Dopo gli auguri di Natale, non potevano mancare quelli per la fine del vecchio, e l'inizio del nuovo, anno.
Ma stavolta sarò meno melanconico e più ottimista, così come mi sono (e ci siamo) preposti di essere in questo (spero) fantastico 2011.
Personalmente non credo che il 2010 sia interamente da buttare. E' vero, in zona Cesarini è stata approvata la riforma Gelmini, ma non è ancora detta l'ultima parola per i decreti attuativi. Quindi c'è ancora spazio per la speranza.
La più bella notizia di quest'anno è stata la scissione di Fli dal Pdl. Da quel momento, il giorno del dito puntato contro a B., Fini ha sancito l'inizio della fine di questo governo. Mettete da parte l'incredibile attaccamento che B. continua a dimostrare alla poltrona, il processo è inarrestabile e le elezioni difficilmente rinviabili per più di qualche mese.
Lasciatemela buttare lì questa ipotesi: secondo me la Lega darà il colpo di grazia come fece nel 1994, appena dopo aver avuto le proprie rassicurazioni in materia di federalismo. C'è solo da sperare che, nel frattempo, qualcuno avrà la possibilità di mettere mano a questa obrobriosa legge elettorale. Più in la discuteremo sulle alleanze e i presupposti della prossima campagna elettorale.
Si è scritto dell'ottimismo. Beh, il motivo è semplice. Grazie al meraviglioso mezzo che è Internet, lo stradominio mediatico della Tv sta sempre più diminuendo. La caduta è costante. Tante iniziative a favore della libertà di informazione (tra cui anche, nel suo piccolo, la nostra) ormai stanno raggiungendo sempre più persone. Sto maledetto regime di cartapesta è agli sgoccioli. E quindi, concludendo, non so se sarà Bossi, se sarà Casini, se sarà il Pd, Di Pietro, una escort, un Alfano qualsiasi o un miserabile Bondi, ma qualcuno causerà la caduta del Cavaliere. Chissà che quest'anno non sia quello buono per un ritorno, non dico alla normalità, ma almeno alla decenza.
Ad ogni modo, infine, non mi resta che augurarvi ciò che più conta: la felicità personale.
Buon anno amici.
P.S. se volete ricevere il pdf settimanale contattateci all'indirizzo ilpensieroscomodo@gmail.com o postate il vostro indirizzo e mail come commento. A gennaio si riparte con alcune novità molto interessanti!
venerdì 31 dicembre 2010
venerdì 24 dicembre 2010
Buon Natale.
Se qualcuno mi avesse chiesto: “Perché lo fai?”, non avrei potuto che rispondergli “Perché so che devo.” Nulla di più semplice.
Questo è uno sporco mondo dove la gente è drogata sia a livello psichico, che psicologico, che fisico. Tanti sono i mali, tante le sofferenze e tanti i dispiaceri. C’è gente che fatica ad arrivare a fine mese, gente che fatica a respirare per un intero giorno, gente che desidera morire. E poi ci sono i giovani che hanno bisogno di avere il proprio futuro.
Se le cose continuassero a restare così, nessuno di noi giovani avrà diritto al suo futuro. Ci si può soffermare ore a discutere e ragionare sulla liceità delle rivendicazioni da parte dei movimenti studenteschi, da parte degli operai, dei sindacati, della gente che, volente o nolente, tira avanti perché indietro non si può. Non è quello il punto.
Io sono straconvinto che l’atto di arroganza con il quale la gerontocrazia sta rubando il futuro a chi verrà poi non è accettabile. Ma, allora, cosa fare?
Non sono ancora in grado di capire se Berlusconi sia prodotto o creatore di questa assurda epoca. Sta di fatto che è simbolo e protagonista di tutto ciò che gira attorno all’insensato mondo politico che ci governa. Sono vieppiù convinto che, quello attuale, verrà ricordato come “periodo di dittatura blanda” o di “regime nascosto”. Lo status di drogati, di cui prima, ha portato il popolo, vero ed unico depositario della sovranità ma non del potere, a non considerare come male assoluto l’incredibile accentramento di potere mediatico, economico e politico nelle mani di un singolo. E, allora, trovano terreno fertile le continue leccate di culo di Minzolini, le sparate di Fede, le dichiarazioni al vetriolo di Gasparri, La Russa e company, per non parlare dei presunti scoop de Il Giornale e Libero.
Ma, alla fine dei conti, l’abile manipolazione dei media da parte di un gruppetto di persone ci ha portati sull’orlo di un precipizio e, laddove ci si accinga a cadervi giù, non esiterà a scavare in fondo purchè ciascuno di noi cada ancora più in basso. Perché non c’è limite al peggio.
C’è chi, come me, per sentirsi un po’ più libero, e quindi, felice, le prova e le ha provate tutte, guardando ore e ore di cinema di qualità, leggendo libri di indubbio valore artistico (che gioia il De profundis di Oscar Wilde.), scrivendo, studiando e vivendo al meglio la sua vita. E’ tanto, si deve ammettere. Ma non può bastare.
E allora non mi resta che tornare al quesito iniziale “Perché lo fai?”, ovviamente riferito all’impegno profuso per mantenere vivo il blog e perorare la causa della giusta e libera informazione. Beh, “Perché devo.” Non basta. Occorre argomentare. E allora mi viene da dire questo: un giorno, se potrò permettermelo, avrò uno o due figli. Se il mio futuro è grigio, il loro potrebbe essere nero. Sui libri di storia loro leggeranno di questo dittatore nascosto, di questo Silvio Berlusconi. Ne dovranno studiare le gesta.
Avendo fede nella verità storica, il suo operato verrà preso per quello che è stato, un continuo mettere mano alla giustizia per far si che la stessa non si avvalga della sua, incontestabile, facoltà di punire chi trasgredisce la legge. Ma la verità storica farà il suo corso quando lui sarà gia morto da tempo, non infangando altro che la sua memoria. Qualcuno di noi, giovani di oggi, gli sopravviverà e si ritroverà a parlare di lui alle successive generazioni (i miei uno o dure figli). Mi sarei sentito un vigliacco o un pusillanime se, parlandone con chi verrà dopo di me, sarei stato costretto a dire: “non ho potuto fare niente per contrastarlo.” Sarò fiero, orgoglioso, felice e in pace con me stesso quando, grazie alla passione usata per il blog e il pdf potrò dire: “Nel mio piccolo, ho contribuito a far cadere il regime.” Ecco perché devo farlo.
Gustavo Marigliano
Questo è uno sporco mondo dove la gente è drogata sia a livello psichico, che psicologico, che fisico. Tanti sono i mali, tante le sofferenze e tanti i dispiaceri. C’è gente che fatica ad arrivare a fine mese, gente che fatica a respirare per un intero giorno, gente che desidera morire. E poi ci sono i giovani che hanno bisogno di avere il proprio futuro.
Se le cose continuassero a restare così, nessuno di noi giovani avrà diritto al suo futuro. Ci si può soffermare ore a discutere e ragionare sulla liceità delle rivendicazioni da parte dei movimenti studenteschi, da parte degli operai, dei sindacati, della gente che, volente o nolente, tira avanti perché indietro non si può. Non è quello il punto.
Io sono straconvinto che l’atto di arroganza con il quale la gerontocrazia sta rubando il futuro a chi verrà poi non è accettabile. Ma, allora, cosa fare?
Non sono ancora in grado di capire se Berlusconi sia prodotto o creatore di questa assurda epoca. Sta di fatto che è simbolo e protagonista di tutto ciò che gira attorno all’insensato mondo politico che ci governa. Sono vieppiù convinto che, quello attuale, verrà ricordato come “periodo di dittatura blanda” o di “regime nascosto”. Lo status di drogati, di cui prima, ha portato il popolo, vero ed unico depositario della sovranità ma non del potere, a non considerare come male assoluto l’incredibile accentramento di potere mediatico, economico e politico nelle mani di un singolo. E, allora, trovano terreno fertile le continue leccate di culo di Minzolini, le sparate di Fede, le dichiarazioni al vetriolo di Gasparri, La Russa e company, per non parlare dei presunti scoop de Il Giornale e Libero.
Ma, alla fine dei conti, l’abile manipolazione dei media da parte di un gruppetto di persone ci ha portati sull’orlo di un precipizio e, laddove ci si accinga a cadervi giù, non esiterà a scavare in fondo purchè ciascuno di noi cada ancora più in basso. Perché non c’è limite al peggio.
C’è chi, come me, per sentirsi un po’ più libero, e quindi, felice, le prova e le ha provate tutte, guardando ore e ore di cinema di qualità, leggendo libri di indubbio valore artistico (che gioia il De profundis di Oscar Wilde.), scrivendo, studiando e vivendo al meglio la sua vita. E’ tanto, si deve ammettere. Ma non può bastare.
E allora non mi resta che tornare al quesito iniziale “Perché lo fai?”, ovviamente riferito all’impegno profuso per mantenere vivo il blog e perorare la causa della giusta e libera informazione. Beh, “Perché devo.” Non basta. Occorre argomentare. E allora mi viene da dire questo: un giorno, se potrò permettermelo, avrò uno o due figli. Se il mio futuro è grigio, il loro potrebbe essere nero. Sui libri di storia loro leggeranno di questo dittatore nascosto, di questo Silvio Berlusconi. Ne dovranno studiare le gesta.
Avendo fede nella verità storica, il suo operato verrà preso per quello che è stato, un continuo mettere mano alla giustizia per far si che la stessa non si avvalga della sua, incontestabile, facoltà di punire chi trasgredisce la legge. Ma la verità storica farà il suo corso quando lui sarà gia morto da tempo, non infangando altro che la sua memoria. Qualcuno di noi, giovani di oggi, gli sopravviverà e si ritroverà a parlare di lui alle successive generazioni (i miei uno o dure figli). Mi sarei sentito un vigliacco o un pusillanime se, parlandone con chi verrà dopo di me, sarei stato costretto a dire: “non ho potuto fare niente per contrastarlo.” Sarò fiero, orgoglioso, felice e in pace con me stesso quando, grazie alla passione usata per il blog e il pdf potrò dire: “Nel mio piccolo, ho contribuito a far cadere il regime.” Ecco perché devo farlo.
Gustavo Marigliano
domenica 19 dicembre 2010
Non ha perso solo Fini.
Come previsto, il governo riesce a spuntarla alla Camera per una manciata di voti. 314 a 311. Ciò vuol dire che, se solamente due persone di quelle che hanno detto no alla sfiducia avessero detto si, ora si starebbe parlando di un governo ufficialmente in crisi. Ma non è andata così.
