) Ho letto dopo, di questi progetti. Una montatura: la P2 è stata uno scoop che ha fatto la fortuna di Repubblica e dell' Espresso, è stata una strumentalizzazione che purtroppo ha distrutto molti protagonisti della vita politica, culturale e giornalistica del nostro Paese.”
Ad ogni modo, la scoperta della loggia P2 scosse il mondo politico italiano. Il Presidente del Consiglio in carica, Arnaldo Forlani, dovette dimettersi, poiché aveva causato il ritardo del rinvenimento delle liste, probabilmente volontariamente. Lo successe Giovanni Spadolini, primo Presidente del Consiglio non Democristiano. Insorsero le sinistre, nella persona di Enrico Berlinguer e di Craxi (nome da segnare…), che accusarono la loggia di stare architettando un colpo di stato, che prevedeva la cacciata del comunismo e del socialismo dalla vita politica italiana. Tutti i membri noti della P2 dovettero lasciare i propri incarichi istituzionali e ciò contribuì a far passare lo scandalo in maniera meno travagliata. Per poi ritornare al proprio posto, ma questa è un’altra storia.
Il piano eversivo che aveva in mente di organizzare la P2, a differenza degli altri storici golpe architettati nel corso della storia, era più infido e di difficile percezione. Il rinvenimento del Piano di Rinascita democratica, portò alla luce i veri propositi della loggia P2, sancendone la pericolosità criminale.
Il Piano di Rinascita Democratica.
Il Piano di Rinascita Democratica costituiva il fine ultimo della P2. Basandosi sul controllo totale dei mass media, si prefiggeva lo scopo di accentrare il potere nelle mani di pochissime persone, ristabilendo le gerarchie tra le cariche dello stato. Il piano è stato ritrovato e sequestrato nel 1982 in un doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio Gelli, assieme al memorandum sulla situazione politica in Italia. È stato pubblicato negli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 Ecco la suddivisione in punti programmatici, riassunti di seguito:
La nascita di due unici partiti: si proponeva di unificare la miriadi di raggruppamenti politici in due grosse aree, orientativamente la destra e la sinistra.
Il controllo dei media: Gelli aveva intuito il potere dei media, riguardo il controllo dell’opinione pubblica. Aveva in mente di controllare Tv (prima della scoperta della loggia la Rai deteneva il monopolio, poi si spiegherà come lo ha perso…) e giornali, influenzando il modo di pensare delle persone.
Progetto Bicamerale: Ripartizione delle funzioni tra la camera dei Deputati e il Senato.
Riforma della magistratura: Divisione tra ruolo del P.M. e del magistrato, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento. Come già scritto nei giorni scorsi, a proposito della proposta di riforma della giustizia da parte del governo Berlusconi, ciò causerebbe la subordinazione della magistratura al Governo, generando uno squilibrio tra i poteri.
Inoltre: Riduzione del numero dei parlamentari, abolizioni delle province, abolizione, della validità legale del titolo di studio, ridimensionamento dei sindacati, riordino delle festività, ridimensionamento del ruolo del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale.
Già. Si trattava pressappoco di questo. Ora, alzi la mano chi non ha già sentito parlare almeno di uno dei propositi succitati. Rimando l’analisi di questi fatti storici, tratti da fonti certe, nel capitolo conclusivo di questa rubrica. E, nel prossimo numero, si parlerà di Tangentopoli.
Gustavo Marigliano.
lunedì 21 febbraio 2011
Immigrati tornasole
Questione immigrati o grana interna Pdl-Lega?
Oggi l’Italia risulta essere uno dei paesi Europei maggiormente interessato al fenomeno dell’immigrazione. Essendo la prima volta che il nostro paese si trova interessato da un così alto flusso migratorio non è stata ancora definita una propria linea di comportamento.
Il governo ha approvato leggi e cerca di varare norme per semplificare l’adattamento, e la vita, di queste persone ma si trova ad affrontare molti problemi, quale quello di effettuare una stima precisa del numero degli immigrati. Tutto ciò poiché si è sviluppato anche il fenomeno dell’immigrazione clandestina, dovuto al differente grado di benessere tra stati in via di sviluppo e stati sviluppati, e che non può ovviamente essere affrontato con un salomonico “tutti dentro”.
La popolazione italiana si spacca in due circa questo problema: chi vorrebbe rimandare gli extracomunitari nei loro paesi d’origine (tipo i leghisti),chi li vorrebbe trattenere in centri di assistenza affinché essi, una volta rimandati indietro, non riprovino in condizioni più pericolose il loro “viaggio della speranza”.
Una cosa è certa: si tende sempre di più ad identificare il clandestino con il “delinquente” mentre è sbagliato vedere negli extracomunitari facili “capri espiatori”. L’immigrazione è un fenomeno sempre esistito che porta ad una interazione tra due popolazioni diverse (melting pot) ma è difficile guardare agli aspetti positivi e si tende a fare una sociologia di comodo e affermare che tutti i Romeni rapinano… la vera ingiustizia sta nel dimenticare che non esiste preferenza per chi agisce senza conoscere un vago senso di compassione, italiano o immigrato che sia.
Così nell’indifferenza più totale sono morti nel campo clandestino rom lungo l’Appia Nuova 4 bambini. Erano stati lasciati soli dai genitori e l’incendio è divampato da un tizzone di legno usato per riscaldare la baracca. All’arrivo degli inquirenti la situazione era di tale panico che si è dovuto iniziare una macabra ricerca tra le fiamme per capire con certezza quanti fossero i corpicini dei bambini: una tragedia come questa rientra ormai in un’allucinante normalità dove queste persone vengono considerate tali solo con la morte. Ma questo è successo la settimana scorsa.
In qualche modo, probabilmente per uno strano scherzo del destino, il problema immigrati s'è rivelato da un'altra prospettiva: quella delle orde di disperati che provengono dal nord Africa, che diventano vittime della “Bossi-Fini”.
Maroni e Berlusconi si sono precipitati a Lampedusa. Lampedusa dista dalla Tunisia solo 70 chilometri. Meno della distanza tra Napoli e Roma. E' li che attraccano i barconi di disperati. In questi giorni il numero di immigrati è diventato insostenibile, tanto che il sindaco di Lampedusa s'è trovato costretto ad elemosinare poteri speciali.
La crisi economica ha destabilizzato ancora di più il fragile equilibrio tra autoctoni e stranieri. Le istituzioni, quelle rappresentate da uomini come Alemanno e Maroni, latitano. Si fa a gara per scaricare il barile. Tanto che il Ministro degli Interni non fa altro che chiedere aiuto all'Unione Europea.
Non si vuole entrare nel merito della questione. E' chiaro, il problema dell'immigrazione clandestina non può essere risolto in due righe. Ciò che resta è l'impotenza delle persone responsabili di tutto questo o, almeno, responsabili del fatto di non fare niente per cambiare.
Diciamoci la verità. Con un governo composto anche da leghisti ed ex-fascisti (e non solo) è difficile aspettarsi qualcosa di meglio di qualche calcio nel culo. Un governo che, tra l'altro, continua a ballare sui numeri.
Chiudiamo con alcune domande. Accusare Alemanno di essere diretto responsabile della morte dei quattro bambini è francamente eccessivo. Ma può un sindaco rimanere dov'è dopo lo scandalo Atac e la figura pietosa fatta col ministro Maroni (il quale, per intenderci, ha sputtanato praticamente in diretta il sindaco, il quale chiedeva altre risorse, circa 30 milioni di euro. Che, secondo Maroni, aveva già avuto.)? Possono due rappresentanti delle istituzioni, quali Maroni e Alemanno, avere una querelle a mezzo stampa senza poi ottenere un confronto diretto? Nonostante facciano parte della stessa maggioranza!
Il problema è questo: la Lega è un partito dichiaratamente razzista, chi lo vota lo sa. Alemanno è chiaramente un ex fascista, nonché membro del Pdl, chi lo vota (più o meno) lo sa. Quattro bambini rom muoiono, per un giorno i Tg ne parlano, poi il vuoto e tutto torna come prima. Oltre alla tragedia, che sarebbe stata tale a prescindere dell'etnia dei bambini, ciò che risalta agli occhi è la pochezza delle persone che ci rappresentano. Ma, d'altronde, con un premier puttaniere...
Serena Maratea
Gustavo Marigliano
Oggi l’Italia risulta essere uno dei paesi Europei maggiormente interessato al fenomeno dell’immigrazione. Essendo la prima volta che il nostro paese si trova interessato da un così alto flusso migratorio non è stata ancora definita una propria linea di comportamento.
Il governo ha approvato leggi e cerca di varare norme per semplificare l’adattamento, e la vita, di queste persone ma si trova ad affrontare molti problemi, quale quello di effettuare una stima precisa del numero degli immigrati. Tutto ciò poiché si è sviluppato anche il fenomeno dell’immigrazione clandestina, dovuto al differente grado di benessere tra stati in via di sviluppo e stati sviluppati, e che non può ovviamente essere affrontato con un salomonico “tutti dentro”.
La popolazione italiana si spacca in due circa questo problema: chi vorrebbe rimandare gli extracomunitari nei loro paesi d’origine (tipo i leghisti),chi li vorrebbe trattenere in centri di assistenza affinché essi, una volta rimandati indietro, non riprovino in condizioni più pericolose il loro “viaggio della speranza”.
Una cosa è certa: si tende sempre di più ad identificare il clandestino con il “delinquente” mentre è sbagliato vedere negli extracomunitari facili “capri espiatori”. L’immigrazione è un fenomeno sempre esistito che porta ad una interazione tra due popolazioni diverse (melting pot) ma è difficile guardare agli aspetti positivi e si tende a fare una sociologia di comodo e affermare che tutti i Romeni rapinano… la vera ingiustizia sta nel dimenticare che non esiste preferenza per chi agisce senza conoscere un vago senso di compassione, italiano o immigrato che sia.
Così nell’indifferenza più totale sono morti nel campo clandestino rom lungo l’Appia Nuova 4 bambini. Erano stati lasciati soli dai genitori e l’incendio è divampato da un tizzone di legno usato per riscaldare la baracca. All’arrivo degli inquirenti la situazione era di tale panico che si è dovuto iniziare una macabra ricerca tra le fiamme per capire con certezza quanti fossero i corpicini dei bambini: una tragedia come questa rientra ormai in un’allucinante normalità dove queste persone vengono considerate tali solo con la morte. Ma questo è successo la settimana scorsa.
In qualche modo, probabilmente per uno strano scherzo del destino, il problema immigrati s'è rivelato da un'altra prospettiva: quella delle orde di disperati che provengono dal nord Africa, che diventano vittime della “Bossi-Fini”.
Maroni e Berlusconi si sono precipitati a Lampedusa. Lampedusa dista dalla Tunisia solo 70 chilometri. Meno della distanza tra Napoli e Roma. E' li che attraccano i barconi di disperati. In questi giorni il numero di immigrati è diventato insostenibile, tanto che il sindaco di Lampedusa s'è trovato costretto ad elemosinare poteri speciali.
La crisi economica ha destabilizzato ancora di più il fragile equilibrio tra autoctoni e stranieri. Le istituzioni, quelle rappresentate da uomini come Alemanno e Maroni, latitano. Si fa a gara per scaricare il barile. Tanto che il Ministro degli Interni non fa altro che chiedere aiuto all'Unione Europea.
Non si vuole entrare nel merito della questione. E' chiaro, il problema dell'immigrazione clandestina non può essere risolto in due righe. Ciò che resta è l'impotenza delle persone responsabili di tutto questo o, almeno, responsabili del fatto di non fare niente per cambiare.
Diciamoci la verità. Con un governo composto anche da leghisti ed ex-fascisti (e non solo) è difficile aspettarsi qualcosa di meglio di qualche calcio nel culo. Un governo che, tra l'altro, continua a ballare sui numeri.
Chiudiamo con alcune domande. Accusare Alemanno di essere diretto responsabile della morte dei quattro bambini è francamente eccessivo. Ma può un sindaco rimanere dov'è dopo lo scandalo Atac e la figura pietosa fatta col ministro Maroni (il quale, per intenderci, ha sputtanato praticamente in diretta il sindaco, il quale chiedeva altre risorse, circa 30 milioni di euro. Che, secondo Maroni, aveva già avuto.)? Possono due rappresentanti delle istituzioni, quali Maroni e Alemanno, avere una querelle a mezzo stampa senza poi ottenere un confronto diretto? Nonostante facciano parte della stessa maggioranza!
Il problema è questo: la Lega è un partito dichiaratamente razzista, chi lo vota lo sa. Alemanno è chiaramente un ex fascista, nonché membro del Pdl, chi lo vota (più o meno) lo sa. Quattro bambini rom muoiono, per un giorno i Tg ne parlano, poi il vuoto e tutto torna come prima. Oltre alla tragedia, che sarebbe stata tale a prescindere dell'etnia dei bambini, ciò che risalta agli occhi è la pochezza delle persone che ci rappresentano. Ma, d'altronde, con un premier puttaniere...
Serena Maratea
Gustavo Marigliano
venerdì 18 febbraio 2011
Che muoia Sansone con tutti i Filistei.
Proprio nella settimana in cui diviene ufficialmente imputato, Berlusconi preparara l'arma finale.
Ci eravamo lasciati la settimana scorsa con la previsione/auspicio che il gip Cristina Di Censo avrebbe accettato la proposta di processo immediato avanzata dai Pm. Fortunatamente, nonostante le pressioni, è andata proprio così. Quindi Silvio Berlusconi diviene ufficialmente "imputato" per prostituzione minorile e concussione.
C'è da precisare, tuttavia, che il gip non ha espresso un parere sull'eventuale reato. La Di Censo s'è limitata a constatare che i fatti riportati dai Pm sono realmente avvenuti, che le prove a carico sono cospicue e tali da giustificare un processo con rito immediato. Inoltre, con assoluta serenità, ha chiaramente spiegato che Berlusconi avrebbe agito in qualità di Presidente del Consiglio e non esercitando una sua funzione, quindi la competenza è di un tribunale ordinario, non di quello dei ministri. Si badi bene, non s'è affermato che Berlusconi è colpevole, ma solo che i fatti sono realmente accaduti e che la competenza del caso è del tribunale ordinario. Saranno i giudici a decidere se i fatti riscontrati costituiscono reato. A partire dal 6 aprile.