Eppure Fini ce l’aveva messa tutta pur di affondare il Cavaliere. Aveva serrato i ranghi, stretto alleanze, lavorato ai fianchi il nemico, preparato l’attacco. E poi lo ha scagliato. Purtroppo, per lui, e non solo, non aveva fatto i conti con i vari Scilipoti, Razzi, Caleari, Siliquini, Polidori (queste ultime due facenti parte proprio del Fli, la schiera dei suoi seguaci). Gente sconosciuta fino a circa una settimana fa. E che adesso s’è assunta la responsabilità di tenere in vita il modestissimo governo Berlusconi. Quando ormai tutto il mondo (nel vero senso della parola, leggendo i quotidiani stranieri) non aspettava che la fine ufficiale di un’epoca infame per l’Italia.
Alla gente poco importa dei debiti di Scilipoti, della parentela con mister Cepu della Polidori, dei tentativi di corruzione palesati da Razzi. Però questi fatti stanno lì, sono accaduti. E la conseguenza è stata la vittoria del novello Pirro, Silvio Berlusconi.
S’era già detto dell’inconsistenza di un eventuale governo basato sulla fiducia di soli 3 deputati. Dell’impossibilità di andare avanti per la sua strada, non potendo approvare leggi e decreti. In qualsiasi paese democratico del mondo e della storia, un risultato del genere avrebbe preceduto la salita al Colle per rassegnare le dimissioni del presidente del Consiglio. Ma non nella nostra repubblica, sempre più delle banane. Eppure c’era anche chi, come noi, aveva previsto che Berlusconi avrebbe usato questa fantomatica vittoria numerica per sbatterla in faccia al rivale, Gianfranco Fini, infierendogli un colpo mortale (politicamente). E, sia chiaro, alla fine lo ha fatto.
La cosa che non avevamo previsto, o che almeno non ci saremmo augurati, è questo assurdo rimanere attaccato alla poltrona. L’evidenza dell’ingovernabilità di questa ormai ex maggioranza è schiacciante. Persino la Lega da qualche giorno continua a ripetere che non c’è alternativa alle elezioni. Ma Berlusconi è ancora lì, seduto. La conta del 14 è stata una sorta di bostick, una colla a presa fortissima, capace di farlo resistere fin dopo le vacanze natalizie. Preparandosi per il dopo.
Già, perché, nonostante le sue dichiarazioni nettamente al di fuori della realtà, del tipo “Abbiamo posti liberi al governo, ci potrebbe servire l’aiuto dell’Udc”, il futuro è abbastanza delineato.
Fini, con la coda tra le gambe, sta facendo passare la bufera, stringendo l’accordo con Casini e Rutelli. Il terzo polo, il “Polo della nazione“ è nato proprio per contrastare ripensamenti da parte dei deputati delusi dall’esito della questione di fiducia. Per adesso contano più di cento parlamentari, bisogna vedere se resisteranno all’opera di erosione iniziata da Berlusconi per accaparrarsi abbastanza deputati per andare avanti così.
A sinistra, invece, c’è il solito pressappochismo, condito da insulsaggine (Bersani), retorica spicciola (Vendola) e, francamente troppo, populismo (Di Pietro). Il leader dell’Idv, in effetti, aveva proposto in settimana di mettere le cose in chiaro, di creare una coalizione di centrosinistra, formata dal Pd, dal Sel e da Idv appunto. Vendola ha subito accettato, ma Bersani no. E già, anziché cercare di stringere alleanze per cercare di combattere ad armi (quasi) pari il leader maximo, l’attuale premier, l’invincibile Cavaliere, Bersani sta lì, tentenna. Tentenna perché, da un lato, c’è l’ala estremista del suo partito, la vera sinistra. Quella, per intenderci, che crede fermamente in Vendola e non disdegna l’alleanza con Di Pietro. Quella che forse la base, ossia gli elettori, vorrebbero. Quella che avrebbe già accettato la proposta del leader dell’Idv. Ma poi c’è un’altra ala. Quella moderata, cattolica. Quella, sempre per intenderci, che starebbe pensando di fare un patto coi centristi del Terzo polo. Quella che, praticamente, riunirebbe nella stessa coalizione Fini e Bersani. Un calderone politico con un misto di comunismo, fascismo, democrazia cristiana, ovviamente in salsa antiberlusconiana. Qualche cosa di terribile solo a pensarlo.
E tutti questi discorsi, queste ipotesi di alleanza, sono il preludio all’unica soluzione possibile a questa empasse politica. Le elezioni in marzo. L’affidare la decisione di chi debba governare al popolo sovrano. Non allo Scilipoti o alla Siliquini di turno.
Prima di Natale ci sarà tempo giusto per sfiduciare Bondi, forse approvare il ddl Gelmini, magari qualcosa a proposito dei rifiuti di Napoli, ma è poca roba. Di fatto, siamo già in clima vacanziero.
Il titolo faceva riferimento a presunti vinti, oltre il povero Fini. I presunti (anzi no, certamente) vinti, sono gli italiani. Quelli che non possono andare avanti con questo pazzesco spettacolo offerto dalla politica italiana. Con degli uomini che negano l’evidenza, come quelli del governo (“gli studenti in piazza sono la minoranza, abbiamo governato benissimo, possiamo andare avanti e dobbiamo farlo perché il popolo ce lo ha chiesto” parola di La Russa e Berlusconi) con quelli dell’opposizione che non riescono a coalizzarsi decentemente per affrontare il cancro della politica italiana (davvero c’è qualcuno che crede che ci sia un’alternativa alla coalizione Pd, Sel e Idv, con Vendola candidato premier, che possa in qualche modo sperare di battere Berlusconi?). mentre il paese va a rotoli, l’economia ristagna e a gennaio diverse fabbriche non riapriranno i battenti.
Si è anche detto che le elezioni conferirebbero instabilità, situazione assolutamente intollerabile a causa delle possibili speculazioni economiche. Ciò che sfugge agli uomini di governo è che, checché ne dicano e ne pensino, anche tirare a campare in questo modo vuol dire instabilità. Con la differenza che, stando così le cose, il ritorno alla stabilità è sempre più una chimera. Mentre, con le elezioni, in qualche modo la situazione si sarebbe risolta. Purché, nel frattempo, venga cambiata la legge elettorale. Perché, paradossalmente, andare al voto esattamente domani, potrebbe sancire una sorta di conferma di questa instabile situazione. Ma di questo ne parleremo più avanti, quando lo spettro delle elezioni sarà più forte. In pratica tra qualche settimana.
Eppure Fini ce l’aveva messa tutta pur di affondare il Cavaliere. Aveva serrato i ranghi, stretto alleanze, lavorato ai fianchi il nemico, preparato l’attacco. E poi lo ha scagliato. Purtroppo, per lui, e non solo, non aveva fatto i conti con i vari Scilipoti, Razzi, Caleari, Siliquini, Polidori (queste ultime due facenti parte proprio del Fli, la schiera dei suoi seguaci). Gente sconosciuta fino a circa una settimana fa. E che adesso s’è assunta la responsabilità di tenere in vita il modestissimo governo Berlusconi. Quando ormai tutto il mondo (nel vero senso della parola, leggendo i quotidiani stranieri) non aspettava che la fine ufficiale di un’epoca infame per l’Italia.
Alla gente poco importa dei debiti di Scilipoti, della parentela con mister Cepu della Polidori, dei tentativi di corruzione palesati da Razzi. Però questi fatti stanno lì, sono accaduti. E la conseguenza è stata la vittoria del novello Pirro, Silvio Berlusconi.
S’era già detto dell’inconsistenza di un eventuale governo basato sulla fiducia di soli 3 deputati. Dell’impossibilità di andare avanti per la sua strada, non potendo approvare leggi e decreti. In qualsiasi paese democratico del mondo e della storia, un risultato del genere avrebbe preceduto la salita al Colle per rassegnare le dimissioni del presidente del Consiglio. Ma non nella nostra repubblica, sempre più delle banane. Eppure c’era anche chi, come noi, aveva previsto che Berlusconi avrebbe usato questa fantomatica vittoria numerica per sbatterla in faccia al rivale, Gianfranco Fini, infierendogli un colpo mortale (politicamente). E, sia chiaro, alla fine lo ha fatto.
La cosa che non avevamo previsto, o che almeno non ci saremmo augurati, è questo assurdo rimanere attaccato alla poltrona. L’evidenza dell’ingovernabilità di questa ormai ex maggioranza è schiacciante. Persino la Lega da qualche giorno continua a ripetere che non c’è alternativa alle elezioni. Ma Berlusconi è ancora lì, seduto. La conta del 14 è stata una sorta di bostick, una colla a presa fortissima, capace di farlo resistere fin dopo le vacanze natalizie. Preparandosi per il dopo.
Già, perché, nonostante le sue dichiarazioni nettamente al di fuori della realtà, del tipo “Abbiamo posti liberi al governo, ci potrebbe servire l’aiuto dell’Udc”, il futuro è abbastanza delineato.
Fini, con la coda tra le gambe, sta facendo passare la bufera, stringendo l’accordo con Casini e Rutelli. Il terzo polo, il “Polo della nazione“ è nato proprio per contrastare ripensamenti da parte dei deputati delusi dall’esito della questione di fiducia. Per adesso contano più di cento parlamentari, bisogna vedere se resisteranno all’opera di erosione iniziata da Berlusconi per accaparrarsi abbastanza deputati per andare avanti così.
A sinistra, invece, c’è il solito pressappochismo, condito da insulsaggine (Bersani), retorica spicciola (Vendola) e, francamente troppo, populismo (Di Pietro). Il leader dell’Idv, in effetti, aveva proposto in settimana di mettere le cose in chiaro, di creare una coalizione di centrosinistra, formata dal Pd, dal Sel e da Idv appunto. Vendola ha subito accettato, ma Bersani no. E già, anziché cercare di stringere alleanze per cercare di combattere ad armi (quasi) pari il leader maximo, l’attuale premier, l’invincibile Cavaliere, Bersani sta lì, tentenna. Tentenna perché, da un lato, c’è l’ala estremista del suo partito, la vera sinistra. Quella, per intenderci, che crede fermamente in Vendola e non disdegna l’alleanza con Di Pietro. Quella che forse la base, ossia gli elettori, vorrebbero. Quella che avrebbe già accettato la proposta del leader dell’Idv. Ma poi c’è un’altra ala. Quella moderata, cattolica. Quella, sempre per intenderci, che starebbe pensando di fare un patto coi centristi del Terzo polo. Quella che, praticamente, riunirebbe nella stessa coalizione Fini e Bersani. Un calderone politico con un misto di comunismo, fascismo, democrazia cristiana, ovviamente in salsa antiberlusconiana. Qualche cosa di terribile solo a pensarlo.
E tutti questi discorsi, queste ipotesi di alleanza, sono il preludio all’unica soluzione possibile a questa empasse politica. Le elezioni in marzo. L’affidare la decisione di chi debba governare al popolo sovrano. Non allo Scilipoti o alla Siliquini di turno.