Prima di analizzare la situazione prettamente politica, un'ultima precisazione. Tutti gli esponenti del Pdl si sono lanciati in una difesa a spada tratta del premier, dicendo tutto e il contrario di tutto. Dopo aver vergognosamente affermato in un atto pubblico che il premier davvero era convinto del fatto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, sono arrivati a sostenere che i fatti non sono ancora dimostrati, che le intercettazioni potrebbero essere state travisate, che non è giusto definire le "amichette" del premier puttane, che ognuno a casa propria fa quello che vuole. Ma, la cosa più odiosa di tutte, a mio avviso, è il modo in cui vogliono prendere per il culo le persone, per così dire, "disinformate": sono giorni che sentiamo gli squallidi servi di Berlusconi (tipo il mulo La Russa o il gommone Santanchè) che affermano che la competenza dovrebbe essere del Tribunale dei Ministri, ma non di quello di Milano. Prima di spiegare perchè questa è una vaccata, preciso alcune cose: in primo luogo, il Tribunale dei Ministri è formato anch'esso da normali giudici estratti a sorte; inoltre, i Pm che hanno fatto le indagini resterebbero gli stessi, con la Boccassini sempre in prima linea. Per Berlusconi, ad occhio e croce, non dovrebbe cambiare nulla per quanto riguarda la sua storia processuale, a prescindere dai giudici. L'unica, piccola, fondamentale, differenza è, pero, che, semmai davvero si stabilisse che il Tribunale dei Ministri sia il legittimo giudice di quel processo, a quel punto, il parlamento dovrebbe autorizzare il Tribunale a processare Berlusconi. E questo, cari amici, non è mai avvenuto nella storia del nostro paese. Quindi, affermare che la competenza è del Tribunale dei Ministri vuol dire voler evitare il processo, con una semplice votazione parlamentare. Cosa che non dovrebbe accadere per nessun motivo poichè, come ha detto la Di Censo, il premier ha agito in qualità di Primo ministro ma non in funzione di Primo ministro. Piccola, ma sostanziale, differenza.
Mettendo da parte, per un pò, i guai di Berlusconi con la giustizia, è bene rilevare lo sfaldamento di Fli, con senatori che abbandonano il partito a rotta di collo. Fini, suo malgrado, ha dovuto constatare che "Berlusconi ha un potere mediatico ed economico troppo forte. Saranno gli elettori a legittimare il progetto, non gli eletti". Purtroppo, per tutti, ha ragione in ogni sua affermazione. Non solo Berlusconi sta continuando a comprare parlamentari come al mercato delle vacche ma, e questo è un sentimento bipartisan, nessun membro del parlamento ha interesse che la legislatura finisca prima. Il perchè è presto detto: il vitalizio per gli ex parlamentari, da qualche tempo, non spetta più solo a chi ha compiuto almeno mezza legislatura. Adesso, per ottenerlo, occorre aver compiuto un'intera legislatura, ben cinque anni. Il risultato è che Berlusconi non deve andare a cercarsi parlamentari da comprare. Sono loro che vanno da lui. In pratica, l'intera popolazione è soggetta a circa 1000 personaggi poco onorevoli che non sono stati nemmeno eletti, ma nominati da 4 o 5 segretari di partito. Una vergogna assurda anche in una situazione politica già dipersè vergognosa come quella del nostro paese.
S'era detto di mettere da parte per un pò il tema giustizia. Beh, rieccolo pronto. Pungolato dall'imminente processo, Berlusconi ha messo da parte i propositi (fasulli) di voler rilanciare l'economia. A suo dire, il paese ha estremo bisogno di riformare la giustizia. Quindi l'economia passa in secondo piano. Proprio nel fine settimana, Pdl e Lega, hanno trovato un accordo per un disegno di legge per riformare la giustizia: separazione di carriere tra giudici e pm, creazione di due csm, aumento dei poteri del ministro della giustizia, alterazione del rapporto tra potere giudiziario e legislativo. Senza dimenticare la stretta sulle intercettazioni.
Questo disegno di legge non è venuto fuori dal nulla. Poco prima che Fli uscisse dal Pdl, proprio a causa della spregiudicatezza di questo ddl, goccia che ha fatto traboccare il vaso, Fini ha posto il veto su questa faccenda. La conseguenza è stata che ha destabilizzato la situazione finora, impedendo a Berlusconi di occuparsi di questa ennesima legge ad personam. Fini aveva un motivo per porre questo veto: una riforma del genere non renderebbe la giustizia più efficiente, anzi, il contrario. Renderebbe impossibile condannare chi ha sufficienti risorse finanziarie per avvalersi di ottimi avvocati. Tra cui, principe degli imputati, anche il buon vecchio Berlusconi, che, in un sol colpo, sancirebbe l'impunità per se stesso e per tutti quelli come lui. Ricconi disonesti.
La Lega, purchè sia approvato il federalismo, s'è mostrata d'accordo con Berlusconi. Dimostrando il proprio cerchiobottismo, soprattutto se si pensa a come, nel 1994, cavalcarono l'onda lunga di Tangentopoli per crearsi quella nicchia di elettorato su cui stanno costruendo la propria fortuna una classe di dirigenti troglodita (di cui Renzo Bossi è il simbolo più efficace). Sfruttando le povere popolazioni ignoranti del nord Italia, perchè chi ha un pò di sale in zucca e vota Lega lo fa solo per proprio interesse...
Infine vorrei chudere con un'ultima considerazione sul Pd. In questi giorni è circolato il nome di Rosy Bindi come possibile candidato premier. La proposta sarebbe gradita a Vendola e potrebbe rappresentare proprio la nemesi ideale per battere Berlusconi. Ovviamente, non mancano le spaccature interne (altrimenti che Pd sarebbe?), tanto è vero che i dalemiani sarebbero contro questa ipotesi. Ma, come ha fatto notare Travaglio ad Annozero, questo non è un problema, ma una benedizione.
Un pò come sta facendo Ferrara con Berlusconi, D'Alema potrebbe dare il suo bacio della morte. Trascinandoci tutti con loro...
Gustavo Marigliano
Ci eravamo lasciati la settimana scorsa con la previsione/auspicio che il gip Cristina Di Censo avrebbe accettato la proposta di processo immediato avanzata dai Pm. Fortunatamente, nonostante le pressioni, è andata proprio così. Quindi Silvio Berlusconi diviene ufficialmente "imputato" per prostituzione minorile e concussione.
C'è da precisare, tuttavia, che il gip non ha espresso un parere sull'eventuale reato. La Di Censo s'è limitata a constatare che i fatti riportati dai Pm sono realmente avvenuti, che le prove a carico sono cospicue e tali da giustificare un processo con rito immediato. Inoltre, con assoluta serenità, ha chiaramente spiegato che Berlusconi avrebbe agito in qualità di Presidente del Consiglio e non esercitando una sua funzione, quindi la competenza è di un tribunale ordinario, non di quello dei ministri. Si badi bene, non s'è affermato che Berlusconi è colpevole, ma solo che i fatti sono realmente accaduti e che la competenza del caso è del tribunale ordinario. Saranno i giudici a decidere se i fatti riscontrati costituiscono reato. A partire dal 6 aprile.
Prima di analizzare la situazione prettamente politica, un'ultima precisazione. Tutti gli esponenti del Pdl si sono lanciati in una difesa a spada tratta del premier, dicendo tutto e il contrario di tutto. Dopo aver vergognosamente affermato in un atto pubblico che il premier davvero era convinto del fatto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, sono arrivati a sostenere che i fatti non sono ancora dimostrati, che le intercettazioni potrebbero essere state travisate, che non è giusto definire le "amichette" del premier puttane, che ognuno a casa propria fa quello che vuole. Ma, la cosa più odiosa di tutte, a mio avviso, è il modo in cui vogliono prendere per il culo le persone, per così dire, "disinformate": sono giorni che sentiamo gli squallidi servi di Berlusconi (tipo il mulo La Russa o il gommone Santanchè) che affermano che la competenza dovrebbe essere del Tribunale dei Ministri, ma non di quello di Milano. Prima di spiegare perchè questa è una vaccata, preciso alcune cose: in primo luogo, il Tribunale dei Ministri è formato anch'esso da normali giudici estratti a sorte; inoltre, i Pm che hanno fatto le indagini resterebbero gli stessi, con la Boccassini sempre in prima linea. Per Berlusconi, ad occhio e croce, non dovrebbe cambiare nulla per quanto riguarda la sua storia processuale, a prescindere dai giudici. L'unica, piccola, fondamentale, differenza è, pero, che, semmai davvero si stabilisse che il Tribunale dei Ministri sia il legittimo giudice di quel processo, a quel punto, il parlamento dovrebbe autorizzare il Tribunale a processare Berlusconi. E questo, cari amici, non è mai avvenuto nella storia del nostro paese. Quindi, affermare che la competenza è del Tribunale dei Ministri vuol dire voler evitare il processo, con una semplice votazione parlamentare. Cosa che non dovrebbe accadere per nessun motivo poichè, come ha detto la Di Censo, il premier ha agito in qualità di Primo ministro ma non in funzione di Primo ministro. Piccola, ma sostanziale, differenza.
Mettendo da parte, per un pò, i guai di Berlusconi con la giustizia, è bene rilevare lo sfaldamento di Fli, con senatori che abbandonano il partito a rotta di collo. Fini, suo malgrado, ha dovuto constatare che "Berlusconi ha un potere mediatico ed economico troppo forte. Saranno gli elettori a legittimare il progetto, non gli eletti". Purtroppo, per tutti, ha ragione in ogni sua affermazione. Non solo Berlusconi sta continuando a comprare parlamentari come al mercato delle vacche ma, e questo è un sentimento bipartisan, nessun membro del parlamento ha interesse che la legislatura finisca prima. Il perchè è presto detto: il vitalizio per gli ex parlamentari, da qualche tempo, non spetta più solo a chi ha compiuto almeno mezza legislatura. Adesso, per ottenerlo, occorre aver compiuto un'intera legislatura, ben cinque anni. Il risultato è che Berlusconi non deve andare a cercarsi parlamentari da comprare. Sono loro che vanno da lui. In pratica, l'intera popolazione è soggetta a circa 1000 personaggi poco onorevoli che non sono stati nemmeno eletti, ma nominati da 4 o 5 segretari di partito. Una vergogna assurda anche in una situazione politica già dipersè vergognosa come quella del nostro paese.
S'era detto di mettere da parte per un pò il tema giustizia. Beh, rieccolo pronto. Pungolato dall'imminente processo, Berlusconi ha messo da parte i propositi (fasulli) di voler rilanciare l'economia. A suo dire, il paese ha estremo bisogno di riformare la giustizia. Quindi l'economia passa in secondo piano. Proprio nel fine settimana, Pdl e Lega, hanno trovato un accordo per un disegno di legge per riformare la giustizia: separazione di carriere tra giudici e pm, creazione di due csm, aumento dei poteri del ministro della giustizia, alterazione del rapporto tra potere giudiziario e legislativo. Senza dimenticare la stretta sulle intercettazioni.
Questo disegno di legge non è venuto fuori dal nulla. Poco prima che Fli uscisse dal Pdl, proprio a causa della spregiudicatezza di questo ddl, goccia che ha fatto traboccare il vaso, Fini ha posto il veto su questa faccenda. La conseguenza è stata che ha destabilizzato la situazione finora, impedendo a Berlusconi di occuparsi di questa ennesima legge ad personam. Fini aveva un motivo per porre questo veto: una riforma del genere non renderebbe la giustizia più efficiente, anzi, il contrario. Renderebbe impossibile condannare chi ha sufficienti risorse finanziarie per avvalersi di ottimi avvocati. Tra cui, principe degli imputati, anche il buon vecchio Berlusconi, che, in un sol colpo, sancirebbe l'impunità per se stesso e per tutti quelli come lui. Ricconi disonesti.
La Lega, purchè sia approvato il federalismo, s'è mostrata d'accordo con Berlusconi. Dimostrando il proprio cerchiobottismo, soprattutto se si pensa a come, nel 1994, cavalcarono l'onda lunga di Tangentopoli per crearsi quella nicchia di elettorato su cui stanno costruendo la propria fortuna una classe di dirigenti troglodita (di cui Renzo Bossi è il simbolo più efficace). Sfruttando le povere popolazioni ignoranti del nord Italia, perchè chi ha un pò di sale in zucca e vota Lega lo fa solo per proprio interesse...
Infine vorrei chudere con un'ultima considerazione sul Pd. In questi giorni è circolato il nome di Rosy Bindi come possibile candidato premier. La proposta sarebbe gradita a Vendola e potrebbe rappresentare proprio la nemesi ideale per battere Berlusconi. Ovviamente, non mancano le spaccature interne (altrimenti che Pd sarebbe?), tanto è vero che i dalemiani sarebbero contro questa ipotesi. Ma, come ha fatto notare Travaglio ad Annozero, questo non è un problema, ma una benedizione.
Un pò come sta facendo Ferrara con Berlusconi, D'Alema potrebbe dare il suo bacio della morte. Trascinandoci tutti con loro...
Gustavo Marigliano
martedì 15 febbraio 2011
Se non ora, Quando?
Giornata nazionale della Mobilitazione Femminile.
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra.
Queste la parole che Alda Merini, una delle più grandi poetesse del nostro secolo, scomparsa di recente dedicava alla parte del mondo che non si arrende, che non ci sta e che continua a guardare con gli occhi della malinconia, dello stupore e dello sdegno il triste scenario di una rappresentazione della vita magra e turpe offerta da chi ci governa. Un grido di dolore, come quello che ha segnato gli anni della sua vita, un grido di speranza contro chi si arrende e lascia passare e talvolta contro le stessa donne che non si accorgono o non vogliono farlo, di quanto siano esse stesse protagoniste e, troppo spesso, complici di un degrado etico, prima che politico.
Perché donne sono anche Ruby, la piccola Ruby, o Noemi Letizia, o la Minetti che sulle pagine del Giornale tuona con quello che secondo lei è uno slogan di libertà: “La bellezza è potere”. E difende essa stessa il nostro Premier, che del suo piacere ha fatto il moto dell’azione politica. Tutti ricordiamo le offese, nemmeno tanto nascoste, a Rosy Bindi e a tutti si palesa sotto gli occhi con quale criterio il nostro Presidente del Consiglio abbia scelto il mondo femminile del Pdl nel Parlamento. Ma si è spinto un po’ oltre, superando le barriere della vita pubblica e investendo la sfera privata e con questo invadendo e offendendo la dignità delle donne. Si è parlato del Sistema Tarantino che ha dietro un tentativo spinto fino all’inverosimile che da anni è stato tentato e messo in atto. Il tentativo di abbassare il livello, di ridicolizzare, di togliere la dignità e la cultura. E ancora una volta il corpo delle donne è stato utilizzato per dare sfogo e misura a chi vuol fare di questo sistema una linea politica e di vita.
Bellezza non è avere un corpo bello ma armonioso e dignitoso, bellezza è saper parlare, lavorare e conservare la propria dignità. Bellezza è non sottostare a chi vuole che le donne facciano parte della schiera delle escort di Berlusconi, bellezza è ribellarsi anche alla sola idea che per poter lavorare bisogna scendere a compromessi. Speravamo, noi donne, di aver superato quest’epoca di vitelloni ringalluzziti dal potere e che per questo si sentono padroni.
L’Italia è fatta da donne diverse. Donne che ieri hanno urlato e preteso la difesa della loro dignità. Perché se non alle donne e se non ora, quando?
In oltre 230 città dell’intero stivale. Dalla Piazza del Popolo a Roma agli ombrelli di Torino ("Per ripararci dal fango"), da Milano ad Andria dove "tutte e tutti coloro che vogliono partecipare portino con sé un fiore da offrire alla dignità di questo paese calpestata più volte". Da Avezzano a Napoli, dove gli organizzatori hanno contato 100mila presenze. E sessantamila sono state le presenze contate a Milano, 50mila quelle di Torino, a Palermo 10mila in corteo, e migliaia anche a Messina, Trieste, Bologna, Catania, Cosenza, Pesaro, Bari, Pescara. Fino al resto del mondo. Donne in piazza anche a Londra, Barcellona, Parigi, Malmoe, Praga, Atene, Bruxelles, Grenoble, e in Nepal, Honolulu, Boston, Washington. Un milione di donne da tutto il mondo. Perché le donne non scherzano, perché le donne sono stanche, perché le donne sperano in un paese in cui non si dovrebbe scendere in piazza a difendere la propria libertà e la propria dignità. Donne che non vogliono più sentire le voci di altre donne come Mariastella Gelmini che ha liquidato la mobilitazione dicendo che erano solo poche "radical chic", . O quelle del sottosegretario Daniela Santanché che ha detto: "Questa è solo una dimostrazione di odio verso un solo uomo, e loro sono donne manovrate dagli uomini di sinistra. Che fanno pena. Altro che dignità". Non solo i magistrati, ma circa un milione di donne…tutte manovrate dai comunisti. Il solito vecchio giochino che da anni ormai mette in atto sistematicamente il Premier e con lui tutta la sua schiera. La macchina del fango, del dubbio insinuato e della ridicolizzazione. Ma di donne ce ne erano tante, madri di famiglia, donne che lavorano e pagano a caro prezzo il fatto di appartenere alla parte dell’umanità che viene chiamata sesso debole. Ma le donne sono capaci di molto di più, soprattutto quando vengono offese in ciò che hanno di più caro, la propria dignità. Tra queste a Torino c’era anche Suor Eugenia Bonetti, missionaria delle Consolate, in Africa per 24 anni e a Torino da qualche tempo nel centro Caritas. "Voglio dare voce a chi non ha voce - ha detto tra gli applausi della piazza intera - alle nuove schiave che vengono nel nostro Paese pensando di trovare un futuro migliore. E' per loro e per tutte noi che faccio appello perché sia riconosciuta la dignità della donna. Di queste schiave siamo sorelle e madri per noi e per loro dobbiamo dire basta a questo indegno mercato del mondo femminile, a quei diretti umani fondamentali che sono negati". Suor Eugenia Bonetti ha fatto inoltre, diretto riferimento al Rubygate: "Sono notizie che ci sgomentano che ci portano a pensare che siamo lontani in Italia dal considerare la donna per ciò che è. E non ci rendiamo conto che la prostituzione del corpo delle donne è diventata una parte integrante del nostro vivere quotidianamente. Non possiamo restare indifferenti a questa mentalità, ne siamo tutti responsabili e bisogna da oggi fare ciascuno la propria parte".Perché nonostante ci fregiamo del titolo di uno Stato civile e di diritto, la nostra bella, amata e sofferta Italia attraversa un decadimento morale e politico senza precedenti. E ne siamo davvero tutti responsabili. Le donne dell'Italia si sono unite contro l'uomo che l'Italia rappresenta in nome di tutti per lavoro, per grado e ruolo. Si sono date appuntamento in piazza perché hanno figli e figlie che non vogliono far crescere con valori che non hanno scelto per loro stesse. E non si sono divise dalle veline e dalle escort, dalle parlamentari o dalle prostitute. Le hanno comprese nella loro visione e nella protesta comune. Lontane dalle divisioni retoriche di cui vorrebbe accusarle chi ha deciso di non abbracciare la manifestazione. Le donne che cambiano il mondo. E se non ora, Quando?
Carolina Cimmino
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra.
Queste la parole che Alda Merini, una delle più grandi poetesse del nostro secolo, scomparsa di recente dedicava alla parte del mondo che non si arrende, che non ci sta e che continua a guardare con gli occhi della malinconia, dello stupore e dello sdegno il triste scenario di una rappresentazione della vita magra e turpe offerta da chi ci governa. Un grido di dolore, come quello che ha segnato gli anni della sua vita, un grido di speranza contro chi si arrende e lascia passare e talvolta contro le stessa donne che non si accorgono o non vogliono farlo, di quanto siano esse stesse protagoniste e, troppo spesso, complici di un degrado etico, prima che politico.
Perché donne sono anche Ruby, la piccola Ruby, o Noemi Letizia, o la Minetti che sulle pagine del Giornale tuona con quello che secondo lei è uno slogan di libertà: “La bellezza è potere”. E difende essa stessa il nostro Premier, che del suo piacere ha fatto il moto dell’azione politica. Tutti ricordiamo le offese, nemmeno tanto nascoste, a Rosy Bindi e a tutti si palesa sotto gli occhi con quale criterio il nostro Presidente del Consiglio abbia scelto il mondo femminile del Pdl nel Parlamento. Ma si è spinto un po’ oltre, superando le barriere della vita pubblica e investendo la sfera privata e con questo invadendo e offendendo la dignità delle donne. Si è parlato del Sistema Tarantino che ha dietro un tentativo spinto fino all’inverosimile che da anni è stato tentato e messo in atto. Il tentativo di abbassare il livello, di ridicolizzare, di togliere la dignità e la cultura. E ancora una volta il corpo delle donne è stato utilizzato per dare sfogo e misura a chi vuol fare di questo sistema una linea politica e di vita.
Bellezza non è avere un corpo bello ma armonioso e dignitoso, bellezza è saper parlare, lavorare e conservare la propria dignità. Bellezza è non sottostare a chi vuole che le donne facciano parte della schiera delle escort di Berlusconi, bellezza è ribellarsi anche alla sola idea che per poter lavorare bisogna scendere a compromessi. Speravamo, noi donne, di aver superato quest’epoca di vitelloni ringalluzziti dal potere e che per questo si sentono padroni.
L’Italia è fatta da donne diverse. Donne che ieri hanno urlato e preteso la difesa della loro dignità. Perché se non alle donne e se non ora, quando?
In oltre 230 città dell’intero stivale. Dalla Piazza del Popolo a Roma agli ombrelli di Torino ("Per ripararci dal fango"), da Milano ad Andria dove "tutte e tutti coloro che vogliono partecipare portino con sé un fiore da offrire alla dignità di questo paese calpestata più volte". Da Avezzano a Napoli, dove gli organizzatori hanno contato 100mila presenze. E sessantamila sono state le presenze contate a Milano, 50mila quelle di Torino, a Palermo 10mila in corteo, e migliaia anche a Messina, Trieste, Bologna, Catania, Cosenza, Pesaro, Bari, Pescara. Fino al resto del mondo. Donne in piazza anche a Londra, Barcellona, Parigi, Malmoe, Praga, Atene, Bruxelles, Grenoble, e in Nepal, Honolulu, Boston, Washington. Un milione di donne da tutto il mondo. Perché le donne non scherzano, perché le donne sono stanche, perché le donne sperano in un paese in cui non si dovrebbe scendere in piazza a difendere la propria libertà e la propria dignità. Donne che non vogliono più sentire le voci di altre donne come Mariastella Gelmini che ha liquidato la mobilitazione dicendo che erano solo poche "radical chic", . O quelle del sottosegretario Daniela Santanché che ha detto: "Questa è solo una dimostrazione di odio verso un solo uomo, e loro sono donne manovrate dagli uomini di sinistra. Che fanno pena. Altro che dignità". Non solo i magistrati, ma circa un milione di donne…tutte manovrate dai comunisti. Il solito vecchio giochino che da anni ormai mette in atto sistematicamente il Premier e con lui tutta la sua schiera. La macchina del fango, del dubbio insinuato e della ridicolizzazione. Ma di donne ce ne erano tante, madri di famiglia, donne che lavorano e pagano a caro prezzo il fatto di appartenere alla parte dell’umanità che viene chiamata sesso debole. Ma le donne sono capaci di molto di più, soprattutto quando vengono offese in ciò che hanno di più caro, la propria dignità. Tra queste a Torino c’era anche Suor Eugenia Bonetti, missionaria delle Consolate, in Africa per 24 anni e a Torino da qualche tempo nel centro Caritas. "Voglio dare voce a chi non ha voce - ha detto tra gli applausi della piazza intera - alle nuove schiave che vengono nel nostro Paese pensando di trovare un futuro migliore. E' per loro e per tutte noi che faccio appello perché sia riconosciuta la dignità della donna. Di queste schiave siamo sorelle e madri per noi e per loro dobbiamo dire basta a questo indegno mercato del mondo femminile, a quei diretti umani fondamentali che sono negati". Suor Eugenia Bonetti ha fatto inoltre, diretto riferimento al Rubygate: "Sono notizie che ci sgomentano che ci portano a pensare che siamo lontani in Italia dal considerare la donna per ciò che è. E non ci rendiamo conto che la prostituzione del corpo delle donne è diventata una parte integrante del nostro vivere quotidianamente. Non possiamo restare indifferenti a questa mentalità, ne siamo tutti responsabili e bisogna da oggi fare ciascuno la propria parte".Perché nonostante ci fregiamo del titolo di uno Stato civile e di diritto, la nostra bella, amata e sofferta Italia attraversa un decadimento morale e politico senza precedenti. E ne siamo davvero tutti responsabili. Le donne dell'Italia si sono unite contro l'uomo che l'Italia rappresenta in nome di tutti per lavoro, per grado e ruolo. Si sono date appuntamento in piazza perché hanno figli e figlie che non vogliono far crescere con valori che non hanno scelto per loro stesse. E non si sono divise dalle veline e dalle escort, dalle parlamentari o dalle prostitute. Le hanno comprese nella loro visione e nella protesta comune. Lontane dalle divisioni retoriche di cui vorrebbe accusarle chi ha deciso di non abbracciare la manifestazione. Le donne che cambiano il mondo. E se non ora, Quando?
Carolina Cimmino
venerdì 11 febbraio 2011
Fumo negli occhi e colla sulla poltrona.
Un'altra settimana di logoramento.
Ci ritroviamo questa settimana a dover tirare il punto della situazione. Non che sia successo chissà cosa, ma, a questo punto, la consueta e settimanale analisi dei fatti politici si sta rivelando sempre più un semplice "bollettino di guerra". E, in quest'ottica, limitiamoci a ricordare i fatti più importanti di questa settimana.
Innanzitutto, sempre ammesso che si tratti di politica, i pm di Milano hanno finalmente avanzato la richiesta di rito immediato per i due reati contestati a Berlusconi: concussione e prostituzione minorile. Adesso la palla passa al gip, Cristina Di Censo, che entro cinque giorni (non vincolanti) dovrà decidere in merito alla fondatezza delle accuse.
In settimana sono emerse novità, il nome di Iris Berardi per esempio, altra minorenne che sarebbe coinvolta. Qualcuno ha parlato di presunte foto che ritraevano il premier in desabille. Sara Tommasi, d'altro canto, avrebbe parlato di droga, presente ai famosi festini di Arcore.
Non ha più senso continuare ad analizzare la situazione, perchè ormai anche gli orsetti lavatori hanno capito le cose come stanno: resta da vedere solo se il premier riuscirà ad evitare il processo (e quindi la condanna).
Un fatto prettamente politico è quello annunciato dal governo in relazione alla "scossa" auspicata da Berlusconi in una lettera al Corriere. Bene, il piano sarebbe questo: modifica dell'articolo 41, 97 e 118 della Costituzione. Senza entrare nemmeno questa volta nel merito delle decisioni, basti ricordare che:
la modifica della Costituzione prevede doppia votazione in entrambe le camere, senza modifiche e non prima di tre mesi: cioè a dire che, se tutto filasse liscio, si dovrebbe aspettare almeno un anno e mezzo prima che le suddette leggi entrerebbero in vigore;
il miracolo economico degli anni '60 è avvenuto "nonostante" l'esistenza dei suddetti articoli ergo non sono il vero macigno che frena l'economia.
Inoltre il governo ha citato, per l'ennesima volta, il piano sud e il piano casa. Argomenti buoni per tutte le stagioni. Solo che non funzionano. Basta riguardarsi la puntata di Ballarò di martedi scorso e osservare bene la faccia del ministro (pfui!) Sacconi. A parte la ridicolaggine del doversi far suggerire gli interventi da fare da parte di un parassita del pubblico, ma poi ci rendiamo conto che non riesce ad addure una spiegazione plausibile alle questioni sollevate in trasmissione?
Prendiamo le liberalizzazioni: perchè le assicurazioni devono costare (annualmente!) più delle automobili? Perchè un giovane laureato in farmacia ha bisogno di 8-9 milioni di euro per ottenere una licenza? Perchè gli ordini professionali dovrebbero redigere le norme che dirimono le questioni legate a loro stessi? Bah...
Il vero problema è, checchè ne dicano i berluscones, questo ennesimo tentativo di gettare fumo negli occhi della povera gente ha due finalità: cercare di conquistare nuovamente l'elettorato perso malamente, non a causa di Ruby, ma a causa di anni di malgoverno e tentativi di evitare la galera senza tenere conto del fatto che il nostro paese ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di crescita; cercare di restare incollato alla poltrona di Palazzo Chigi, sempre per potersi difendere dal processo (badate bene, "dal" e non "nel" processo).
Ormai il re è nudo. Da un lato cerca di aggraziarsi nuovamente il popolo, servendosi di evidente populismo e poi tenta in tutti i modi di evitare i processi. E, badate bene, davvero tutti i modi possibili: leggi bavaglio, questione di competenze, tribunali di ministri e scudi vari. Tutto, purchè i processi non vadano avanti.
Intanto, in Egitto, Mubarak non molla. Cede i poteri, ma sta lì, non si fa da parte.
Difficile trovare differenze tra la situazione egiziana e quella italiana, probabilmente una di queste è che loro sono affamati e noi no. Ecco perchè tutti sono stati, sono e saranno in piazza fino all'annientamento del vecchio regime.