Prima di Natale ci sarà tempo giusto per sfiduciare Bondi, forse approvare il ddl Gelmini, magari qualcosa a proposito dei rifiuti di Napoli, ma è poca roba. Di fatto, siamo già in clima vacanziero.
Il titolo faceva riferimento a presunti vinti, oltre il povero Fini. I presunti (anzi no, certamente) vinti, sono gli italiani. Quelli che non possono andare avanti con questo pazzesco spettacolo offerto dalla politica italiana. Con degli uomini che negano l’evidenza, come quelli del governo (“gli studenti in piazza sono la minoranza, abbiamo governato benissimo, possiamo andare avanti e dobbiamo farlo perché il popolo ce lo ha chiesto” parola di La Russa e Berlusconi) con quelli dell’opposizione che non riescono a coalizzarsi decentemente per affrontare il cancro della politica italiana (davvero c’è qualcuno che crede che ci sia un’alternativa alla coalizione Pd, Sel e Idv, con Vendola candidato premier, che possa in qualche modo sperare di battere Berlusconi?). mentre il paese va a rotoli, l’economia ristagna e a gennaio diverse fabbriche non riapriranno i battenti.
Si è anche detto che le elezioni conferirebbero instabilità, situazione assolutamente intollerabile a causa delle possibili speculazioni economiche. Ciò che sfugge agli uomini di governo è che, checché ne dicano e ne pensino, anche tirare a campare in questo modo vuol dire instabilità. Con la differenza che, stando così le cose, il ritorno alla stabilità è sempre più una chimera. Mentre, con le elezioni, in qualche modo la situazione si sarebbe risolta. Purché, nel frattempo, venga cambiata la legge elettorale. Perché, paradossalmente, andare al voto esattamente domani, potrebbe sancire una sorta di conferma di questa instabile situazione. Ma di questo ne parleremo più avanti, quando lo spettro delle elezioni sarà più forte. In pratica tra qualche settimana.
sabato 18 dicembre 2010
Numero 7
Cari ragazzi,
è stato appena inviato il Numero 7 de "Il Pensiero Scomodo". Questo è l'ultimo pdf prenatalizio, il prossimo sarà inviato a gennaio. Ad ogni modo, per ovviare al buco informativo aggiorneremo più spesso il blog, in maniera da coprire il periodo festivo. Ecco gli articoli di questo numero:
non ha perso solo Fini, riguardo la situazione politica venutasi a creare dopo la questione di fiducia;
quesiti Berlusconiani, sempre inerente alla situazione politica attuale,
c'è un grado di violenza accettabile?, un punto di vista riguardo all'inferno scatenatosi in settimana a Roma, durante la decisione in merito all fiducia;
il vantaggio di conoscere Alemanno, riguardo lo scandalo parentopoli di Roma, puntualmente minimizzato dal prode Minzolini e dal Tg5;
Italia: l'origine dell'anomalia, la seconda parte della rubrica che riguarda la (torbida)storia italiana degli ultimi trent'anni;
i fatti della settimana.
PER CHI VUOLE RICEVERE IL PDF:
scrivi a ilpensieroscomodo@gmail.com;
posta il tuo indirizzo e mail come commento al post.
Buonasera, buona lettura e FATELA GIRARE!
è stato appena inviato il Numero 7 de "Il Pensiero Scomodo". Questo è l'ultimo pdf prenatalizio, il prossimo sarà inviato a gennaio. Ad ogni modo, per ovviare al buco informativo aggiorneremo più spesso il blog, in maniera da coprire il periodo festivo. Ecco gli articoli di questo numero:
non ha perso solo Fini, riguardo la situazione politica venutasi a creare dopo la questione di fiducia;
quesiti Berlusconiani, sempre inerente alla situazione politica attuale,
c'è un grado di violenza accettabile?, un punto di vista riguardo all'inferno scatenatosi in settimana a Roma, durante la decisione in merito all fiducia;
il vantaggio di conoscere Alemanno, riguardo lo scandalo parentopoli di Roma, puntualmente minimizzato dal prode Minzolini e dal Tg5;
Italia: l'origine dell'anomalia, la seconda parte della rubrica che riguarda la (torbida)storia italiana degli ultimi trent'anni;
i fatti della settimana.
PER CHI VUOLE RICEVERE IL PDF:
scrivi a ilpensieroscomodo@gmail.com;
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Buonasera, buona lettura e FATELA GIRARE!
domenica 12 dicembre 2010
Attaccati alle poltrone.
Questa è l’ultima settimana prima della questione di fiducia. In realtà, come scritto negli ultimi numeri, inizialmente era prevista anche la decisione della Corte Costituzionale in merito al legittimo impedimento, una delle leggine ad personam che hanno consentito a Silvio Berlusconi di posticipare i processi. Ma la Consulta ha deciso di rinviare questa decisione. Se ne riparlerà a gennaio. Forse.
La decisione di rimandare l’udienza sul legittimo impedimento fa il paio con la scelta di bloccare la Camera, per evitare lo svelenimento del clima generale. La stessa scusante additata per rinviare la decisione della Corte Costituzionale.
Fini, a Ballarò, aveva provato a minimizzare l’accaduto, asserendo che, sostanzialmente, il lavoro della Camera, comunque impegnata a ratificare il Patto di Stabilità, non era stato modificato. Beh, quel sostanzialmente teneva conto di un fatto ben preciso: a prescindere dal lavoro effettivo della Camera, la votazione della mozione di sfiducia per Sandro Bondi (già, dopo i fatti di Pompei s’era deciso di presentare una mozione unica per ribadire il concetto che, nel quadro generale di inettitudine del governo, Bondi spicca per incompetenza, attestandosi ancora più in basso dei suoi colleghi) è stata posticipata. Ovvero, è saltata. Consentendo al governo di non dover affrontare l’onda mediatica di una probabile sconfitta.
Con queste due premesse, meramente tecniche, è possibile ritornare alla questione principale. La questione di fiducia. La data del 14 dicembre è stata scelta dal Presidente della Repubblica Napolitano, per consentire la ratificazione del Patto di Stabilità (altra vergogna di cui si parlerà nei prossimi numeri, se il governo non subirà lo scossone…). L’infelice decisione ha consentito agli uomini di Berlusconi di lavorare ai fianchi degli “indecisi”, ossia quei deputati (i senatori non fanno testo, perché la maggioranza in quella camera è già certa…) che potevano votare la fiducia nonostante il proprio partito o gruppo parlamentare fosse contro.
Ed è il momento di aprire una piccola, ma pesantemente schifosa, parentesi sulla questione della compravendita dei parlamentari. S’era già detto di quei deputati che non avevano ancora raggiunto il minimo numero di giorni per la pensione, ed anche della questione della compravendita di deputati. Nel corso di questa settimana, ci si è trovati dinanzi al fatto compiuto: c’è stato il caso Scilipoti, medico omeopata dell’Idv che ha dapprima deciso di non votare la sfiducia, poi ci ha ripensato, infine lasciato l’Idv. Ritornando sulla prima decisione, cioè quella di votare per Berlusconi. Poi c’è stato il caso Razzi, altro membro Idv, che ha lasciato il partito, non senza polemiche, Anche lui pronto a votare per Berlusconi. La questione dei sei deputati radicali (eletti tra le fila del Pd) è stata la più emblematica: Pannella, il loro leader, non s’è fatto mancare nulla: ha trattato con Bersani (Pd), poi con Berlusconi (Pdl). La decisione verrà fuori solo il 14 dicembre, ma c’è già chi dice che Berlusconi sia già riuscito a comprare anche lui. L’inossidabile, incorruttibile Marco Pannella. Quello degli scioperi della fame. Che odia Santoro. Su queste questioni poi, si esprimerà la Procura, che ha già aperto due fascicoli. Un quasi certo nulla di fatto. Non è nemmeno previsto dalla legge il reato di vendita di voto parlamentare.
Probabilmente, almeno questa è la sensazione, Berlusconi ce la farà a spuntarla anche alla Camera. Seppur con una maggioranza risicata (qualche deputato, meno di dieci sicuramente). Beh, questa soluzione, sarebbe la peggiore per i cittadini. Mi spiego.
Che la maggior parte dei politici menta, è fatto noto. Che lo stesso fenomeno venga visto in maniera diametralmente opposta, lo è ancor di più. Un fiducia conquistata per un pelo, è quanto di più ambiguo ci possa essere riguardo alle interpretazioni delle parti in causa. Se il governo conquistasse la fiducia, seppur risicata, Berlusconi potrebbe affermare di aver vinto. Di aver battuto i finiani, di avere ancora il consenso, che l’operato del governo è lodevole. A prescindere dalle conseguenze. Allo stesso tempo, d’altro canto, anche le opposizioni potrebbero sfruttare una vittoria risicata. Come? Asserendo che una manciata di voti di maggioranza non possa consentire di governare, perché ad ogni raffreddore o colpo di tosse il governo potrebbe andare sotto in aula. Una situazione assurda ed insostenibile.
Tutto questo, mentre l’opinione pubblica verrebbe presa per il culo da Tg e giornali che continueranno, in ogni caso, a tirare acqua al proprio mulino.
Ad ogni modo, quale che sia il risultato della questione di fiducia, l’attuale governo non potrebbe durare ancora a lungo. Sarebbe solo un ostinato “rimanere attaccato alla poltrona” (i processi in corso sono un ottimo motivo per voler rimanere Presidente del Consiglio).
Ma, a prescindere da tutto, cosa succederà nei prossimi mesi? Beh, le ipotesi prospettate in questa settimana sono le più disparate. Bocchino era arrivato a tollerare un eventuale Berlusconi bis, se il premier si fosse dimesso prima della fiducia. Travaglio attraverso il Fatto Quotidiano aveva ipotizzato la formazione di un “mucchio selvaggio”, ossia di una coalizione politica che raggruppasse Fli, Udc, Api, Idv, Pd, Sel e tutte le forze che osteggiano Berlusconi. Sempre ammesso che il governo decida di dissolversi.
E poi ci sarebbero le elezioni. La specialità del Cavaliere.
Tra tutti i partiti, Pdl e Lega sono quelli che più di tutti sono disponibili a fare subito nuove elezioni. La Lega perché ha un suo zoccolo duro di voti che, alla luce delle difficoltà del Pdl potrebbero far riscrivere le gerarchie tra Pdl e Lega stessa all’interno di un nuovo ipotetico governo. Il Pdl perché dispone del Leo Messi della politica: Silvio Berlusconi. Il premier, checché se ne dica, è il più grande politico in tempi di elezioni. Prendendo in prestito le parole di Renzi (di cui dopo) “Berlusconi sa vincere le elezioni, ma non sa governare”. Non si può che essere d’accordo. Ma, ad essere sinceri, quello che potrebbe sembrare un difetto legato ad un pregio, si rivela il peggiore dei difetti possibili. Perché “saper vincere le elezioni e non saper governare equivale” a dire “promettere qualsiasi cosa e non mantenere nessuna promessa”. Quello che praticamente Berlusconi fa da quasi vent’anni, con un contorno di bugie (la questione munnezza è emblematica per chi vive a Napoli, ma ce ne sarebbero di episodi…) e attacchi continui a qualunque voce dissonante. Oppositori politici, giornalisti non asserviti, magistrati, Wikileaks, addirittura il Presidente della Repubblica.
Dall’altro lato della barricata ci sarebbero Fini, Casini e Rutelli. Con il clamoroso intervento del Vaticano, pronto ad offrire l’Udc a Berlusconi, in una delle cene stile Prima Repubblica, con uno scambio di potere e stabilità. Mossa (la cena) che Berlusconi ha fatto anche per minare il rapporto tra gli oppositori principali, il leader di Fli e dell’Udc. Fini ha già detto più volte che le elezioni sarebbero un disastro per il paese, ma che sarebbe pronto ad affrontarle. Amen.
Ancora più a sinistra poi ci sono Pd, Idv e Sel. Il Pd ha cercato di richiamare ad un senso di responsabilità i propri elettori, chiamandoli in piazza. Ma deve fare i conti con i problemi interni. Con Renzi (di cui prima…), sindaco di Firenze e leader dei cosiddetti rottamatori, che s’è fatto beccare a cena ad Arcore da Berlusconi. Qualcosa di inconcepibile. Che da adito ad un po’ di dietrologia spicciola: e se Berlusconi avesse appoggiato Renzi nelle lotte intestine al Pd, per indebolire il principale oppositore? E se Renzi avesse cercato appoggio in Berlusconi per fare carriera nel Pd, divenendo, in futuro, un docile oppositore, stile D’Alema? Queste sono due ipotesi senza alcun riscontro. Però plausibili. E farebbero paura.
La situazione del Pd appare piuttosto tormentata. Anche perché, alle primarie, Vendola batte sistematicamente il candidato sponsorizzato dal partito. Acquistando sempre più credibilità. Non starebbe male da eventuale candidato premier.
L’Idv è uscita indebolita dalla compravendita di deputati, costituendo terreno fertile per gli acquisti di Berlusconi. La responsabilità è da attribuire al partito che, a causa dell’attuale legge elettorale, sceglie i propri rappresentanti. I fatti degli ultimi giorni potrebbero rappresentare uno smacco troppo grande in vista di elezioni.
Ed è qui che si conclude la disamina. Ed iniziano le opinioni personali.
Il 14 dicembre sarà un giorno importante per il futuro della nostra Repubblica. Se, in qualche modo, il governo dovesse resistere ancora qualche mese, l’Italia potrebbe restare in ginocchio. Qualche mese sarà sicuramente sufficiente per approvare in via definitiva la riforma Gelmini, che ucciderà definitivamente l’Università e la ricerca in Italia. Poi sarà il turno della riforma della Giustizia, che potrebbe uccidere quel poco di giustizia che rimane in Italia, dopo il capillare smantellamento che Berlusconi sta tentando di fare da decenni. Ad personam.
Il tutto, mentre la massoneria richiama all’ordine il premier facendogli sentire il proprio fiato sul collo, attraverso una lettera aperta visibile sul sito della Grande Oriente (http://www.grandeoriente-democratico.com/lettera_aperta_n2_al_Fratello_Silvio_Berlusconi.html), con le inchieste sui rapporti con la Russia svelati da Wikileaks e che costituiscono un incredibile esempio della scelleratezza di questo premier (http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/10/news/gas_terza-10023464/?ref=HREC1-3) e con la Rai che protesta, sempre più oggetto della distruzione omeopatica di questo governo e dei suoi uomini (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/10/tagli-e-sprechi-sciopero-generale-dei-lavoratori-rai/81195/).
Scandali che, anche presi singolarmente, avrebbero ammazzato, politicamente, qualsiasi uomo politico. Tranne il nostro premier.
Il Pensiero Scomodo.
La decisione di rimandare l’udienza sul legittimo impedimento fa il paio con la scelta di bloccare la Camera, per evitare lo svelenimento del clima generale. La stessa scusante additata per rinviare la decisione della Corte Costituzionale.
Fini, a Ballarò, aveva provato a minimizzare l’accaduto, asserendo che, sostanzialmente, il lavoro della Camera, comunque impegnata a ratificare il Patto di Stabilità, non era stato modificato. Beh, quel sostanzialmente teneva conto di un fatto ben preciso: a prescindere dal lavoro effettivo della Camera, la votazione della mozione di sfiducia per Sandro Bondi (già, dopo i fatti di Pompei s’era deciso di presentare una mozione unica per ribadire il concetto che, nel quadro generale di inettitudine del governo, Bondi spicca per incompetenza, attestandosi ancora più in basso dei suoi colleghi) è stata posticipata. Ovvero, è saltata. Consentendo al governo di non dover affrontare l’onda mediatica di una probabile sconfitta.
Con queste due premesse, meramente tecniche, è possibile ritornare alla questione principale. La questione di fiducia. La data del 14 dicembre è stata scelta dal Presidente della Repubblica Napolitano, per consentire la ratificazione del Patto di Stabilità (altra vergogna di cui si parlerà nei prossimi numeri, se il governo non subirà lo scossone…). L’infelice decisione ha consentito agli uomini di Berlusconi di lavorare ai fianchi degli “indecisi”, ossia quei deputati (i senatori non fanno testo, perché la maggioranza in quella camera è già certa…) che potevano votare la fiducia nonostante il proprio partito o gruppo parlamentare fosse contro.
Ed è il momento di aprire una piccola, ma pesantemente schifosa, parentesi sulla questione della compravendita dei parlamentari. S’era già detto di quei deputati che non avevano ancora raggiunto il minimo numero di giorni per la pensione, ed anche della questione della compravendita di deputati. Nel corso di questa settimana, ci si è trovati dinanzi al fatto compiuto: c’è stato il caso Scilipoti, medico omeopata dell’Idv che ha dapprima deciso di non votare la sfiducia, poi ci ha ripensato, infine lasciato l’Idv. Ritornando sulla prima decisione, cioè quella di votare per Berlusconi. Poi c’è stato il caso Razzi, altro membro Idv, che ha lasciato il partito, non senza polemiche, Anche lui pronto a votare per Berlusconi. La questione dei sei deputati radicali (eletti tra le fila del Pd) è stata la più emblematica: Pannella, il loro leader, non s’è fatto mancare nulla: ha trattato con Bersani (Pd), poi con Berlusconi (Pdl). La decisione verrà fuori solo il 14 dicembre, ma c’è già chi dice che Berlusconi sia già riuscito a comprare anche lui. L’inossidabile, incorruttibile Marco Pannella. Quello degli scioperi della fame. Che odia Santoro. Su queste questioni poi, si esprimerà la Procura, che ha già aperto due fascicoli. Un quasi certo nulla di fatto. Non è nemmeno previsto dalla legge il reato di vendita di voto parlamentare.
Probabilmente, almeno questa è la sensazione, Berlusconi ce la farà a spuntarla anche alla Camera. Seppur con una maggioranza risicata (qualche deputato, meno di dieci sicuramente). Beh, questa soluzione, sarebbe la peggiore per i cittadini. Mi spiego.
Che la maggior parte dei politici menta, è fatto noto. Che lo stesso fenomeno venga visto in maniera diametralmente opposta, lo è ancor di più. Un fiducia conquistata per un pelo, è quanto di più ambiguo ci possa essere riguardo alle interpretazioni delle parti in causa. Se il governo conquistasse la fiducia, seppur risicata, Berlusconi potrebbe affermare di aver vinto. Di aver battuto i finiani, di avere ancora il consenso, che l’operato del governo è lodevole. A prescindere dalle conseguenze. Allo stesso tempo, d’altro canto, anche le opposizioni potrebbero sfruttare una vittoria risicata. Come? Asserendo che una manciata di voti di maggioranza non possa consentire di governare, perché ad ogni raffreddore o colpo di tosse il governo potrebbe andare sotto in aula. Una situazione assurda ed insostenibile.
Tutto questo, mentre l’opinione pubblica verrebbe presa per il culo da Tg e giornali che continueranno, in ogni caso, a tirare acqua al proprio mulino.
Ad ogni modo, quale che sia il risultato della questione di fiducia, l’attuale governo non potrebbe durare ancora a lungo. Sarebbe solo un ostinato “rimanere attaccato alla poltrona” (i processi in corso sono un ottimo motivo per voler rimanere Presidente del Consiglio).
Ma, a prescindere da tutto, cosa succederà nei prossimi mesi? Beh, le ipotesi prospettate in questa settimana sono le più disparate. Bocchino era arrivato a tollerare un eventuale Berlusconi bis, se il premier si fosse dimesso prima della fiducia. Travaglio attraverso il Fatto Quotidiano aveva ipotizzato la formazione di un “mucchio selvaggio”, ossia di una coalizione politica che raggruppasse Fli, Udc, Api, Idv, Pd, Sel e tutte le forze che osteggiano Berlusconi. Sempre ammesso che il governo decida di dissolversi.
E poi ci sarebbero le elezioni. La specialità del Cavaliere.
Tra tutti i partiti, Pdl e Lega sono quelli che più di tutti sono disponibili a fare subito nuove elezioni. La Lega perché ha un suo zoccolo duro di voti che, alla luce delle difficoltà del Pdl potrebbero far riscrivere le gerarchie tra Pdl e Lega stessa all’interno di un nuovo ipotetico governo. Il Pdl perché dispone del Leo Messi della politica: Silvio Berlusconi. Il premier, checché se ne dica, è il più grande politico in tempi di elezioni. Prendendo in prestito le parole di Renzi (di cui dopo) “Berlusconi sa vincere le elezioni, ma non sa governare”. Non si può che essere d’accordo. Ma, ad essere sinceri, quello che potrebbe sembrare un difetto legato ad un pregio, si rivela il peggiore dei difetti possibili. Perché “saper vincere le elezioni e non saper governare equivale” a dire “promettere qualsiasi cosa e non mantenere nessuna promessa”. Quello che praticamente Berlusconi fa da quasi vent’anni, con un contorno di bugie (la questione munnezza è emblematica per chi vive a Napoli, ma ce ne sarebbero di episodi…) e attacchi continui a qualunque voce dissonante. Oppositori politici, giornalisti non asserviti, magistrati, Wikileaks, addirittura il Presidente della Repubblica.
Dall’altro lato della barricata ci sarebbero Fini, Casini e Rutelli. Con il clamoroso intervento del Vaticano, pronto ad offrire l’Udc a Berlusconi, in una delle cene stile Prima Repubblica, con uno scambio di potere e stabilità. Mossa (la cena) che Berlusconi ha fatto anche per minare il rapporto tra gli oppositori principali, il leader di Fli e dell’Udc. Fini ha già detto più volte che le elezioni sarebbero un disastro per il paese, ma che sarebbe pronto ad affrontarle. Amen.