Anche se, nell'aria, qualcosa sta cambiando. Il premier continua ad usare i suoi servi per illudere i cittadini che hanno la tv come unico mezzo di informazione ( stile Giuliano Ferrara). Ma la rete è magica: chi vuol sapere, sa. E allora è venuto fuori che domani, in tutta Italia, il Popolo Viola protesterà chiedendo dimissioni. Così come hanno fatto al Palasharp le migliaia di persone presenti al convegno Libertà e Giustizia. Noi non abbiamo ancora veramente "fame", però le tasche piene si.
Se si è arrivati a sensibilizzare una generazione di "sfaticati", quale è la nostra, vuol dire che il vaso è colmo. Ma davvero. E di merda, per altro.
Un'altra delle rare congruenze tra popolo egiziano e popolo italiano è questa: entrambi sono daccordo nel non voler più il loro dittatore ed entrambi non sanno quale sia l'alternativa migliore. La cosa che più conta, adesso, è che se ne vadino. Poi vediamo...
I sondaggi parlano chiaro: almeno il 40% delle persone non ha la più pallida idea di chi votare, in caso di elezioni. Più di un terzo della popolazione. In pratica si parla di quasi 25 milioni di persone. In compenso, oltre il 60% delle persone non vuole più Berlusconi premier. Qual è il motivo di tanta approssimazione? E' facile. La poca sostanza dell'opposizione. Nei sondaggi sulle intenzioni di voto, non solo si deve azzardare più di una ipotesi sulle possibili coalizioni, ma anche più ipotesi riguardo agli eventuali leader di coalizione. E' un casino totale.
La sinistra è davvero, come detto da alcuni, la stampella di questo governo. Da mesi si attende un compattamento, la scelta del leader (ci si accontenterebbe anche di Bersani, purchè si decida...) e della coalizione. E invece niente. Tutto tace. Il Pd perde consensi, non serra le fila, non fa nulla. Qualche esponente (la Bindi...) accenna ad un fantomatico "programma", Vendola continua a vendere "sogni", ma il progetto, anzi no, il Progetto dov'è? Si corre tutti insieme da Fini a Vendola, passando per Casini? Si forma sto benedetto centro-sinistra, con Di Pietro e Vendola alle spalle di Bersani? Boh. Non si sa.
E' questa forse, di tutte la variabili, quella più deprimente. Tutti siamo d'accordo nel non volere questo leader e questo governo, ma siamo sicuri che ci sia un'alternativa?
Secondo me per adesso no. Ma credo di essere abbastanza sulla stessa lunghezza d'onda degli egiziani: intanto mandiamo via Berlusconi, che peggio di così le cose non potrebbero andare. Poi se ne parla...
Gustavo Marigliano
Ci ritroviamo questa settimana a dover tirare il punto della situazione. Non che sia successo chissà cosa, ma, a questo punto, la consueta e settimanale analisi dei fatti politici si sta rivelando sempre più un semplice "bollettino di guerra". E, in quest'ottica, limitiamoci a ricordare i fatti più importanti di questa settimana.
Innanzitutto, sempre ammesso che si tratti di politica, i pm di Milano hanno finalmente avanzato la richiesta di rito immediato per i due reati contestati a Berlusconi: concussione e prostituzione minorile. Adesso la palla passa al gip, Cristina Di Censo, che entro cinque giorni (non vincolanti) dovrà decidere in merito alla fondatezza delle accuse.
In settimana sono emerse novità, il nome di Iris Berardi per esempio, altra minorenne che sarebbe coinvolta. Qualcuno ha parlato di presunte foto che ritraevano il premier in desabille. Sara Tommasi, d'altro canto, avrebbe parlato di droga, presente ai famosi festini di Arcore.
Non ha più senso continuare ad analizzare la situazione, perchè ormai anche gli orsetti lavatori hanno capito le cose come stanno: resta da vedere solo se il premier riuscirà ad evitare il processo (e quindi la condanna).
Un fatto prettamente politico è quello annunciato dal governo in relazione alla "scossa" auspicata da Berlusconi in una lettera al Corriere. Bene, il piano sarebbe questo: modifica dell'articolo 41, 97 e 118 della Costituzione. Senza entrare nemmeno questa volta nel merito delle decisioni, basti ricordare che:
la modifica della Costituzione prevede doppia votazione in entrambe le camere, senza modifiche e non prima di tre mesi: cioè a dire che, se tutto filasse liscio, si dovrebbe aspettare almeno un anno e mezzo prima che le suddette leggi entrerebbero in vigore;
il miracolo economico degli anni '60 è avvenuto "nonostante" l'esistenza dei suddetti articoli ergo non sono il vero macigno che frena l'economia.
Inoltre il governo ha citato, per l'ennesima volta, il piano sud e il piano casa. Argomenti buoni per tutte le stagioni. Solo che non funzionano. Basta riguardarsi la puntata di Ballarò di martedi scorso e osservare bene la faccia del ministro (pfui!) Sacconi. A parte la ridicolaggine del doversi far suggerire gli interventi da fare da parte di un parassita del pubblico, ma poi ci rendiamo conto che non riesce ad addure una spiegazione plausibile alle questioni sollevate in trasmissione?
Prendiamo le liberalizzazioni: perchè le assicurazioni devono costare (annualmente!) più delle automobili? Perchè un giovane laureato in farmacia ha bisogno di 8-9 milioni di euro per ottenere una licenza? Perchè gli ordini professionali dovrebbero redigere le norme che dirimono le questioni legate a loro stessi? Bah...
Il vero problema è, checchè ne dicano i berluscones, questo ennesimo tentativo di gettare fumo negli occhi della povera gente ha due finalità: cercare di conquistare nuovamente l'elettorato perso malamente, non a causa di Ruby, ma a causa di anni di malgoverno e tentativi di evitare la galera senza tenere conto del fatto che il nostro paese ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di crescita; cercare di restare incollato alla poltrona di Palazzo Chigi, sempre per potersi difendere dal processo (badate bene, "dal" e non "nel" processo).
Ormai il re è nudo. Da un lato cerca di aggraziarsi nuovamente il popolo, servendosi di evidente populismo e poi tenta in tutti i modi di evitare i processi. E, badate bene, davvero tutti i modi possibili: leggi bavaglio, questione di competenze, tribunali di ministri e scudi vari. Tutto, purchè i processi non vadano avanti.
Intanto, in Egitto, Mubarak non molla. Cede i poteri, ma sta lì, non si fa da parte.
Difficile trovare differenze tra la situazione egiziana e quella italiana, probabilmente una di queste è che loro sono affamati e noi no. Ecco perchè tutti sono stati, sono e saranno in piazza fino all'annientamento del vecchio regime.
Anche se, nell'aria, qualcosa sta cambiando. Il premier continua ad usare i suoi servi per illudere i cittadini che hanno la tv come unico mezzo di informazione ( stile Giuliano Ferrara). Ma la rete è magica: chi vuol sapere, sa. E allora è venuto fuori che domani, in tutta Italia, il Popolo Viola protesterà chiedendo dimissioni. Così come hanno fatto al Palasharp le migliaia di persone presenti al convegno Libertà e Giustizia. Noi non abbiamo ancora veramente "fame", però le tasche piene si.
Se si è arrivati a sensibilizzare una generazione di "sfaticati", quale è la nostra, vuol dire che il vaso è colmo. Ma davvero. E di merda, per altro.
Un'altra delle rare congruenze tra popolo egiziano e popolo italiano è questa: entrambi sono daccordo nel non voler più il loro dittatore ed entrambi non sanno quale sia l'alternativa migliore. La cosa che più conta, adesso, è che se ne vadino. Poi vediamo...
I sondaggi parlano chiaro: almeno il 40% delle persone non ha la più pallida idea di chi votare, in caso di elezioni. Più di un terzo della popolazione. In pratica si parla di quasi 25 milioni di persone. In compenso, oltre il 60% delle persone non vuole più Berlusconi premier. Qual è il motivo di tanta approssimazione? E' facile. La poca sostanza dell'opposizione. Nei sondaggi sulle intenzioni di voto, non solo si deve azzardare più di una ipotesi sulle possibili coalizioni, ma anche più ipotesi riguardo agli eventuali leader di coalizione. E' un casino totale.
La sinistra è davvero, come detto da alcuni, la stampella di questo governo. Da mesi si attende un compattamento, la scelta del leader (ci si accontenterebbe anche di Bersani, purchè si decida...) e della coalizione. E invece niente. Tutto tace. Il Pd perde consensi, non serra le fila, non fa nulla. Qualche esponente (la Bindi...) accenna ad un fantomatico "programma", Vendola continua a vendere "sogni", ma il progetto, anzi no, il Progetto dov'è? Si corre tutti insieme da Fini a Vendola, passando per Casini? Si forma sto benedetto centro-sinistra, con Di Pietro e Vendola alle spalle di Bersani? Boh. Non si sa.
E' questa forse, di tutte la variabili, quella più deprimente. Tutti siamo d'accordo nel non volere questo leader e questo governo, ma siamo sicuri che ci sia un'alternativa?
Secondo me per adesso no. Ma credo di essere abbastanza sulla stessa lunghezza d'onda degli egiziani: intanto mandiamo via Berlusconi, che peggio di così le cose non potrebbero andare. Poi se ne parla...
Gustavo Marigliano
mercoledì 9 febbraio 2011
Italia: l'origine dell'anomalia.
Lo scopo di noi de “Il Pensiero Scomodo” è stato fin da subito quello di dire ciò che gli altri non dicono. Tra le tante questioni taciute, vuoi per la lontananza in termini di tempo, vuoi per l’influenza di determinati personaggi, c’è anche, e soprattutto, la storia degli ultimi 30 anni della nostra Repubblica. I meno giovani, come noi, non hanno vissuto sulla propria pelle la strategia del terrore, la storia della P2, tangentopoli, il patto Stato-Mafia. Ma sta vivendo l’anomalia Berlusconi.
Tuttavia, nonostante l’evidenza, c’è ancora chi nega che ci sia un problema, o, peggio ancora, chi crede che il problema Berlusconi sia paritario a, per fare due nomi, al problema Bassolino, o al problema Mastella. Ma non è così. Proprio per niente. Lungi da me voler credere a questioni utopistiche circa la presunta moralità, l’etica e la legalità di qualsivoglia rappresentante politico. Ma la differenza è chiara: c’è chi ruba per se stesso, quando può e chi ruba per se e i suoi “amici”, in maniera scientifica, creandosi le occasioni per farlo e i sotterfugi per evitare di dover pagare il conto. E questo è più grave e pericoloso del Bassolino o del Mastella di turno. Ed, in questa rubrica, argomenterò la mia riflessione.
Si è detto del fatto che, negli ultimi 30 anni, la nostra Repubblica è stata oggetto di disastrosi scandali, che hanno messo alla luce pesanti pecche nell’organizzazione della democrazia. Grazie a”Il Pensiero Scomodo” ed, in particolare, a questa rubrica, cercherò di spiegare perché, utilizzando fonti certe e provando ad azzardare delle ipotesi. Quantomeno credibili.
L’inizio.
L’origine del male, secondo questa chiave di lettura, ha un nome: loggia massonica P2.
La massoneria è un ordine che ha lo scopo di raggiungere il “perfezionamento dell’individuo”. E’ difficile collocare in un definito periodo storico la nascita di organizzazioni di questo tipo, in quanto una delle caratteristiche principali è la segretezza. Tuttavia, si sa per certo che ne esistono sparse in tutto il mondo, ancora oggi, e che sono collegate tra loro. In Italia, la prima loggia massonica è stata la Grande Oriente d’Italia, fondata nel 1805. Nel 1908, ci fu uno scisma, che portò alla nascita di un nuovo filone massonico, la Gran Loggia d’Italia. Una delle caratteristiche delle logge massoniche, oltre alla segretezza, è quella di contenere più correnti, facenti parte della stessa organizzazione generale. La loggia massonica P2, di cui sopra, è stata una delle correnti all’interno del Grande Oriente d’Italia.
Inizialmente, la loggia massonica in questione era denominata Propaganda, al momento della sua nascita, nel 1877. Già nel 1893 ci fu il primo scandalo legato a questa loggia, cui erano affiliati numerosi deputati, senatori, banchieri ed imprenditori di spicco. Quella faccenda entrò nella storia come “scandalo della Banca Romana”. Data la situazione particolare dell’Italia, dove ben sei istituti di credito potevano emettere moneta, fu facile per alcuni esponenti della loggia inquinare questo meccanismo di emissione di valuta, traendone vantaggio. Si vociferò addirittura dell’interessamento di Umberto I, re d’Italia, pesantemente indebitato con la banca Romana. Lo scandalo provocò una riforma del sistema di emissione di moneta italiano, coinvolse personaggi come Giolitti e Crispi, i quali furono bersagliati dall’opinione pubblica. Il processo, tuttavia, si concluse con un nulla di fatto, anche a causa della sparizione di alcuni documenti. Lo scandalo della banca Romana ebbe come conseguenza anche il ridimensionamento di questa loggia, con leggi ad hoc.
In epoca fascista, a causa dell’abolizione della libertà di associazione, la Grande Loggia d’Oriente fu costretta a sciogliersi, e con essa l’allora loggia Propaganda. Ma, dopo la Liberazione, poté ricostituirsi e, a causa della logica di assegnazione di denominazioni da parte del Grande Oriente d’Italia, dovette chiamarsi Propaganda 2 (e, da allora, fu da sempre riconosciuta come P2).
Il 1969 fu un anno di estrema importanza per la storia della loggia massonica P2. E’ l’anno in cui vi entra a far parte un tale Licio Gelli.
Per ragioni mai chiarite, Gelli, da imprenditore toscano, riuscì a far subito carriera all’interno della loggia. Nel 1970, va in scena lo storico golpe Borghese. Sintetizzando, il golpe Borghese, è stato un tentativo di colpo di Stato, rientrato poco prima di essere stato attuato, spalleggiato dai servizi segreti italiani, dalla mafia e dalla P2. Vi rimando a Wikipedia per saperne di più.
Nel 1971, Gelli è posto a capo della loggia P2. A soli 2 anni dal suo ingresso.
Nel 1973 c’è l’unificazione delle due grandi logge italiane: la Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia d’Italia. In quell’occasione, la loggia P2 ebbe numerosi nuovi iscritti. Anche se la riunificazione tra le due grandi logge durò solo due anni, la P2 si ritrovò con un organico ben più ampio.
E adesso un breve flash back, riguardante il periodo della strategia della tensione. Quel periodo è stato una delle pagine nere della storia della Repubblica italiana. Con “strategia della tensione”, si indica quel periodo che parte dalla fine della seconda guerra mondiale, con particolare riferimento agli anni tra il 1969 e il 1984. E’ un periodo caratterizzato da numerosi attacchi terroristici (di recente s’è chiuso il processo per i fatti di Piazza della loggia a Brescia, per citarne uno), con varie teorie al riguardo. A prescindere dalle teorie ipotizzate, sta di fatto che in quel periodo ci fu qualcuno, o qualcosa, che aveva intenzione di destabilizzare il mondo politico italiano. Probabilmente per creare i presupposti di un nuovo golpe.