Ancora più a sinistra poi ci sono Pd, Idv e Sel. Il Pd ha cercato di richiamare ad un senso di responsabilità i propri elettori, chiamandoli in piazza. Ma deve fare i conti con i problemi interni. Con Renzi (di cui prima…), sindaco di Firenze e leader dei cosiddetti rottamatori, che s’è fatto beccare a cena ad Arcore da Berlusconi. Qualcosa di inconcepibile. Che da adito ad un po’ di dietrologia spicciola: e se Berlusconi avesse appoggiato Renzi nelle lotte intestine al Pd, per indebolire il principale oppositore? E se Renzi avesse cercato appoggio in Berlusconi per fare carriera nel Pd, divenendo, in futuro, un docile oppositore, stile D’Alema? Queste sono due ipotesi senza alcun riscontro. Però plausibili. E farebbero paura.
La situazione del Pd appare piuttosto tormentata. Anche perché, alle primarie, Vendola batte sistematicamente il candidato sponsorizzato dal partito. Acquistando sempre più credibilità. Non starebbe male da eventuale candidato premier.
L’Idv è uscita indebolita dalla compravendita di deputati, costituendo terreno fertile per gli acquisti di Berlusconi. La responsabilità è da attribuire al partito che, a causa dell’attuale legge elettorale, sceglie i propri rappresentanti. I fatti degli ultimi giorni potrebbero rappresentare uno smacco troppo grande in vista di elezioni.
Ed è qui che si conclude la disamina. Ed iniziano le opinioni personali.
Il 14 dicembre sarà un giorno importante per il futuro della nostra Repubblica. Se, in qualche modo, il governo dovesse resistere ancora qualche mese, l’Italia potrebbe restare in ginocchio. Qualche mese sarà sicuramente sufficiente per approvare in via definitiva la riforma Gelmini, che ucciderà definitivamente l’Università e la ricerca in Italia. Poi sarà il turno della riforma della Giustizia, che potrebbe uccidere quel poco di giustizia che rimane in Italia, dopo il capillare smantellamento che Berlusconi sta tentando di fare da decenni. Ad personam.
Il tutto, mentre la massoneria richiama all’ordine il premier facendogli sentire il proprio fiato sul collo, attraverso una lettera aperta visibile sul sito della Grande Oriente (http://www.grandeoriente-democratico.com/lettera_aperta_n2_al_Fratello_Silvio_Berlusconi.html), con le inchieste sui rapporti con la Russia svelati da Wikileaks e che costituiscono un incredibile esempio della scelleratezza di questo premier (http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/10/news/gas_terza-10023464/?ref=HREC1-3) e con la Rai che protesta, sempre più oggetto della distruzione omeopatica di questo governo e dei suoi uomini (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/10/tagli-e-sprechi-sciopero-generale-dei-lavoratori-rai/81195/).
Scandali che, anche presi singolarmente, avrebbero ammazzato, politicamente, qualsiasi uomo politico. Tranne il nostro premier.
Il Pensiero Scomodo.
sabato 11 dicembre 2010
Numero 6
Buonasera amici,
è appena stato inviato il 6° Numero de "Il Pensiero Scomodo".
Prima di elencare gli argomenti trattati, ci teniamo a fare delle premesse. Innanzitutto, crediamo di aver competato il roster, quindi siamo vicini all'aver raggiunto il nostro obiettivo iniziale. Inoltre, con questo numero, iniziamo a fare quello che ci eravamo proposti: rivelare ciò che tutti debbono sapere. In quest'ottica rientra la nuova rubrica: "Italia: l'origine dell'anomalia.". Vi preghiamo di fare parecchia attenzione a questa rubrica, poichè in 6 o 7 articoli condenseremo la storia della nostra repubblica negli ultimi 30 anni, provando a spiegare il perchè dell'attuale anomalia.
Di seguito, finalmente, gli articoli trattati:
attaccati alle poltrone, consueto sguardo sulla settimana politica in vista della questione di fiducia;
da Sarah a Yara, un articolo riguardo alla mistificazione delle informazioni per influenzare l'opinione pubblica;
provaci ancora, Augusto!, un articolo che parla dello scandalo che ha coinvolto il direttore del TG1, Augusto Minzolini. Una di quelle notizie che nè il Tg1, nè il Tg5 riportano. Ovviamente...;
Italia: l'origine dell'anomalia, di cui sopra;
l'ultimo articolo della rubrica, La questione meridionale;
I fatti della settimana.
Nell'invitarvi a farlo girare (il pdf), di seguito le indicazioni per poterlo ricevere al proprio indirizzo:
scrivi all'indirizzo ilpensieroscomodo@gmail.com;
posta il tuo indirizzo di posta elettronica come commento nel blog;
iscriviti alla newwsletter.
Di nuovo, buonasera.
è appena stato inviato il 6° Numero de "Il Pensiero Scomodo".
Prima di elencare gli argomenti trattati, ci teniamo a fare delle premesse. Innanzitutto, crediamo di aver competato il roster, quindi siamo vicini all'aver raggiunto il nostro obiettivo iniziale. Inoltre, con questo numero, iniziamo a fare quello che ci eravamo proposti: rivelare ciò che tutti debbono sapere. In quest'ottica rientra la nuova rubrica: "Italia: l'origine dell'anomalia.". Vi preghiamo di fare parecchia attenzione a questa rubrica, poichè in 6 o 7 articoli condenseremo la storia della nostra repubblica negli ultimi 30 anni, provando a spiegare il perchè dell'attuale anomalia.
Di seguito, finalmente, gli articoli trattati:
attaccati alle poltrone, consueto sguardo sulla settimana politica in vista della questione di fiducia;
da Sarah a Yara, un articolo riguardo alla mistificazione delle informazioni per influenzare l'opinione pubblica;
provaci ancora, Augusto!, un articolo che parla dello scandalo che ha coinvolto il direttore del TG1, Augusto Minzolini. Una di quelle notizie che nè il Tg1, nè il Tg5 riportano. Ovviamente...;
Italia: l'origine dell'anomalia, di cui sopra;
l'ultimo articolo della rubrica, La questione meridionale;
I fatti della settimana.
Nell'invitarvi a farlo girare (il pdf), di seguito le indicazioni per poterlo ricevere al proprio indirizzo:
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Di nuovo, buonasera.
domenica 5 dicembre 2010
Disastro Gelmini.
L’imponente prova di forza degli studenti italiani (e non solo), pronti a tutto pur di difendere il proprio diritto allo studio è stato un segnale chiarissimo. Sebbene ci sia stato più di un tentativo di minimizzare l’entità del malcontento tra gli appartenenti al mondo dell’università ( la Gelmini: “una grande fetta del mondo accademico condivide questa riforma, nelle strade solo una minoranza”), il consenso del Governo ha raggiunto l’ennesimo colpo mortale. Mascherare una serie di tagli lineari, con annesso annuncio di lotta al fenomeno “parentopoli” (vedi pag. 4), aumento dei fondi alle università private e condanna alla precarietà praticamente a vita per i ricercatori, non si è rivelata una mossa furba. O, almeno, non sembrerebbe esserlo.
Tuttavia, l’opera di prosciugamento delle risorse al mondo della pubblica istruzione, era iniziato già nel 2008. L’introduzione del maestro unico e i soliti tagli ai fondi, avevano sferzato un grave colpo alla funzionalità del sistema delle scuole elementari prima, medie inferiori e superiori poi. Tant’è che ormai, il dover acquistare carta igienica personalmente e osservare ragazzini disabili con maestri di sostegno disponibili per un ora al giorno, è diventato una prassi. La normalità.
Cercherò di analizzare il significato politico di questa riforma, sia per la riforma in se, sia per quello che essa rappresenta.
La riforma in se, come tante altre mosse discutibili di questo governo è, semplificando, tanto fumo e poco, o niente, arrosto. I punti cardine, più volte ostentati dal politico di turno, avrebbero dovuto essere “meritocrazia”, “lotta a parentopoli” e “taglio agli sprechi”. Lo stesso Berlusconi, dopo aver appreso la notizia dell’approvazione della riforma alla Camera, ha detto: “Abbiamo dato un duro copo a parentopoli.” La realtà, ad ogni modo, è molto diversa. Di fatto, nessuno dei tre obiettivi preposti verrà raggiunto grazie a questa riforma. Il perché, è presto detto.
I tagli alle borse di studio (fino al 90%) riguardano soprattutto i ragazzi che contavano su quei soldi per iscriversi alle Università; questo, unitamente all’aumento delle tasse conseguente ai tagli dei fondi per le Università pubbliche, da l’idea di quanto non sarà il merito a permettere ai ragazzi di poter, non dico eccellere nei voti, ma almeno di frequentare una qualunque Università (perché se poi si va a discutere della questione delle opportunità come viaggi di formazione, libri di testo, corsi a numero limitatissimo, e via discorrendo non ce ne si esce più).
Riguardo al tanto pubblicizzato “duro colpo a parentopoli” non si è fatto altro che creare una rottura di scatole per i cosiddetti “baroni”, che potranno aggirare facilmente la legge ad hoc, risultato di un subemendamento della Gelmini, in risposta ad un emendamento dell’Idv (vedi pag. 4). Per non parlare dei concorsi per i ricercatori. La lotta al nepotismo avrebbe dovuto portare anche alla modifica della logica dei concorsi, cosa peraltro avvenuta. Istituendo un concorso nazionale, che si aggiunge ai precedenti, che non praticherà nessuna scrematura. Sostanzialmente, non si è fatto altro che burocratizzare ancora di più il percorso per ottenere un tanto sospirato contratto a tempo indeterminato.
Ad ogni modo, il nodo centrale di questa riforma è, checché se ne dica, il taglio ai fondi per le Università pubbliche, a firma Gelmini, ma richiesto (imposto?) da Tremonti. Più volte è stato citato il fantomatico corso di laurea in “addestramento del cane e del gatto” e corsi del genere, come esempio di spreco. Mi sembra giusto ma, dico io, non bastava leggere semplicemente l’elenco dei corsi di laurea italiani per poter cassare quelli decisamente inutili? La Gelmini è su quella poltrona da due anni, proprio oggi si è accorta di quel corso di laurea? Sembra quasi che quel corso sia ancora in piedi per dare adito alle polemiche e per giustificare i numerosi tagli lineari (Franceschini, del Pd, nella sua dichiarazione di voto al ddl, ha parlato di qualcosa come 1,3 miliardi di euro di tagli e solo per le risorse ordinarie…). E non solo. Nessuno degli altri governi dei paesi più industrializzati ha tagliato le risorse all’università, la ricerca e al mondo della cultura (Bondi ce l’abbiamo solo noi). Tutt’altro. Paesi più competitivi, come Germania e Usa, hanno deciso di investire in quei campi, per far ripartire l’industria-Paese. Si calcola che, tanto per fare un numero, un singolo ricercatore, in termini di brevetti, valga 148 milioni di euro, in termini di Pil. Ora, tenendo conto del nuovo percorso creato per i ricercatori, sei anni di precariato e chi s’è visto, s’è visto, e dalla già attuale tendenza dei migliori cervelli a lasciare l’Italia per altri Paesi dove la ricerca è più facile, più apprezzata, più finanziata e più desiderata, è facile pensare che questa opera di potatura dei fondi alle università pubbliche avrà: ripercussioni positive, a breve termine, per quanto riguarda il risparmio di spesa pubblica; ripercussioni immensamente negative, se non mortali, a lungo termine, quando gli effetti di questi tagli si mostreranno con tutta la loro forza. Della serie “o sparagn nunn’è maje guadagn’”, “il risparmio non costituisce mai guadagno”.
E poi ci sarebbe la questione di cosa rappresenta, politicamente, questa riforma. La fretta di approvare alla Camera il ddl, percepita un po’ da tutti , aveva un motivo: il governo aveva bisogno di giocare questa carta prima del 14 dicembre. Sia per testare la fiducia dei finiani, sia per potersi dotare di un bell’asso nella manica (grazie a questo ddl, peraltro ancora non approvato in via definitiva, si è potuto affermare, nuovamente, che questo è il governo “del fare” mentre “gli altri pensano a parlare”). Le dichiarazioni di voto riguardo al ddl, sono sembrate una partita a scacchi: Cicchitto (Pdl) e Reguzzoni (Lega) hanno difeso a spada tratta la riforma, simbolo del lavoro della maggioranza, in contrasto ad un opposizione che ha cercato di “cavalcare l’onda delle manifestazioni per ottenere consenso”; Di Pietro (Idv) e Franceschini (Pd), hanno sottolineato le tantissime pecche della riforma, che altro non è che un insieme di tagli lineari coperti dalle buone intenzioni, cosa dimostrata dalle incredibile proteste generate. Qualche sussulto sarebbe stato lecito aspettarselo dai finiani. I quali hanno dimostrato di voler ancora attendere prima di infliggere il colpo di grazia al governo. Della Vedova (Fli) ha appoggiato la riforma, ma ha anche asserito che, probabilmente, questo sarà stato l’ultimo provvedimento di questa ormai “ex maggioranza” , ribadendo il ruolo importante che Fli ha avuto nella stesura del testo. Insomma, si potrebbe pensare che questa riforma non sia stato altro che un campo di battaglia, per sondare gli umori prima dello scontro finale del 14 dicembre. Un po’ come giocare a fare la guerra sulla pelle degli studenti. Ed in questo quadro si inserisce la decisione di sospendere le discussioni in parlamento fino al 14 dicembre, un’altra abile mossa, per evitare la sfiducia a Sandro Bondi, che di mozione ne aveva ricevuta una “ad personam”.
E già. La riforma Gelmini non è stata altro che l’ultima battaglia prima dello scontro finale, il 14 dicembre. Quando ci sarà il giorno dei giorni. Con Berlusconi che ringhia: "Nessuno alla mia altezza, vado avanti. Vogliono allearsi con la sinistra. Il resto solo gossip"; con Fini, Casini e Rutelli che presentano una nuova mozione di sfiducia, a dimostrazione del fatto che il governo non ce la farà ad ottenere la fiducia. Con l’Idv e il Pd che attendono al varco. E con la Lega che un giorno appoggia il governo e l’altro auspica subito elezioni.
Il Pensiero Scomodo
Tuttavia, l’opera di prosciugamento delle risorse al mondo della pubblica istruzione, era iniziato già nel 2008. L’introduzione del maestro unico e i soliti tagli ai fondi, avevano sferzato un grave colpo alla funzionalità del sistema delle scuole elementari prima, medie inferiori e superiori poi. Tant’è che ormai, il dover acquistare carta igienica personalmente e osservare ragazzini disabili con maestri di sostegno disponibili per un ora al giorno, è diventato una prassi. La normalità.
Cercherò di analizzare il significato politico di questa riforma, sia per la riforma in se, sia per quello che essa rappresenta.
La riforma in se, come tante altre mosse discutibili di questo governo è, semplificando, tanto fumo e poco, o niente, arrosto. I punti cardine, più volte ostentati dal politico di turno, avrebbero dovuto essere “meritocrazia”, “lotta a parentopoli” e “taglio agli sprechi”. Lo stesso Berlusconi, dopo aver appreso la notizia dell’approvazione della riforma alla Camera, ha detto: “Abbiamo dato un duro copo a parentopoli.” La realtà, ad ogni modo, è molto diversa. Di fatto, nessuno dei tre obiettivi preposti verrà raggiunto grazie a questa riforma. Il perché, è presto detto.
I tagli alle borse di studio (fino al 90%) riguardano soprattutto i ragazzi che contavano su quei soldi per iscriversi alle Università; questo, unitamente all’aumento delle tasse conseguente ai tagli dei fondi per le Università pubbliche, da l’idea di quanto non sarà il merito a permettere ai ragazzi di poter, non dico eccellere nei voti, ma almeno di frequentare una qualunque Università (perché se poi si va a discutere della questione delle opportunità come viaggi di formazione, libri di testo, corsi a numero limitatissimo, e via discorrendo non ce ne si esce più).
Riguardo al tanto pubblicizzato “duro colpo a parentopoli” non si è fatto altro che creare una rottura di scatole per i cosiddetti “baroni”, che potranno aggirare facilmente la legge ad hoc, risultato di un subemendamento della Gelmini, in risposta ad un emendamento dell’Idv (vedi pag. 4). Per non parlare dei concorsi per i ricercatori. La lotta al nepotismo avrebbe dovuto portare anche alla modifica della logica dei concorsi, cosa peraltro avvenuta. Istituendo un concorso nazionale, che si aggiunge ai precedenti, che non praticherà nessuna scrematura. Sostanzialmente, non si è fatto altro che burocratizzare ancora di più il percorso per ottenere un tanto sospirato contratto a tempo indeterminato.
Ad ogni modo, il nodo centrale di questa riforma è, checché se ne dica, il taglio ai fondi per le Università pubbliche, a firma Gelmini, ma richiesto (imposto?) da Tremonti. Più volte è stato citato il fantomatico corso di laurea in “addestramento del cane e del gatto” e corsi del genere, come esempio di spreco. Mi sembra giusto ma, dico io, non bastava leggere semplicemente l’elenco dei corsi di laurea italiani per poter cassare quelli decisamente inutili? La Gelmini è su quella poltrona da due anni, proprio oggi si è accorta di quel corso di laurea? Sembra quasi che quel corso sia ancora in piedi per dare adito alle polemiche e per giustificare i numerosi tagli lineari (Franceschini, del Pd, nella sua dichiarazione di voto al ddl, ha parlato di qualcosa come 1,3 miliardi di euro di tagli e solo per le risorse ordinarie…). E non solo. Nessuno degli altri governi dei paesi più industrializzati ha tagliato le risorse all’università, la ricerca e al mondo della cultura (Bondi ce l’abbiamo solo noi). Tutt’altro. Paesi più competitivi, come Germania e Usa, hanno deciso di investire in quei campi, per far ripartire l’industria-Paese. Si calcola che, tanto per fare un numero, un singolo ricercatore, in termini di brevetti, valga 148 milioni di euro, in termini di Pil. Ora, tenendo conto del nuovo percorso creato per i ricercatori, sei anni di precariato e chi s’è visto, s’è visto, e dalla già attuale tendenza dei migliori cervelli a lasciare l’Italia per altri Paesi dove la ricerca è più facile, più apprezzata, più finanziata e più desiderata, è facile pensare che questa opera di potatura dei fondi alle università pubbliche avrà: ripercussioni positive, a breve termine, per quanto riguarda il risparmio di spesa pubblica; ripercussioni immensamente negative, se non mortali, a lungo termine, quando gli effetti di questi tagli si mostreranno con tutta la loro forza. Della serie “o sparagn nunn’è maje guadagn’”, “il risparmio non costituisce mai guadagno”.
E poi ci sarebbe la questione di cosa rappresenta, politicamente, questa riforma. La fretta di approvare alla Camera il ddl, percepita un po’ da tutti , aveva un motivo: il governo aveva bisogno di giocare questa carta prima del 14 dicembre. Sia per testare la fiducia dei finiani, sia per potersi dotare di un bell’asso nella manica (grazie a questo ddl, peraltro ancora non approvato in via definitiva, si è potuto affermare, nuovamente, che questo è il governo “del fare” mentre “gli altri pensano a parlare”). Le dichiarazioni di voto riguardo al ddl, sono sembrate una partita a scacchi: Cicchitto (Pdl) e Reguzzoni (Lega) hanno difeso a spada tratta la riforma, simbolo del lavoro della maggioranza, in contrasto ad un opposizione che ha cercato di “cavalcare l’onda delle manifestazioni per ottenere consenso”; Di Pietro (Idv) e Franceschini (Pd), hanno sottolineato le tantissime pecche della riforma, che altro non è che un insieme di tagli lineari coperti dalle buone intenzioni, cosa dimostrata dalle incredibile proteste generate. Qualche sussulto sarebbe stato lecito aspettarselo dai finiani. I quali hanno dimostrato di voler ancora attendere prima di infliggere il colpo di grazia al governo. Della Vedova (Fli) ha appoggiato la riforma, ma ha anche asserito che, probabilmente, questo sarà stato l’ultimo provvedimento di questa ormai “ex maggioranza” , ribadendo il ruolo importante che Fli ha avuto nella stesura del testo. Insomma, si potrebbe pensare che questa riforma non sia stato altro che un campo di battaglia, per sondare gli umori prima dello scontro finale del 14 dicembre. Un po’ come giocare a fare la guerra sulla pelle degli studenti. Ed in questo quadro si inserisce la decisione di sospendere le discussioni in parlamento fino al 14 dicembre, un’altra abile mossa, per evitare la sfiducia a Sandro Bondi, che di mozione ne aveva ricevuta una “ad personam”.
E già. La riforma Gelmini non è stata altro che l’ultima battaglia prima dello scontro finale, il 14 dicembre. Quando ci sarà il giorno dei giorni. Con Berlusconi che ringhia: "Nessuno alla mia altezza, vado avanti. Vogliono allearsi con la sinistra. Il resto solo gossip"; con Fini, Casini e Rutelli che presentano una nuova mozione di sfiducia, a dimostrazione del fatto che il governo non ce la farà ad ottenere la fiducia. Con l’Idv e il Pd che attendono al varco. E con la Lega che un giorno appoggia il governo e l’altro auspica subito elezioni.