Tra le tante ipotesi sulla strategia della tensione, c’è quella del coinvolgimento della P2. Ad ogni modo, l’alacre lavoro dei giudici, impegnati a dirimere le questioni riguardanti i vari attentati, li portò ad indagare di membri della P2. Sollevando un polverone. Si parla del dicembre del 1974.
Tutto questo portò alla sospensione della loggia P2. Ma fu una sospensione solamente ufficiale, perché, ufficiosamente, i membri della loggia non ne risentirono. C’è da precisare che, la sospensione, riguardava solamente la loggia P2, non il Grande Oriente d’Italia. Ciò voleva dire che gli iscritti alla P2, seppur sciolta la loro corrente, rimanevano massoni iscritti alla Grande Oriente d’Italia.
Nei due anni successivi, fino al 1976, Gelli si adoperò per far rinascere la loggia P2, senza entrare in contrasto con la grande Oriente d’Italia, il cui Grande Maestro Venerabile era un certo Salvini. Gelli ripeté le iniziazioni, ricostituendo una loggia di cui era capo. Ma anche questa nuova P2 fu, ufficialmente, sciolta.
Nonostante le questioni “burocratiche”, tra il 1976 e il 1981 la loggia massonica P2 ebbe il suo periodo d’oro, con tentativi di espansione anche in Sudamerica. In tale periodo, tuttavia, non agiva più come organizzazione massonica, ma come organizzazione propria, pur mantenendo rapporti con la Grande Oriente d’Italia, probabilmente basati sul ricatto, o, per essere politically correct, “reciproca dipendenza”.
Nel 1981 per Gelli venne emesso un mandato di cattura, per spionaggio politico o militare. Le indagini relative al rapimento di Michele Sindona, portarono alla luce i documenti riguardanti la loggia P2, posseduti da Gelli nella, ormai celebre, Villa Wanda. Una apposita commisione parlamentare, presieduta da Tina Anselmi, rivelò buona parte dei segreti di questa loggia massonica. Ma di questo si parlerà nel prossimo numero.
Gustavo Marigliano.
Tuttavia, nonostante l’evidenza, c’è ancora chi nega che ci sia un problema, o, peggio ancora, chi crede che il problema Berlusconi sia paritario a, per fare due nomi, al problema Bassolino, o al problema Mastella. Ma non è così. Proprio per niente. Lungi da me voler credere a questioni utopistiche circa la presunta moralità, l’etica e la legalità di qualsivoglia rappresentante politico. Ma la differenza è chiara: c’è chi ruba per se stesso, quando può e chi ruba per se e i suoi “amici”, in maniera scientifica, creandosi le occasioni per farlo e i sotterfugi per evitare di dover pagare il conto. E questo è più grave e pericoloso del Bassolino o del Mastella di turno. Ed, in questa rubrica, argomenterò la mia riflessione.
Si è detto del fatto che, negli ultimi 30 anni, la nostra Repubblica è stata oggetto di disastrosi scandali, che hanno messo alla luce pesanti pecche nell’organizzazione della democrazia. Grazie a”Il Pensiero Scomodo” ed, in particolare, a questa rubrica, cercherò di spiegare perché, utilizzando fonti certe e provando ad azzardare delle ipotesi. Quantomeno credibili.
L’inizio.
L’origine del male, secondo questa chiave di lettura, ha un nome: loggia massonica P2.
La massoneria è un ordine che ha lo scopo di raggiungere il “perfezionamento dell’individuo”. E’ difficile collocare in un definito periodo storico la nascita di organizzazioni di questo tipo, in quanto una delle caratteristiche principali è la segretezza. Tuttavia, si sa per certo che ne esistono sparse in tutto il mondo, ancora oggi, e che sono collegate tra loro. In Italia, la prima loggia massonica è stata la Grande Oriente d’Italia, fondata nel 1805. Nel 1908, ci fu uno scisma, che portò alla nascita di un nuovo filone massonico, la Gran Loggia d’Italia. Una delle caratteristiche delle logge massoniche, oltre alla segretezza, è quella di contenere più correnti, facenti parte della stessa organizzazione generale. La loggia massonica P2, di cui sopra, è stata una delle correnti all’interno del Grande Oriente d’Italia.
Inizialmente, la loggia massonica in questione era denominata Propaganda, al momento della sua nascita, nel 1877. Già nel 1893 ci fu il primo scandalo legato a questa loggia, cui erano affiliati numerosi deputati, senatori, banchieri ed imprenditori di spicco. Quella faccenda entrò nella storia come “scandalo della Banca Romana”. Data la situazione particolare dell’Italia, dove ben sei istituti di credito potevano emettere moneta, fu facile per alcuni esponenti della loggia inquinare questo meccanismo di emissione di valuta, traendone vantaggio. Si vociferò addirittura dell’interessamento di Umberto I, re d’Italia, pesantemente indebitato con la banca Romana. Lo scandalo provocò una riforma del sistema di emissione di moneta italiano, coinvolse personaggi come Giolitti e Crispi, i quali furono bersagliati dall’opinione pubblica. Il processo, tuttavia, si concluse con un nulla di fatto, anche a causa della sparizione di alcuni documenti. Lo scandalo della banca Romana ebbe come conseguenza anche il ridimensionamento di questa loggia, con leggi ad hoc.
In epoca fascista, a causa dell’abolizione della libertà di associazione, la Grande Loggia d’Oriente fu costretta a sciogliersi, e con essa l’allora loggia Propaganda. Ma, dopo la Liberazione, poté ricostituirsi e, a causa della logica di assegnazione di denominazioni da parte del Grande Oriente d’Italia, dovette chiamarsi Propaganda 2 (e, da allora, fu da sempre riconosciuta come P2).
Il 1969 fu un anno di estrema importanza per la storia della loggia massonica P2. E’ l’anno in cui vi entra a far parte un tale Licio Gelli.
Per ragioni mai chiarite, Gelli, da imprenditore toscano, riuscì a far subito carriera all’interno della loggia. Nel 1970, va in scena lo storico golpe Borghese. Sintetizzando, il golpe Borghese, è stato un tentativo di colpo di Stato, rientrato poco prima di essere stato attuato, spalleggiato dai servizi segreti italiani, dalla mafia e dalla P2. Vi rimando a Wikipedia per saperne di più.
Nel 1971, Gelli è posto a capo della loggia P2. A soli 2 anni dal suo ingresso.
Nel 1973 c’è l’unificazione delle due grandi logge italiane: la Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia d’Italia. In quell’occasione, la loggia P2 ebbe numerosi nuovi iscritti. Anche se la riunificazione tra le due grandi logge durò solo due anni, la P2 si ritrovò con un organico ben più ampio.
E adesso un breve flash back, riguardante il periodo della strategia della tensione. Quel periodo è stato una delle pagine nere della storia della Repubblica italiana. Con “strategia della tensione”, si indica quel periodo che parte dalla fine della seconda guerra mondiale, con particolare riferimento agli anni tra il 1969 e il 1984. E’ un periodo caratterizzato da numerosi attacchi terroristici (di recente s’è chiuso il processo per i fatti di Piazza della loggia a Brescia, per citarne uno), con varie teorie al riguardo. A prescindere dalle teorie ipotizzate, sta di fatto che in quel periodo ci fu qualcuno, o qualcosa, che aveva intenzione di destabilizzare il mondo politico italiano. Probabilmente per creare i presupposti di un nuovo golpe.
Tra le tante ipotesi sulla strategia della tensione, c’è quella del coinvolgimento della P2. Ad ogni modo, l’alacre lavoro dei giudici, impegnati a dirimere le questioni riguardanti i vari attentati, li portò ad indagare di membri della P2. Sollevando un polverone. Si parla del dicembre del 1974.
Tutto questo portò alla sospensione della loggia P2. Ma fu una sospensione solamente ufficiale, perché, ufficiosamente, i membri della loggia non ne risentirono. C’è da precisare che, la sospensione, riguardava solamente la loggia P2, non il Grande Oriente d’Italia. Ciò voleva dire che gli iscritti alla P2, seppur sciolta la loro corrente, rimanevano massoni iscritti alla Grande Oriente d’Italia.
Nei due anni successivi, fino al 1976, Gelli si adoperò per far rinascere la loggia P2, senza entrare in contrasto con la grande Oriente d’Italia, il cui Grande Maestro Venerabile era un certo Salvini. Gelli ripeté le iniziazioni, ricostituendo una loggia di cui era capo. Ma anche questa nuova P2 fu, ufficialmente, sciolta.
Nonostante le questioni “burocratiche”, tra il 1976 e il 1981 la loggia massonica P2 ebbe il suo periodo d’oro, con tentativi di espansione anche in Sudamerica. In tale periodo, tuttavia, non agiva più come organizzazione massonica, ma come organizzazione propria, pur mantenendo rapporti con la Grande Oriente d’Italia, probabilmente basati sul ricatto, o, per essere politically correct, “reciproca dipendenza”.
Nel 1981 per Gelli venne emesso un mandato di cattura, per spionaggio politico o militare. Le indagini relative al rapimento di Michele Sindona, portarono alla luce i documenti riguardanti la loggia P2, posseduti da Gelli nella, ormai celebre, Villa Wanda. Una apposita commisione parlamentare, presieduta da Tina Anselmi, rivelò buona parte dei segreti di questa loggia massonica. Ma di questo si parlerà nel prossimo numero.
Gustavo Marigliano.
martedì 8 febbraio 2011
Il mondo si muove, l'Italia resta ferma.
Aspettando il 12 dicembre...
Le pagine dei quotidiani italiani sono invase da tante notizie riguardanti i fatti politici; battibecchi tra i maggiori esponenti, critiche al premier Berlusconi, illeciti vari, ma, come dice il rapper Fabri Fibra, “in Italia volti persi e voti certi, in Italia ci sono cose che nessuno ti dirà… ci sono cose che nessuno ti darà, sei nato e morto qua, sei nato e morto qua, nato nel paese delle mezze verità, dove fuggi?”.
Il paese delle mezze verità mi sembra la definizione più adeguata e se al momento qualcuno mi chiedesse di descrivere l’Italia non potrei che dipingerlo come un paese immobile dove tutti si lamentano ma nessuno fa mai realmente qualcosa per cambiare la situazione.
Intanto, proprio a differenza dell’Italia, una situazione di allerta massima è quella che si sta registrando in Siria, Algeria, Egitto, Giordania, giusto per citarne qualcuna.
Sarebbero almeno 200 mila le persone scese in strada in tutto l'Egitto. È la stima dell'Osservatorio informativo egiziano Rasad al-Ikhbari, secondo cui sono scesi in strada tra i 200 e i 300 mila manifestanti, di cui 30mila manifestanti nel solo Cairo. Tutti uniti nel protestare contro il regime del presidente Mubarak; c'è stata la “giornata della collera” organizzata dai liberali egiziani, tra cui il partito al-Ghad, ma anche i Fratelli Musulmani, il partito al-Wafd e il movimento che fa capo a Mohammed El Baradei. I manifestanti hanno chiesto profondi cambiamenti nel paese e in particolare: l'abolizione dello stato d'emergenza introdotto nel 1981, le dimissioni del ministro dell'Interno Habib El Adly, una legge che limiti a due il numero massimo dei mandati presidenziali ma soprattutto la formazione di un governo di unità nazionale. Una situazione che ha coinvolto in senso lato anche gli Usa che continuano ad inviare i proprio aiuti al presidente Mubarak perdendo la propria credibilità agli occhi del resto del mondo: "Ho grande rispetto e ammirazione per il presidente Obama - ha detto El Baradei, premio nobel per la pace, intervistato dalla CNN dagli studi di Washington in collegamento con la abitazione al Cairo. - Ma ormai è chiaro a tutti che il popolo egiziano non vuole più Mubarak. Per questo Obama dovrebbe fare di più rispetto a quanto fatto finora e chiedere pubblicamente a Mubarak di lasciare».
Nonostante tutto la situazione in Egitto è destinata a un periodo di stallo: in attesa di capire cosa può succedere, Mubarak cerca di indebolire i dimostranti e magari cerca un accordo coi Fratelli Musulmani, che sarebbe fatale per la protesta .
In Algeria la situazione è diversa. Non si dimentichi che la rivolta è partita da qui prima ancora che in Tunisia, ma è stata soffocata fin dall'inizio. Nuova linfa è arrivata dalla rivolta dei gelsomini e dagli scontri in Egitto, ma l'opposizione algerina ha dimostrato debolezza.
In Giordania l’opposizione chiede riforme incisive, e nelle ultime settimane aveva organizzato manifestazioni popolari per chiedere le dimissioni di Rifai. Proteste che non riguardavano un cambiamento di regime, come aveva spiegato il segretario generale del Fronte d’Azione Islamica: “Noi riconosciamo la legittimità degli hascemiti, la famiglia regnante ad Amman. Non ci sono parallelismi tra Giordania e Egitto in quanto il popolo egiziano domanda un cambiamento di regime. Noi domandiamo riforme politiche e di governo”: il 21 Gennaio sono scese in piazza 5mila persone. La situazione in Giordania è importante per farci capire come non si tratti solo di lotte contro i propri regimi ma di interventi da parte della popolazione anche semplicemente per risolvere problemi politici, per “dare voce alle volontà”del popolo.
Sono modi questi che purtoppo tendono a sfociare nella violenza e che quindi ovviamente non possono essere “elogiati” ma ciò che dovremmo provare a "rubare" da questi territori è la loro forza e la loro volontà di far valere le proprie idee.
Qualcosa che il Popolo Viola cercherà di fare il 12 dicembre...
Serena Maratea
Le pagine dei quotidiani italiani sono invase da tante notizie riguardanti i fatti politici; battibecchi tra i maggiori esponenti, critiche al premier Berlusconi, illeciti vari, ma, come dice il rapper Fabri Fibra, “in Italia volti persi e voti certi, in Italia ci sono cose che nessuno ti dirà… ci sono cose che nessuno ti darà, sei nato e morto qua, sei nato e morto qua, nato nel paese delle mezze verità, dove fuggi?”.
Il paese delle mezze verità mi sembra la definizione più adeguata e se al momento qualcuno mi chiedesse di descrivere l’Italia non potrei che dipingerlo come un paese immobile dove tutti si lamentano ma nessuno fa mai realmente qualcosa per cambiare la situazione.
Intanto, proprio a differenza dell’Italia, una situazione di allerta massima è quella che si sta registrando in Siria, Algeria, Egitto, Giordania, giusto per citarne qualcuna.