Il Pensiero Scomodo
sabato 4 dicembre 2010
Numero 5
Buonasera amici,
è appena stato inviato il 5° Numero de "Il Pensiero Scomodo".
Di seguito, gli argomenti trattati:
un articolo sul significato politico della riforma Gelmini;
un articolo sul significato tecnico della riforma Gelmini;
un articolo su Wikileaks, Julian Assange e cosa c'entrano col mondo delle informazioni;
la consueta rubrica "La questione meridionale";
i fatti della settimana.
Nel rinnovarvi il mio invito a leggerlo, eventualmente commentarlo, diffonderlo, vi ricordiamo che chiunque voglia ricevere il pdf, può iscriversi alla newsletter oppure contattarci all'indirizzo: ilpensieroscomodo@gmail.com.
è appena stato inviato il 5° Numero de "Il Pensiero Scomodo".
Di seguito, gli argomenti trattati:
un articolo sul significato politico della riforma Gelmini;
un articolo sul significato tecnico della riforma Gelmini;
un articolo su Wikileaks, Julian Assange e cosa c'entrano col mondo delle informazioni;
la consueta rubrica "La questione meridionale";
i fatti della settimana.
Nel rinnovarvi il mio invito a leggerlo, eventualmente commentarlo, diffonderlo, vi ricordiamo che chiunque voglia ricevere il pdf, può iscriversi alla newsletter oppure contattarci all'indirizzo: ilpensieroscomodo@gmail.com.
domenica 28 novembre 2010
Un governo sull'orlo di una crisi di nervi
Il governo è sull’orlo di una crisi di nervi.
Sembra quasi che la convention di Fli abbia impresso quella piccolissima forza capace di far spostare il governo da una situazione di equilibrio instabile. In sole due settimane, scandali e crisi di nervi, sono stati praticamente all’ordine del giorno, sintomo di malessere nell’attuale governo in generale, ma anche nel Pdl in particolare. Il tutto, mentre Berlusconi manifesta una sicurezza eccezionale in vista della questione di fiducia.
Analizziamo, caso per caso, i fili scoperti di questa settimana:
Sandro Bondi, Ministro per i beni e le Attività culturali.
Il crollo della domus di Pompei ha aperto il vaso di pandora degli sprechi e delle inefficienze di tutto il sistema di gestione della cultura e delle risorse storiche del Paese. Nonostante le pressioni di tutte le forze politiche di opposizione, il ministro ha deciso fermamente di non dimettersi, tanto da scatenare la richiesta di una mozione di fiducia “singola” (in pratica, oltre alle mozione di fiducia e sfiducia per il governo in toto, è prevista una mozione di sfiducia riguardante unicamente Bondi).
Non pago dell’inopinata gestione delle vicende riguardo il mondo delle arti e della cultura (è notizia di martedì lo sciopero indetto per protestare contro i tagli alla cultura), per Bondi si è profilata, da questa settimana, anche l’accusa di nepotismo. Infatti, grazie ad alcune indiscrezioni del Fatto Quotidiano, poi riprese dal Corriere della Sera ed anche da Libero, è stato appurato che Sandro Bondi ha garantito soldi e lavoro a Fabrizio Indaco e Roberto Indaco, grazie ai fondi Fus. Niente di strano, se non fosse che sono, rispettivamente, il figlio ed il nuovo marito della sua ex moglie. Per non parlare della vicenda riguardo la bulgara Micelle Bonev: il Fatto quotidiano accusa il ministro di aver preparato una sorta di “falsa premiazione”, approfittando della Mostra del cinema di Venezia e facendole credere di aver vinto un premio inesistente. Chissà per quale motivo…
Roberto Maroni, Ministro dell’Interno.
Roberto Saviano aveva affermato che “la mafia al nord interloquisce con la lega” ed il ministro non ha perso occasione per esigere un contraddittorio. Dopo aver partecipato a tutte le trasmissioni possibili (partendo da Matrix e finendo con In mezz’ora), il ministro ha ottenuto anche la possibilità di esporre il proprio pensiero a Vieni via con me. Come da copione, Maroni non ha fatto che elogiare l’operato del proprio governo e ribadito il gran numero di arresti effettuati. Tuttavia, dato che nessuno lo ha mai fatto in Tv, tranne forse De Magistris dell’Idv, in una puntata di Annozero, occorrerebbe fare alcune, doverose, precisazioni:
• Gli arresti li effettuano la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza, ma NON il governo;
• Le condanne le fanno i magistrati, quando e SE concesso loro di processare degli imputati, NON il governo;
• Interloquire significa: “Intervenire in un discorso; intromettersi in una discussione.”; ora, alla luce dello scioglimento del comune di Desio (Lombardia, non Calabria), in seguito all’inchiesta sulle cosche mafiose, e al fatto che a dimettersi, oltre a 11 consiglieri del centro-sinistra, 6 esponenti della Lega, diviene assolutamente LECITA l’affermazione di Roberto Saviano;
• La condanna in appello a Marcello Dell’Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ha tra le motivazioni il fatto che Dell’Utri fungesse da mediatore tra Berlusconi e la mafia; è vero, Maroni difendeva la Lega, è vero, la condanna non è definitiva, ma Maroni è pur sempre un ministro del governo Berlusconi e l’indignazione per accuse di INTERLOCUZIONE con la mafia sembrano quantomeno fuori luogo;
• Le forze di polizia e i carabinieri da anni lamentano tagli alle risorse e alle assunzioni per il turn over: in che modo il governo avrebbe aiutato le forze dell’ordine a fare il proprio dovere, con l’appoggio morale?;
• Lo scudo fiscale è stata una legge che ha consentito di far rientrare capitali dall’estero, sebbene frutto di attività illecite, pagando solamente il 5% a titolo di imposte, interessi e sanzioni. Inoltre, per chi si fosse avvalso dello scudo fiscale, ci sarebbe stata garanzia di anonimato e, tra i tanti punti oscuri, l'estensione dell'estinzione dei profili penali dell'evasione. I difensori dell’attuale governo si sono giustificati affermando che questa legge è presente in tutti gli Stati democratici e che sarebbe servita a far aumentare le risorse per lo Stato. Tutto vero, se non fosse per il fatto che in qualsiasi altro Stato le tasse sui capitali equivalgono almeno al 10% della somma fatta rientrare in patria e che, nei Paese veramente democratici, l’anonimato non è stato mantenuto. Perchè mai tutte queste premesse? E’ semplice: le associazioni criminali, ed in particolar modo quelle MAFIOSE, hanno ottenuto immensi benefici da questa legge, in termini di riciclaggio di denaro sporco.
• I fantomatici propositi del premier di far approvare il processo breve, il ddl intercettazioni e la riforma della giustizia in generale, oltre i continui insulti che i giudici devono sorbirsi, in che modo aiuterebbero la lotta alla mafia? Ah, ce ne sarebbero di cose da chiedere al ministro Maroni, chissà se ci offrirà un contraddittorio…
Mara Carfagna, Ministro delle Pari opportunità.
Dopo aver minimizzato sulle parole del premier a proposito dei gay (da buon ministro delle Pari opportunità…), s’è resa protagonista di una querelle con Alessandra Mussolini (già, un Mussolini è ancora presente in Parlamento…). La Mussolini, dopo aver fotografato il ministro mentre discuteva con Italo Bocchino, membro di Fli, l’aveva accusata di fare il doppio gioco. Il ministro aveva annunciato le proprie dimissioni, in segno di protesta riguardo al potere che Nicola Cosentino, altro indagato per mafia, ha in Campania, dimostrazione del fatto che nel Pdl non esiste democrazia interna.
Dal di fuori, si sarebbe potuto pensare che, contrariamente a quanto potrebbe lasciar immaginare la bellezza statuaria del ministro, ex soubrette, la Carfagna avesse un gran bel fegato per sfidare un pezzo grosso come Cosentino. Tuttavia, a scanso di equivoci, un colloquio con Berlusconi ha messo a posto le cose, mettendo a bada la Carfagna. A Napoli si suole dire “Pur’ e pullic tenn a tosse”, (“Anche i pulcini hanno la tosse”).
Maria Stella Gelmini, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.
Il caso Gelmini è stato il più emblematico, riguardo l’apprezzamento da parte del popolo sull’operato del governo. Da tempo si parla della famosa “Riforma universitaria”, capace di tagliare gli sprechi e garantire l’equità e la giustizia, premiando le competenze e le conoscenze. Almeno, secondo le intenzioni.
L’ondata di protesta che è partita mercoledì in quasi tutte le città italiane, ed in particolar modo alle porte del parlamento, è segno che questo ddl Gelmini proprio non va giù a studenti, ricercatori, docenti e rettori. Ma, perché?
Innanzitutto, anziché tagliare gli sprechi, si sta pensando di tagliare i fondi, cosa già avvenuta quest’anno. Poi, ci sono delle perplessità riguardo il fatto che questa riforma dovrebbe partire (martedì si deciderà…) senza finanziamento. Cioè, senza spendere un euro. In pratica, il riassetto delle università dovrebbe iniziare senza nessun investimento. Peggiore ancora è la situazione dei ricercatori: a chi è già al lavoro da anni non è garantita assunzione a tempo determinato, anzi, si sta prospettando un futuro ancora meno roseo per chi aspira a fare carriera accademica. Onda anomala, associazione studentesca nata come segno di protesta alla riforma Gelmini, ha messo in evidenza la scomparsa di numerosi posti di lavoro, l'abbassamento di qualità delle istituzioni della formazione, un aumento delle tasse universitarie. Per non parlare della cronica mancanza di fondi per le borse di studio e l’assenza di leggi contro il nepotismo attuato dai luminari di ogni facoltà. Un autentico disastro, mentre il ministro non fa che minimizzare, glissare e proseguire dritto per la sua strada. Nonostante le proteste di questi giorni.
Franco Frattini, Ministro degli esteri.
Con estrema sincerità ammetto che non avevo previsto di inserire il Ministro degli esteri Frattini nell’elenco dei problemi principali del governo, ma, le parole di venerdì sera, non mi hanno lasciato altra scelta. La sua affermazione è questa: c’è un disegno volto a "a colpire l'immagine dell'Italia sulla scena internazionale". Gli indizi? L’emergenza rifiuti, il crollo della domus a Pompei, l’inchiesta che coinvolge Enac e Finmeccanica, le imbarazzanti rivelazioni di Wikileaks a proposito dei rapporti Usa-Italia. Con un ulteriore atto di sincerità, ammetto che ero in palestra mentre la radio trasmetteva questa dichiarazione. Non avrei potuto reagire in altro modo che ridendo. La sola possibilità che esista un’organizzazione segreta che tenti di offuscare l’immagine dell’Italia a livello internazionale è perlomeno cervellotica. Ma stiamo scherzando? Il fatto che a dire qualcosa del genere sia il Ministro degli esteri italiano renderebbe la cosa ancora più divertente, se non fossimo italiani. Provate ad immaginare un po’ il Dottor Male (quello di Austin Powers) che trama contro l’Italia. O la Compagnia, di Prison Break.