Sarebbero almeno 200 mila le persone scese in strada in tutto l'Egitto. È la stima dell'Osservatorio informativo egiziano Rasad al-Ikhbari, secondo cui sono scesi in strada tra i 200 e i 300 mila manifestanti, di cui 30mila manifestanti nel solo Cairo. Tutti uniti nel protestare contro il regime del presidente Mubarak; c'è stata la “giornata della collera” organizzata dai liberali egiziani, tra cui il partito al-Ghad, ma anche i Fratelli Musulmani, il partito al-Wafd e il movimento che fa capo a Mohammed El Baradei. I manifestanti hanno chiesto profondi cambiamenti nel paese e in particolare: l'abolizione dello stato d'emergenza introdotto nel 1981, le dimissioni del ministro dell'Interno Habib El Adly, una legge che limiti a due il numero massimo dei mandati presidenziali ma soprattutto la formazione di un governo di unità nazionale. Una situazione che ha coinvolto in senso lato anche gli Usa che continuano ad inviare i proprio aiuti al presidente Mubarak perdendo la propria credibilità agli occhi del resto del mondo: "Ho grande rispetto e ammirazione per il presidente Obama - ha detto El Baradei, premio nobel per la pace, intervistato dalla CNN dagli studi di Washington in collegamento con la abitazione al Cairo. - Ma ormai è chiaro a tutti che il popolo egiziano non vuole più Mubarak. Per questo Obama dovrebbe fare di più rispetto a quanto fatto finora e chiedere pubblicamente a Mubarak di lasciare».
Nonostante tutto la situazione in Egitto è destinata a un periodo di stallo: in attesa di capire cosa può succedere, Mubarak cerca di indebolire i dimostranti e magari cerca un accordo coi Fratelli Musulmani, che sarebbe fatale per la protesta .
In Algeria la situazione è diversa. Non si dimentichi che la rivolta è partita da qui prima ancora che in Tunisia, ma è stata soffocata fin dall'inizio. Nuova linfa è arrivata dalla rivolta dei gelsomini e dagli scontri in Egitto, ma l'opposizione algerina ha dimostrato debolezza.
In Giordania l’opposizione chiede riforme incisive, e nelle ultime settimane aveva organizzato manifestazioni popolari per chiedere le dimissioni di Rifai. Proteste che non riguardavano un cambiamento di regime, come aveva spiegato il segretario generale del Fronte d’Azione Islamica: “Noi riconosciamo la legittimità degli hascemiti, la famiglia regnante ad Amman. Non ci sono parallelismi tra Giordania e Egitto in quanto il popolo egiziano domanda un cambiamento di regime. Noi domandiamo riforme politiche e di governo”: il 21 Gennaio sono scese in piazza 5mila persone. La situazione in Giordania è importante per farci capire come non si tratti solo di lotte contro i propri regimi ma di interventi da parte della popolazione anche semplicemente per risolvere problemi politici, per “dare voce alle volontà”del popolo.
Sono modi questi che purtoppo tendono a sfociare nella violenza e che quindi ovviamente non possono essere “elogiati” ma ciò che dovremmo provare a "rubare" da questi territori è la loro forza e la loro volontà di far valere le proprie idee.
Qualcosa che il Popolo Viola cercherà di fare il 12 dicembre...
Serena Maratea
lunedì 7 febbraio 2011
Un uomo confuso. L'ultima serie di dietrofront.
Quando sembrava che nulla in terra potesse sconfiggere o indebolire il potere del premier,ecco spuntare le dichiarazioni di Nicole Minetti e delle altre “papi-girls”!
A differenza delle altre inchieste a suo carico (Processo Mills – Processo Mediatrade - Diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo - Favoreggiamento della prostituzione minorile - Concussione e minaccia a un corpo politico amministrativo e giudiziario e Concussione Aggravata), le intercettazioni sono sempre state la bestia nera di Silvio Berlusconi;senza contare i numerosi bonifici per la Minetti,Noemi e Ruby – Rubacuori (più che altro Ruba-Soldi).
La situazione si è messa talmente male che ha portato Mr. Premier a tendere una mano all’opposizione,cavalcando il monito di Napolitano circa l’instaurazione di un nuovo clima politico pro riforme. Gesto politico ben noto all’opposizione ma che questa volta non si è lasciata ingannare dal “malizioso invito invitante” di Berlusconi. Pierluigi Bersani e D’Alema, per la prima volta concordi, hanno rispedito al mittente l’invito di una cooperazione dicendo:"questa volta non ci caschiamo e anche se ha promesso di rilanciare l’economia,continua ad aumentare le tasse ai cittadini!". Si, anche io mi son sconvolto quando ho sentito la “voce dell’opposizione” ma questa volta,finalmente,ci siamo. Magari Silvio non cadrà;magari comanderà ancora per 2 anni. Fatto sta che la presenza di partiti e quotidiani avversi alla finta politica del fare degli ultimi 3 anni da speranza ai deboli d’animo come me. La rivolta in Egitto ha dimostrato che perfino gli egiziani ne hanno fin sopra la testa. Certo, quella lì è dittatura mentre in Italia c’è si una dittatura ma pur sempre democratica!
Perfino Niccolò Ghedini sembra essersi arreso alla vita mondana del suo padrone, dopo lunghi mesi rinchiuso a palazzo Grazioli e ad Arcore,l’avvocato ha ricordato di avere una famiglia e che i figli non si crescono da soli. Aggiungiamo il voto al federalismo che vede tragicamente in bilico questo governo (vedi caduta Berlusconi 1996). Il PDl,spesso tradotto in Partito della Lega, è continuamente minacciato da minacce più interne che esterne. Basta lasciar scorrere il tempo che inciampa nuovamente da solo in una nuova inchiesta giudiziaria. E poi dicono che sono i magistrati comunisti! A me pare proprio che sia lui a cercarsele!
Concludo con la volontà del Berlusca di scendere in piazza per manifestare contro la magistratura, pilastro della nostra società civile e creatrice dello stato di diritto italiano, anche se non percepibile facilmente. Naturalmente, dopo un breve incontro con Gianni Letta-risolvoguai, ha deciso che forse forse non sarebbe una buona idea scendere in piazza per i suoi interesse, una volta tanto, e che ritirare l’intenzione è cosa nobile. Certo, sarebbe stato ancora più nobile non esternare la volontà di annientare la magistratura.
Matteo Esposito.
A differenza delle altre inchieste a suo carico (Processo Mills – Processo Mediatrade - Diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo - Favoreggiamento della prostituzione minorile - Concussione e minaccia a un corpo politico amministrativo e giudiziario e Concussione Aggravata), le intercettazioni sono sempre state la bestia nera di Silvio Berlusconi;senza contare i numerosi bonifici per la Minetti,Noemi e Ruby – Rubacuori (più che altro Ruba-Soldi).
La situazione si è messa talmente male che ha portato Mr. Premier a tendere una mano all’opposizione,cavalcando il monito di Napolitano circa l’instaurazione di un nuovo clima politico pro riforme. Gesto politico ben noto all’opposizione ma che questa volta non si è lasciata ingannare dal “malizioso invito invitante” di Berlusconi. Pierluigi Bersani e D’Alema, per la prima volta concordi, hanno rispedito al mittente l’invito di una cooperazione dicendo:"questa volta non ci caschiamo e anche se ha promesso di rilanciare l’economia,continua ad aumentare le tasse ai cittadini!". Si, anche io mi son sconvolto quando ho sentito la “voce dell’opposizione” ma questa volta,finalmente,ci siamo. Magari Silvio non cadrà;magari comanderà ancora per 2 anni. Fatto sta che la presenza di partiti e quotidiani avversi alla finta politica del fare degli ultimi 3 anni da speranza ai deboli d’animo come me. La rivolta in Egitto ha dimostrato che perfino gli egiziani ne hanno fin sopra la testa. Certo, quella lì è dittatura mentre in Italia c’è si una dittatura ma pur sempre democratica!
Perfino Niccolò Ghedini sembra essersi arreso alla vita mondana del suo padrone, dopo lunghi mesi rinchiuso a palazzo Grazioli e ad Arcore,l’avvocato ha ricordato di avere una famiglia e che i figli non si crescono da soli. Aggiungiamo il voto al federalismo che vede tragicamente in bilico questo governo (vedi caduta Berlusconi 1996). Il PDl,spesso tradotto in Partito della Lega, è continuamente minacciato da minacce più interne che esterne. Basta lasciar scorrere il tempo che inciampa nuovamente da solo in una nuova inchiesta giudiziaria. E poi dicono che sono i magistrati comunisti! A me pare proprio che sia lui a cercarsele!
Concludo con la volontà del Berlusca di scendere in piazza per manifestare contro la magistratura, pilastro della nostra società civile e creatrice dello stato di diritto italiano, anche se non percepibile facilmente. Naturalmente, dopo un breve incontro con Gianni Letta-risolvoguai, ha deciso che forse forse non sarebbe una buona idea scendere in piazza per i suoi interesse, una volta tanto, e che ritirare l’intenzione è cosa nobile. Certo, sarebbe stato ancora più nobile non esternare la volontà di annientare la magistratura.
Matteo Esposito.
venerdì 4 febbraio 2011
Demagogia e melina: un premier pietoso, un governo fantasma.
Un'altra settimana si chiude, niente ancora è stato deciso. Da questa empasse che si sta trascinando dal 14 dicembre sembra quasi non esserci via d'uscita.
Sbagliava chi ha creduto che il caso Ruby avrebbe definitivamente fatto fuori (politicamente) Berlusconi: sbagliava anche, però, chi credeva che il premier ne sarebbe uscito indenne. Non è così.
Il fatto è che ormai ha le ore contate. Poteva essere l'evasione fiscale, la bancarotta fraudolenta, l'abuso d'ufficio, la corruzione, la mafia, invece, incredibilmente, sarà la prostituzione minorile la pietra tombale dell'immagine pubblica del premier. Ad oggi il 60% degli elettori non saprebbe chi votare: turandosi il naso, difficilmente la maggior parte di loro voterebbe ancora l'uomo più viscido tra quelli papabili (anche se gli altri per ora non ci sarebbero nemmeno, sembra difficile che a sinistra e il terzo polo trovino qualcuno di più riprovevole). Seppur dovesse magicamente resistere per altri due anni (non è assolutamente detto che non ce la faccia), perderà sicuramente. Ecco perchè cerca di resistere con tutte le sue forze. E con le strategie che proprio lui, accusando Fini, Casini e Bersani, aveva tirato in ballo: giochini da Prima Repubblica.
Il giochino di cui si parla viene chiamato genericamente "federalismo". Il termine federalismo, in senso stretto, indica una condizione in cui più stati o entità territoriali riconoscono una sorta di unità, mantenendo un certo grado di autonomia. Di solito si viene a formare quando più stati pre-esistenti si riuniscono sotto lo stesso tetto. Gli Stati Uniti ne sono il classico esempio.
Quello di cui si sta parlando in questi giorni è, però, un'altra cosa. Lo chiamano "federalismo fiscale" e lo pubblicizzano in questo modo: "Il sistema attuale è questo: i cittadini pagano le tasse, lo Stato centrale preleva, mette tutto nel calderone, poi decide a chi inviare, e quanto. Con il federalismo fiscale, i soldi resteranno ai Comuni, che decideranno quanto chiedere e quanto spendere, cosicchè il cittadino, votando, giudicherà l'operato del sindaco." Che bello. Sembra fantastico.
La Lega cavalca l'onda dalla sua nascita. E' questo il loro principale obiettivo: smettere di pagare tasse che verranno utilizzate per pagare le spese di cittadini del sud, spreconi, ladri e scansafatiche. Con il federalismo fiscale tutto questo avrà un freno. Almeno a parole.
Perchè, si sa, le parole lasciano il tempo che trovano. E, questo governo, in quanto a parole non lo batte nessuno.
Ricordate la munnezza? "Sparirà tra tre giorni". Dopo un anno era ancora lì, e chissà quando sara scacciato lo spettro. "Questo governo è quello che, nella storia d'Italia, ha combattuto meglio la mafia." E poi i poliziotti sono andati ad Arcore a scioperare per i pesanti tagli ai fondi, mentre il premier fa scortare le gentili ospiti delle sue feste. Per non parlare dei continui tentativi di piazzare una belle leggina contro le intercettazioni: vorrei sapere quanti processi per mafia verrebbero cancellati semmai dovesse essere approvata una legge bavaglio del genere. "La riforma Gelmini è un pesante attacco ai baroni. Vincerà il merito!". E poi nelle scuole elementari non c'è più carta igienica, migliaia di ragazzi diversamente abili non hanno più il loro maestro di sostegno, i ricercatori stanno per strada e Cepu sforna dottori (coma la Bocconi e la Normale). Ah, già, dimenticavo: con i tagli alle borse di studio, chi non ha abbastanza soldi non potrà laurearsi. Sono i soldi il metro del merito, mica le capacità e la preparazione!
Quando qualcuno afferma qualcosa del tipo "Vogliono fare cadere il governo perchè non possono vedere Silvio Berlusconi. Ognuno in casa sua fa quello che vuole, purchè governi bene!" mi innervosisco come una bestia. Cioè, ma stiamo scherazando? A parte il fatto che ognuno può fare quello che vuole nei limiti della legge, ma poi vogliamo svegliarci e renderci conto di quanto male sta facendo questo Berlusconi III al paese? Alzi la mano chi vuole contraddire almeno una delle mie confutazioni agli slogan dei berluscones.
Questa sorta di "federalismo fiscale", comunque vada a finire, rischia seriamente di fare la fine degli altri slogan. Anche se in salsa leghista.
Il problema è questo: come al solito, le buone intenzioni dichiarate collidono con la triste realtà: questo federalismo è un pastrocchio, i Comuni dovranno fare i salti mortali per reperire le risorse e, slegati da ogni freno, cominceranno a chiedere tasse su tasse (s'era parlato di sbloccare l'addizionale irpef, della tassa di soggiorno e altre diavolerie). Castelli ad Annozero, incalzato da Bocchino, l'aveva buttata sul demagogico "Bocchino parla così perchè sa che i sindaci del sud sprecano denaro in quantità, sarebbero penalizzati senza i soldi che arriverebbero dal nord". Che tristezza. Aveva candidamente ammesso il probabile aumento delle tasse, però aveva distolto l'attenzione buttando lì l'ennesima dichiarazione diffamatoria.
Ma usciamo per un attimo dal merito della legge: ciò che preoccupa, ancor più della sostanza, è la forma. La situazione politica, ancora in equilibrio instabile, poggia su questa parolina quasi magica per evitare di precipitare.
La Lega non può permettersi di andare alle elezioni senza federalismo: la base è già troppo scottata dagli scandali riguardanti il premier, i leghisti lo sanno ed hanno paura. Se poi ci aggiungiamo che Bossi e company si stanno comportando proprio come i vecchi membri della Prima Repubblica, così tanto bistrattati pur di poter prendere il loro posto (un fatto su tutti: si diceva di Roma ladrona, ma Renzo Bossi, il Trota, merita di guadagnare oltre dodicimila euro al mese, in quanto figlio del Senatur? Nonostante il fatto che abbia ripetuto più volte l'esame di maturità? Io non credo....) il quadro è completo. Quindi la situazione è questa: oggi, di andare al voto, non se ne parla proprio. Meglio provare in tutti i modi a far passare il federalismo. Poi ne parliamo.
Per Berlusconi le elezioni sono ancora peggio. Già si è scritto, la gente non gli crede più. La pesante opera di disinformazione da parte dei suoi leccapiedi non ha potuto nulla questa volta. La gente non gli crede più. Quindi non gli resta che tirare a campare. Facciamo passare la bufera Ruby, poi ne parliamo.
Ed è qui che c'è l'inghippo, il giochino da Prima Repubblica. Avete presente il federalismo? Bene, la bicameralina, l'ha respinta. Berlusconi e Bossi sembravano aver sudato freddo, poi in serata, nonostante il parere negativo del Parlamento, l'hanno approvata.
Le opposizioni hanno gridato finanche al golpe! Beh, proprio un golpe no, ma non s'era mai visto il governo legiferare contro il parere del Parlamento. Ma è qui che c'è stato il colpo di genio: il federalismo è passato nelle mani di Napolitano, Presidente della Repubblica. E cosa avrebbe mai potuto fare? Semplice! La legge non passa, deve essere prima presentata interamente alle camere. Ed il giochino è bello che pronto.
Perchè il punto è questo: discuterlo in Parlamento significherebbe far passare almeno due-tre mesi. Ergo, lo spettro elezioni sarebbe spostato almeno fino all'autunno. Con buona pace di Berlusconi, che tira a campare ancora un pò prima del rinvio a giudizio e della Lega, che può rimandare le elezioni che, ad oggi, non sarebbero il plebiscito che avrebbero potuto essere prima del 14 dicembre. Ma nei prossimi giorni ne sapremo di più. Accontentiamoci della dietrologia.
Qualche rigo lo vorrei spendere per il caso Ruby e quello Barbareschi.
L'inizio della prossima settimana sarà caratterizzato dalla richiesta da parte dei Pm di poter ottenere il rito abbreviato: poi il gip dovrà decidere se le prove sono sufficienti per instaurarlo. In qualche settimana si dovrebbe decidere chi presiederà e quando, e come, verrà processato Berlusconi. O, almeno, se proprio lui riuscisse a trovare l'ennesimo salvacondotto, tutti gli altri, dalla Minetti a Fede, passando per Lele Mora.
Barbareschi non sarebbe un politico, ma un attore. Il mese scorso sputava merda su Berlusconi. Oggi, dopo aver colloquiato con lui, è pronto a ritornare nel Pdl, o al massimo, cedere la sua poltrona da parlamentare ad un berlusconiano di ferro. Un solo commento: è vergognoso, gli sputerei in faccia.
Concluderei buttando giù qualcosina per quanto riguarda le opposizioni: ma dove cazzo stanno?
Gustavo Marigliano.
Sbagliava chi ha creduto che il caso Ruby avrebbe definitivamente fatto fuori (politicamente) Berlusconi: sbagliava anche, però, chi credeva che il premier ne sarebbe uscito indenne. Non è così.
Il fatto è che ormai ha le ore contate. Poteva essere l'evasione fiscale, la bancarotta fraudolenta, l'abuso d'ufficio, la corruzione, la mafia, invece, incredibilmente, sarà la prostituzione minorile la pietra tombale dell'immagine pubblica del premier. Ad oggi il 60% degli elettori non saprebbe chi votare: turandosi il naso, difficilmente la maggior parte di loro voterebbe ancora l'uomo più viscido tra quelli papabili (anche se gli altri per ora non ci sarebbero nemmeno, sembra difficile che a sinistra e il terzo polo trovino qualcuno di più riprovevole). Seppur dovesse magicamente resistere per altri due anni (non è assolutamente detto che non ce la faccia), perderà sicuramente. Ecco perchè cerca di resistere con tutte le sue forze. E con le strategie che proprio lui, accusando Fini, Casini e Bersani, aveva tirato in ballo: giochini da Prima Repubblica.
Il giochino di cui si parla viene chiamato genericamente "federalismo". Il termine federalismo, in senso stretto, indica una condizione in cui più stati o entità territoriali riconoscono una sorta di unità, mantenendo un certo grado di autonomia. Di solito si viene a formare quando più stati pre-esistenti si riuniscono sotto lo stesso tetto. Gli Stati Uniti ne sono il classico esempio.
Quello di cui si sta parlando in questi giorni è, però, un'altra cosa. Lo chiamano "federalismo fiscale" e lo pubblicizzano in questo modo: "Il sistema attuale è questo: i cittadini pagano le tasse, lo Stato centrale preleva, mette tutto nel calderone, poi decide a chi inviare, e quanto. Con il federalismo fiscale, i soldi resteranno ai Comuni, che decideranno quanto chiedere e quanto spendere, cosicchè il cittadino, votando, giudicherà l'operato del sindaco." Che bello. Sembra fantastico.
La Lega cavalca l'onda dalla sua nascita. E' questo il loro principale obiettivo: smettere di pagare tasse che verranno utilizzate per pagare le spese di cittadini del sud, spreconi, ladri e scansafatiche. Con il federalismo fiscale tutto questo avrà un freno. Almeno a parole.
Perchè, si sa, le parole lasciano il tempo che trovano. E, questo governo, in quanto a parole non lo batte nessuno.
Ricordate la munnezza? "Sparirà tra tre giorni". Dopo un anno era ancora lì, e chissà quando sara scacciato lo spettro. "Questo governo è quello che, nella storia d'Italia, ha combattuto meglio la mafia." E poi i poliziotti sono andati ad Arcore a scioperare per i pesanti tagli ai fondi, mentre il premier fa scortare le gentili ospiti delle sue feste. Per non parlare dei continui tentativi di piazzare una belle leggina contro le intercettazioni: vorrei sapere quanti processi per mafia verrebbero cancellati semmai dovesse essere approvata una legge bavaglio del genere. "La riforma Gelmini è un pesante attacco ai baroni. Vincerà il merito!". E poi nelle scuole elementari non c'è più carta igienica, migliaia di ragazzi diversamente abili non hanno più il loro maestro di sostegno, i ricercatori stanno per strada e Cepu sforna dottori (coma la Bocconi e la Normale). Ah, già, dimenticavo: con i tagli alle borse di studio, chi non ha abbastanza soldi non potrà laurearsi. Sono i soldi il metro del merito, mica le capacità e la preparazione!
Quando qualcuno afferma qualcosa del tipo "Vogliono fare cadere il governo perchè non possono vedere Silvio Berlusconi. Ognuno in casa sua fa quello che vuole, purchè governi bene!" mi innervosisco come una bestia. Cioè, ma stiamo scherazando? A parte il fatto che ognuno può fare quello che vuole nei limiti della legge, ma poi vogliamo svegliarci e renderci conto di quanto male sta facendo questo Berlusconi III al paese? Alzi la mano chi vuole contraddire almeno una delle mie confutazioni agli slogan dei berluscones.
Questa sorta di "federalismo fiscale", comunque vada a finire, rischia seriamente di fare la fine degli altri slogan. Anche se in salsa leghista.
Il problema è questo: come al solito, le buone intenzioni dichiarate collidono con la triste realtà: questo federalismo è un pastrocchio, i Comuni dovranno fare i salti mortali per reperire le risorse e, slegati da ogni freno, cominceranno a chiedere tasse su tasse (s'era parlato di sbloccare l'addizionale irpef, della tassa di soggiorno e altre diavolerie). Castelli ad Annozero, incalzato da Bocchino, l'aveva buttata sul demagogico "Bocchino parla così perchè sa che i sindaci del sud sprecano denaro in quantità, sarebbero penalizzati senza i soldi che arriverebbero dal nord". Che tristezza. Aveva candidamente ammesso il probabile aumento delle tasse, però aveva distolto l'attenzione buttando lì l'ennesima dichiarazione diffamatoria.
Ma usciamo per un attimo dal merito della legge: ciò che preoccupa, ancor più della sostanza, è la forma. La situazione politica, ancora in equilibrio instabile, poggia su questa parolina quasi magica per evitare di precipitare.
La Lega non può permettersi di andare alle elezioni senza federalismo: la base è già troppo scottata dagli scandali riguardanti il premier, i leghisti lo sanno ed hanno paura. Se poi ci aggiungiamo che Bossi e company si stanno comportando proprio come i vecchi membri della Prima Repubblica, così tanto bistrattati pur di poter prendere il loro posto (un fatto su tutti: si diceva di Roma ladrona, ma Renzo Bossi, il Trota, merita di guadagnare oltre dodicimila euro al mese, in quanto figlio del Senatur? Nonostante il fatto che abbia ripetuto più volte l'esame di maturità? Io non credo....) il quadro è completo. Quindi la situazione è questa: oggi, di andare al voto, non se ne parla proprio. Meglio provare in tutti i modi a far passare il federalismo. Poi ne parliamo.
Per Berlusconi le elezioni sono ancora peggio. Già si è scritto, la gente non gli crede più. La pesante opera di disinformazione da parte dei suoi leccapiedi non ha potuto nulla questa volta. La gente non gli crede più. Quindi non gli resta che tirare a campare. Facciamo passare la bufera Ruby, poi ne parliamo.
Ed è qui che c'è l'inghippo, il giochino da Prima Repubblica. Avete presente il federalismo? Bene, la bicameralina, l'ha respinta. Berlusconi e Bossi sembravano aver sudato freddo, poi in serata, nonostante il parere negativo del Parlamento, l'hanno approvata.
Le opposizioni hanno gridato finanche al golpe! Beh, proprio un golpe no, ma non s'era mai visto il governo legiferare contro il parere del Parlamento. Ma è qui che c'è stato il colpo di genio: il federalismo è passato nelle mani di Napolitano, Presidente della Repubblica. E cosa avrebbe mai potuto fare? Semplice! La legge non passa, deve essere prima presentata interamente alle camere. Ed il giochino è bello che pronto.
Perchè il punto è questo: discuterlo in Parlamento significherebbe far passare almeno due-tre mesi. Ergo, lo spettro elezioni sarebbe spostato almeno fino all'autunno. Con buona pace di Berlusconi, che tira a campare ancora un pò prima del rinvio a giudizio e della Lega, che può rimandare le elezioni che, ad oggi, non sarebbero il plebiscito che avrebbero potuto essere prima del 14 dicembre. Ma nei prossimi giorni ne sapremo di più. Accontentiamoci della dietrologia.
Qualche rigo lo vorrei spendere per il caso Ruby e quello Barbareschi.
L'inizio della prossima settimana sarà caratterizzato dalla richiesta da parte dei Pm di poter ottenere il rito abbreviato: poi il gip dovrà decidere se le prove sono sufficienti per instaurarlo. In qualche settimana si dovrebbe decidere chi presiederà e quando, e come, verrà processato Berlusconi. O, almeno, se proprio lui riuscisse a trovare l'ennesimo salvacondotto, tutti gli altri, dalla Minetti a Fede, passando per Lele Mora.
Barbareschi non sarebbe un politico, ma un attore. Il mese scorso sputava merda su Berlusconi. Oggi, dopo aver colloquiato con lui, è pronto a ritornare nel Pdl, o al massimo, cedere la sua poltrona da parlamentare ad un berlusconiano di ferro. Un solo commento: è vergognoso, gli sputerei in faccia.
Concluderei buttando giù qualcosina per quanto riguarda le opposizioni: ma dove cazzo stanno?
Gustavo Marigliano.
mercoledì 2 febbraio 2011
Aggancia, delegittima e distruggi.
All'indomani dello scandalo Ruby tutti i berluscones si sono prontamente lanciati in difesa del loro padrone, sabotando ogni trasmissione decente con le loro urla, le loro bugie ed i loro claque...
"Riflettere e trarre conclusioni" Istruzioni per l'uso.
Il governo delle mezze verità continua la sua battaglia pseudo politica. Le marionette di Berlusconi (Porro, Sallusti, Feltri, Santanchè, Mussolini, Masi, Garimberti, Pippo e Topolino) continuano a difendere il padrone/fidanzatino d’Italia. Il contraddittorio non è ben accetto e lo si evince dalla gestione di tutte le sue proprietà: Milan, Mediaset, Mondadori ecc….
Padron Berlusconi è come quei vecchi (ed in effetti lui lo è eccome) che giunti a 74 anni suonati, cercano di cristallizzare i propri introiti. Sbagliato? Assolutamente no. I suoi modi però hanno tendenze da “Ventennio”, accettate in Russia ed in Africa ma ben lontane dagli assetti Europei (vedi Germania, Inghilterra e Spagna).
Non si può parlare di lui, che subito scatta l’accusa di “usufruire del servizio pubblico per fare veri e propri processi mediatici”. Naturalmente quest’accusa è comprensibile e lecita; molti programmi tv hanno la tendenza verso la mano col pugno ma ciò non toglie che il 98% della televisione italiana è proprietà di Mediaset o da essa indirettamente controllata. Padron Silvio ha capito che non si può fermare un programma ma lo si può delegittimare con attacchi preventivi e/o durante la diretta dello stesso. È ormai da tanto tempo che siamo costretti ad assistere a persone (secondo me il più viscido è Lupi) che, imperterrite, continuano a difenderlo anche dinanzi ad intercettazioni, quelle del caso Ruby, che anche un bambino capirebbe. Si arrivati a dire che la giurisdizione della corte di Milano è “illecita e sovversiva” e, grazie a personaggi come La Russa e la Santanchè, i programmi sono teatrini delegittimanti, pieni di grida, offese, diti medi e conseguente abbandono della trasmissione.
Qualche giorno fa il “Premier” ha telefonato Gad Lerner, durante la diretta tv, offendendo la trasmissione, il conduttore, gli ospiti ed anche il tizio che si trovava li per portare i caffè. L’invito finale all’onorevole Iva Zanicchi (ci manca solo l’uomo ragno come onorevole) di alzarsi e lasciare la trasmissione.
Tutti questi eventi hanno uno scopo ben preciso: delegittimare e distruggere; avvelenare ed uccidere. Trasmissioni come Annozero e Ballarò, sono costrette ad ospitare non un contraddittorio vero, domande e risposte, ma risse da bar. Manca solo una stecca da biliardo dietro la nuca del povero Floris!
Se tutto questo è gravissimo, è perché non abbiamo ancora esaminato l’attacco del quotidiano Il Giornale (indovinate di chi è) al Magistrato Ilda Boccassini, ex braccio destro di Falcone, nonché maggiore responsabile degli arresti effettuati nei confronti di quei poveri corrotti e mafiosi che volevano solo cibarsi in pace del danaro pubblico e privato. Il Giornale ha cercato di ridicolizzare la “mammasantissima magistrata” ricordando che nel 1982 (cioè pochi giorni fa per i giornalisti sempre chiusi in redazione per proteggere il proprio padrone nonché loro datore di lavoro) furono scattate delle foto che immortalarono la “Magistrata” in situazione amorosa con un ragazzo. Ora, non per dire, ma come si fa a fare la morale ad una persona che ha una vita amorosa mentre il presidente del consiglio dei ministri va a puttane e quelle puttane sono minorenni?
Come vedete, stiamo vivendo una “grossa crisi” come diceva Corrado Guzzanti tempo fa. Si accettano consigli in merito!
Matteo Esposito
"Riflettere e trarre conclusioni" Istruzioni per l'uso.
Il governo delle mezze verità continua la sua battaglia pseudo politica. Le marionette di Berlusconi (Porro, Sallusti, Feltri, Santanchè, Mussolini, Masi, Garimberti, Pippo e Topolino) continuano a difendere il padrone/fidanzatino d’Italia. Il contraddittorio non è ben accetto e lo si evince dalla gestione di tutte le sue proprietà: Milan, Mediaset, Mondadori ecc….
Padron Berlusconi è come quei vecchi (ed in effetti lui lo è eccome) che giunti a 74 anni suonati, cercano di cristallizzare i propri introiti. Sbagliato? Assolutamente no. I suoi modi però hanno tendenze da “Ventennio”, accettate in Russia ed in Africa ma ben lontane dagli assetti Europei (vedi Germania, Inghilterra e Spagna).
Non si può parlare di lui, che subito scatta l’accusa di “usufruire del servizio pubblico per fare veri e propri processi mediatici”. Naturalmente quest’accusa è comprensibile e lecita; molti programmi tv hanno la tendenza verso la mano col pugno ma ciò non toglie che il 98% della televisione italiana è proprietà di Mediaset o da essa indirettamente controllata. Padron Silvio ha capito che non si può fermare un programma ma lo si può delegittimare con attacchi preventivi e/o durante la diretta dello stesso. È ormai da tanto tempo che siamo costretti ad assistere a persone (secondo me il più viscido è Lupi) che, imperterrite, continuano a difenderlo anche dinanzi ad intercettazioni, quelle del caso Ruby, che anche un bambino capirebbe. Si arrivati a dire che la giurisdizione della corte di Milano è “illecita e sovversiva” e, grazie a personaggi come La Russa e la Santanchè, i programmi sono teatrini delegittimanti, pieni di grida, offese, diti medi e conseguente abbandono della trasmissione.
Qualche giorno fa il “Premier” ha telefonato Gad Lerner, durante la diretta tv, offendendo la trasmissione, il conduttore, gli ospiti ed anche il tizio che si trovava li per portare i caffè. L’invito finale all’onorevole Iva Zanicchi (ci manca solo l’uomo ragno come onorevole) di alzarsi e lasciare la trasmissione.
Tutti questi eventi hanno uno scopo ben preciso: delegittimare e distruggere; avvelenare ed uccidere. Trasmissioni come Annozero e Ballarò, sono costrette ad ospitare non un contraddittorio vero, domande e risposte, ma risse da bar. Manca solo una stecca da biliardo dietro la nuca del povero Floris!
Se tutto questo è gravissimo, è perché non abbiamo ancora esaminato l’attacco del quotidiano Il Giornale (indovinate di chi è) al Magistrato Ilda Boccassini, ex braccio destro di Falcone, nonché maggiore responsabile degli arresti effettuati nei confronti di quei poveri corrotti e mafiosi che volevano solo cibarsi in pace del danaro pubblico e privato. Il Giornale ha cercato di ridicolizzare la “mammasantissima magistrata” ricordando che nel 1982 (cioè pochi giorni fa per i giornalisti sempre chiusi in redazione per proteggere il proprio padrone nonché loro datore di lavoro) furono scattate delle foto che immortalarono la “Magistrata” in situazione amorosa con un ragazzo. Ora, non per dire, ma come si fa a fare la morale ad una persona che ha una vita amorosa mentre il presidente del consiglio dei ministri va a puttane e quelle puttane sono minorenni?
Come vedete, stiamo vivendo una “grossa crisi” come diceva Corrado Guzzanti tempo fa. Si accettano consigli in merito!
Matteo Esposito
martedì 1 febbraio 2011
Tutta un'altra storia?
La settimana scorsa si sono tenute le primarie regionali del Pd. Sono state lo specchio della sgangheratezza del principale partito di opposizione, che, per bocca di Rosy Bindi, affermava di non essere una delle concause che hanno portato a questa tremenda situazione di stallo.
L’alternativa PD a Napoli: stesso posto, stessa gente
La città del sole, del mare, della gente allegra. La città di Masaniello, della Pimentel Fonseca, di Galiani. La città di Totò, Eduardo e Troisi. La città del giudice Cantone e di Saviano.
Uomini e donne illustri che a vario titolo, con la propria arte e levatura morale, hanno tentato di dare un respiro diverso ad una terra di confine, ad una terra di contraddizioni.
Ed ancora una volta la Napoli di tutti è al centro di un ciclone il cui occhio è al cuore della legalità e della giustizia. Napoli e la Campania prototipi di ciò che, in modi e misure allargate, accade nell’Italia tutta. Ma a Napoli questo assume un significato più profondo e scandaloso. Da tempo si cerca nei diversi partiti e nelle più differenti proposte politiche un’alternativa forte e valida al PDL. Il PD cerca di arrancare una qualche controffensiva e ne rimane schiacciato. Da tempo si percepisce a livello nazionale un’assenza di confine tra chi comanda cosa e chi, e chi si oppone. E ciò in Campania assume i colori e i contorni delle vicende ultime di questi periodi a partire dagli agguati di camorra per finire al problema rifiuti. Parlare di alternativa a Napoli non significa soltanto cercare un’opposizione alla destra, bensì significa essere super partes, significa assumersi la responsabilità e l’onere di governare nel pieno rispetto della responsabilità. Significa proporre facce nuove, con vestiti immacolati, pronti a non scendere ai soliti e ormai noti compromessi.
Il PD ha cercato proporre un candidato degno di tale nome per la nomina di Sindaco della città, chiamando a consulta il suo popolo di fedeli. Il risultato è quanto mai indegno, una vecchia e triste storia che si ripete.
I cinque candidati alle primarie si sono proposti agli elettori come baluardi della legalità, come alternative serie e responsabili.
Nicola Oddati, 46 anni, assessore uscente alla Cultura nella giunta Iervolino, si è autodefinito “un eretico che fa la politica per passione”. Umberto Ranieri, amico e consigliere storico di Giorgio Napolitano (all’epoca del Pci i due davano linfa e nerbo alla corrente migliorista), oggi responsabile nazionale Mezzogiorno del Pd, aveva detto: “Vi parlerò del futuro di Napoli, vi chiederò di collaborare a immaginarlo e realizzarlo, vi prometto rigore, passione, competenza”.
Gino Sorbillo: 36 anni, professione pizzaiolo nonché titolare di un locale in zona Tribunali, aveva dichiarato: “Intendo dare il segnale di una Napoli che lavora e che contribuisce al destino positivo del centro storici”. Andrea Cozzolino e’ il recordman delle preferenze del Pd al Sud alle ultime elezioni europee: ben 136.859, con l’esplicito sostegno dell’allora Governatore Antonio Bassolino. “Occorre ricostruire – aveva detto – un rapporto tra la città e le istituzioni per ridurre le distanze. E’ indispensabile un processo di riconciliazione per affrontare le emergenze”. Libero Mancuso. vendoliano ex giudice che ha affrontato il processo della strage di Bologna, aveva affermato “Penso di poter essere la persona giusta per dare una svolta a Napoli. Ma so che non è facile”.
Insomma promesse, proposte, impegni. Ed è stato tutto sconfermato già l’indomani delle elezioni: Napoli nel caso per presunti brogli elettorali. Elezioni che ha vinto Cozzolino. Da Roma Bersani gli chiede «un gesto di responsabilità, un atto di generosità che favorisca la ricerca di una candidatura che possa unire tutti in una battaglia vincente». Lui rilancia, davanti a una platea di quasi duemila sostenitori che si sono raccolti al Palapartenope, la tensostruttura da anni teatro di grandi manifestazioni politiche: «Andrò avanti, con la schiena dritta». E ancora: «Farei un passo indietro solo se si candidassero Saviano o Cantone». Conclusione del teatrino: il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, ha chiesto alla presidente dell’Assemblea nazionale del partito, Rosy Bindi, di sospendere l’assemblea nazionale dei democratici, prevista per il fine settimana a Napoli. Richiesta accolta dalla senatrice che annuncia: “La seduta sarà riconvocata nel mese di febbraio”.
Da ogni dove si chiede di rifare le elezioni: è lo stesso Saviano che dalle pagine di Repubblica fa appello alla coscienza civica del PD, nel rispetto dell’elettorato stanco di vedere i propri diritti violanti nella maniera più indegna e ignobile. Si è parlato di voti pagati, di infiltrazioni della destra e della camorra.
Sembra che la vita di Napoli sia segnato da un destino infausto, a cui forse la vera alternativa sarebbe davvero il giudice Cantone. Tuttavia Napoli è solo la cartina di tornasole di ciò che sta accadendo nel nostro Paese con pagamenti presunti o veri, brogli elettorali o elezioni suggestionate.
Ma forse un giudice è proprio un’alternativa davvero troppo altra per poter essere accettata persino dall’opposizione e dai cittadini.
Carolina Cimmino
L’alternativa PD a Napoli: stesso posto, stessa gente
La città del sole, del mare, della gente allegra. La città di Masaniello, della Pimentel Fonseca, di Galiani. La città di Totò, Eduardo e Troisi. La città del giudice Cantone e di Saviano.
Uomini e donne illustri che a vario titolo, con la propria arte e levatura morale, hanno tentato di dare un respiro diverso ad una terra di confine, ad una terra di contraddizioni.
Ed ancora una volta la Napoli di tutti è al centro di un ciclone il cui occhio è al cuore della legalità e della giustizia. Napoli e la Campania prototipi di ciò che, in modi e misure allargate, accade nell’Italia tutta. Ma a Napoli questo assume un significato più profondo e scandaloso. Da tempo si cerca nei diversi partiti e nelle più differenti proposte politiche un’alternativa forte e valida al PDL. Il PD cerca di arrancare una qualche controffensiva e ne rimane schiacciato. Da tempo si percepisce a livello nazionale un’assenza di confine tra chi comanda cosa e chi, e chi si oppone. E ciò in Campania assume i colori e i contorni delle vicende ultime di questi periodi a partire dagli agguati di camorra per finire al problema rifiuti. Parlare di alternativa a Napoli non significa soltanto cercare un’opposizione alla destra, bensì significa essere super partes, significa assumersi la responsabilità e l’onere di governare nel pieno rispetto della responsabilità. Significa proporre facce nuove, con vestiti immacolati, pronti a non scendere ai soliti e ormai noti compromessi.
Il PD ha cercato proporre un candidato degno di tale nome per la nomina di Sindaco della città, chiamando a consulta il suo popolo di fedeli. Il risultato è quanto mai indegno, una vecchia e triste storia che si ripete.
I cinque candidati alle primarie si sono proposti agli elettori come baluardi della legalità, come alternative serie e responsabili.
Nicola Oddati, 46 anni, assessore uscente alla Cultura nella giunta Iervolino, si è autodefinito “un eretico che fa la politica per passione”. Umberto Ranieri, amico e consigliere storico di Giorgio Napolitano (all’epoca del Pci i due davano linfa e nerbo alla corrente migliorista), oggi responsabile nazionale Mezzogiorno del Pd, aveva detto: “Vi parlerò del futuro di Napoli, vi chiederò di collaborare a immaginarlo e realizzarlo, vi prometto rigore, passione, competenza”.
Gino Sorbillo: 36 anni, professione pizzaiolo nonché titolare di un locale in zona Tribunali, aveva dichiarato: “Intendo dare il segnale di una Napoli che lavora e che contribuisce al destino positivo del centro storici”. Andrea Cozzolino e’ il recordman delle preferenze del Pd al Sud alle ultime elezioni europee: ben 136.859, con l’esplicito sostegno dell’allora Governatore Antonio Bassolino. “Occorre ricostruire – aveva detto – un rapporto tra la città e le istituzioni per ridurre le distanze. E’ indispensabile un processo di riconciliazione per affrontare le emergenze”. Libero Mancuso. vendoliano ex giudice che ha affrontato il processo della strage di Bologna, aveva affermato “Penso di poter essere la persona giusta per dare una svolta a Napoli. Ma so che non è facile”.
Insomma promesse, proposte, impegni. Ed è stato tutto sconfermato già l’indomani delle elezioni: Napoli nel caso per presunti brogli elettorali. Elezioni che ha vinto Cozzolino. Da Roma Bersani gli chiede «un gesto di responsabilità, un atto di generosità che favorisca la ricerca di una candidatura che possa unire tutti in una battaglia vincente». Lui rilancia, davanti a una platea di quasi duemila sostenitori che si sono raccolti al Palapartenope, la tensostruttura da anni teatro di grandi manifestazioni politiche: «Andrò avanti, con la schiena dritta». E ancora: «Farei un passo indietro solo se si candidassero Saviano o Cantone». Conclusione del teatrino: il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, ha chiesto alla presidente dell’Assemblea nazionale del partito, Rosy Bindi, di sospendere l’assemblea nazionale dei democratici, prevista per il fine settimana a Napoli. Richiesta accolta dalla senatrice che annuncia: “La seduta sarà riconvocata nel mese di febbraio”.
Da ogni dove si chiede di rifare le elezioni: è lo stesso Saviano che dalle pagine di Repubblica fa appello alla coscienza civica del PD, nel rispetto dell’elettorato stanco di vedere i propri diritti violanti nella maniera più indegna e ignobile. Si è parlato di voti pagati, di infiltrazioni della destra e della camorra.
Sembra che la vita di Napoli sia segnato da un destino infausto, a cui forse la vera alternativa sarebbe davvero il giudice Cantone. Tuttavia Napoli è solo la cartina di tornasole di ciò che sta accadendo nel nostro Paese con pagamenti presunti o veri, brogli elettorali o elezioni suggestionate.
Ma forse un giudice è proprio un’alternativa davvero troppo altra per poter essere accettata persino dall’opposizione e dai cittadini.
Carolina Cimmino
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