Pensate un po’ al generale, con la sua voce tremante, che si chiede: “Adesso dobbiamo distruggere l’immagine dell’Italia a livello internazionale…Come fare?”. Qualche funzionario gli potrebbe rispondere: “Facciamo in questo modo: torniamo indietro nel tempo, circa vent’anni, mettiamo in piedi un sistema che permette guadagni enormi a imprese, politici e mafiosi grazie alla gestione criminale dei rifiuti. Poi facciamo in modo che le risorse economiche di Pompei non siano utilizzate per la manutenzione. Inventiamo delle cazzate sui rapporti Usa-Italia e fabbrichiamo un file fasullo. Bene. Dopo aver fatto questo, torniamo al presente e: orchestriamo i media perché parlino a più non posso dell’emergenza rifiuti, nascondendo la soluzione che il governo italiano ha trovato, ma che nessuno conosce; facciamo piovere per qualche settimana in Campania, cosicché l’incuria, assolutamente non imputabile al Ministro Bondi, faccia il suo corso, facendola crollare; poi mandiamo il file fasullo a Wikileaks, che tanto non ha niente di meglio da pubblicare; e, per essere sicuri che il piano funzioni, denunciamo l’Enav e la Finmeccanica senza motivo, tanto un branco di giudici comunisti e sovversivi non aspettano altro per attaccare il Cavaliere.” Fa venire i brividi. Non si può che associare una affermazione di Vendola a questa notizia: "C'è una strategia contro l'Italia e l'autore è Berlusconi"
Tutto questo, proprio mentre Berlusconi continua a ribadire il fatto che non esiste alternativa al proprio governo, che eventuali elezioni lo vedrebbero trionfare e che chi non voterà la mozione di fiducia sarà considerato traditore a vita. Assomiglia sempre di più ad un albero di Natale…
Il Pensiero Scomodo
Sembra quasi che la convention di Fli abbia impresso quella piccolissima forza capace di far spostare il governo da una situazione di equilibrio instabile. In sole due settimane, scandali e crisi di nervi, sono stati praticamente all’ordine del giorno, sintomo di malessere nell’attuale governo in generale, ma anche nel Pdl in particolare. Il tutto, mentre Berlusconi manifesta una sicurezza eccezionale in vista della questione di fiducia.
Analizziamo, caso per caso, i fili scoperti di questa settimana:
Sandro Bondi, Ministro per i beni e le Attività culturali.
Il crollo della domus di Pompei ha aperto il vaso di pandora degli sprechi e delle inefficienze di tutto il sistema di gestione della cultura e delle risorse storiche del Paese. Nonostante le pressioni di tutte le forze politiche di opposizione, il ministro ha deciso fermamente di non dimettersi, tanto da scatenare la richiesta di una mozione di fiducia “singola” (in pratica, oltre alle mozione di fiducia e sfiducia per il governo in toto, è prevista una mozione di sfiducia riguardante unicamente Bondi).
Non pago dell’inopinata gestione delle vicende riguardo il mondo delle arti e della cultura (è notizia di martedì lo sciopero indetto per protestare contro i tagli alla cultura), per Bondi si è profilata, da questa settimana, anche l’accusa di nepotismo. Infatti, grazie ad alcune indiscrezioni del Fatto Quotidiano, poi riprese dal Corriere della Sera ed anche da Libero, è stato appurato che Sandro Bondi ha garantito soldi e lavoro a Fabrizio Indaco e Roberto Indaco, grazie ai fondi Fus. Niente di strano, se non fosse che sono, rispettivamente, il figlio ed il nuovo marito della sua ex moglie. Per non parlare della vicenda riguardo la bulgara Micelle Bonev: il Fatto quotidiano accusa il ministro di aver preparato una sorta di “falsa premiazione”, approfittando della Mostra del cinema di Venezia e facendole credere di aver vinto un premio inesistente. Chissà per quale motivo…
Roberto Maroni, Ministro dell’Interno.
Roberto Saviano aveva affermato che “la mafia al nord interloquisce con la lega” ed il ministro non ha perso occasione per esigere un contraddittorio. Dopo aver partecipato a tutte le trasmissioni possibili (partendo da Matrix e finendo con In mezz’ora), il ministro ha ottenuto anche la possibilità di esporre il proprio pensiero a Vieni via con me. Come da copione, Maroni non ha fatto che elogiare l’operato del proprio governo e ribadito il gran numero di arresti effettuati. Tuttavia, dato che nessuno lo ha mai fatto in Tv, tranne forse De Magistris dell’Idv, in una puntata di Annozero, occorrerebbe fare alcune, doverose, precisazioni:
• Gli arresti li effettuano la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza, ma NON il governo;
• Le condanne le fanno i magistrati, quando e SE concesso loro di processare degli imputati, NON il governo;
• Interloquire significa: “Intervenire in un discorso; intromettersi in una discussione.”; ora, alla luce dello scioglimento del comune di Desio (Lombardia, non Calabria), in seguito all’inchiesta sulle cosche mafiose, e al fatto che a dimettersi, oltre a 11 consiglieri del centro-sinistra, 6 esponenti della Lega, diviene assolutamente LECITA l’affermazione di Roberto Saviano;
• La condanna in appello a Marcello Dell’Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ha tra le motivazioni il fatto che Dell’Utri fungesse da mediatore tra Berlusconi e la mafia; è vero, Maroni difendeva la Lega, è vero, la condanna non è definitiva, ma Maroni è pur sempre un ministro del governo Berlusconi e l’indignazione per accuse di INTERLOCUZIONE con la mafia sembrano quantomeno fuori luogo;
• Le forze di polizia e i carabinieri da anni lamentano tagli alle risorse e alle assunzioni per il turn over: in che modo il governo avrebbe aiutato le forze dell’ordine a fare il proprio dovere, con l’appoggio morale?;
• Lo scudo fiscale è stata una legge che ha consentito di far rientrare capitali dall’estero, sebbene frutto di attività illecite, pagando solamente il 5% a titolo di imposte, interessi e sanzioni. Inoltre, per chi si fosse avvalso dello scudo fiscale, ci sarebbe stata garanzia di anonimato e, tra i tanti punti oscuri, l'estensione dell'estinzione dei profili penali dell'evasione. I difensori dell’attuale governo si sono giustificati affermando che questa legge è presente in tutti gli Stati democratici e che sarebbe servita a far aumentare le risorse per lo Stato. Tutto vero, se non fosse per il fatto che in qualsiasi altro Stato le tasse sui capitali equivalgono almeno al 10% della somma fatta rientrare in patria e che, nei Paese veramente democratici, l’anonimato non è stato mantenuto. Perchè mai tutte queste premesse? E’ semplice: le associazioni criminali, ed in particolar modo quelle MAFIOSE, hanno ottenuto immensi benefici da questa legge, in termini di riciclaggio di denaro sporco.
• I fantomatici propositi del premier di far approvare il processo breve, il ddl intercettazioni e la riforma della giustizia in generale, oltre i continui insulti che i giudici devono sorbirsi, in che modo aiuterebbero la lotta alla mafia? Ah, ce ne sarebbero di cose da chiedere al ministro Maroni, chissà se ci offrirà un contraddittorio…
Mara Carfagna, Ministro delle Pari opportunità.
Dopo aver minimizzato sulle parole del premier a proposito dei gay (da buon ministro delle Pari opportunità…), s’è resa protagonista di una querelle con Alessandra Mussolini (già, un Mussolini è ancora presente in Parlamento…). La Mussolini, dopo aver fotografato il ministro mentre discuteva con Italo Bocchino, membro di Fli, l’aveva accusata di fare il doppio gioco. Il ministro aveva annunciato le proprie dimissioni, in segno di protesta riguardo al potere che Nicola Cosentino, altro indagato per mafia, ha in Campania, dimostrazione del fatto che nel Pdl non esiste democrazia interna.
Dal di fuori, si sarebbe potuto pensare che, contrariamente a quanto potrebbe lasciar immaginare la bellezza statuaria del ministro, ex soubrette, la Carfagna avesse un gran bel fegato per sfidare un pezzo grosso come Cosentino. Tuttavia, a scanso di equivoci, un colloquio con Berlusconi ha messo a posto le cose, mettendo a bada la Carfagna. A Napoli si suole dire “Pur’ e pullic tenn a tosse”, (“Anche i pulcini hanno la tosse”).
Maria Stella Gelmini, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.
Il caso Gelmini è stato il più emblematico, riguardo l’apprezzamento da parte del popolo sull’operato del governo. Da tempo si parla della famosa “Riforma universitaria”, capace di tagliare gli sprechi e garantire l’equità e la giustizia, premiando le competenze e le conoscenze. Almeno, secondo le intenzioni.
L’ondata di protesta che è partita mercoledì in quasi tutte le città italiane, ed in particolar modo alle porte del parlamento, è segno che questo ddl Gelmini proprio non va giù a studenti, ricercatori, docenti e rettori. Ma, perché?
Innanzitutto, anziché tagliare gli sprechi, si sta pensando di tagliare i fondi, cosa già avvenuta quest’anno. Poi, ci sono delle perplessità riguardo il fatto che questa riforma dovrebbe partire (martedì si deciderà…) senza finanziamento. Cioè, senza spendere un euro. In pratica, il riassetto delle università dovrebbe iniziare senza nessun investimento. Peggiore ancora è la situazione dei ricercatori: a chi è già al lavoro da anni non è garantita assunzione a tempo determinato, anzi, si sta prospettando un futuro ancora meno roseo per chi aspira a fare carriera accademica. Onda anomala, associazione studentesca nata come segno di protesta alla riforma Gelmini, ha messo in evidenza la scomparsa di numerosi posti di lavoro, l'abbassamento di qualità delle istituzioni della formazione, un aumento delle tasse universitarie. Per non parlare della cronica mancanza di fondi per le borse di studio e l’assenza di leggi contro il nepotismo attuato dai luminari di ogni facoltà. Un autentico disastro, mentre il ministro non fa che minimizzare, glissare e proseguire dritto per la sua strada. Nonostante le proteste di questi giorni.
Franco Frattini, Ministro degli esteri.
Con estrema sincerità ammetto che non avevo previsto di inserire il Ministro degli esteri Frattini nell’elenco dei problemi principali del governo, ma, le parole di venerdì sera, non mi hanno lasciato altra scelta. La sua affermazione è questa: c’è un disegno volto a "a colpire l'immagine dell'Italia sulla scena internazionale". Gli indizi? L’emergenza rifiuti, il crollo della domus a Pompei, l’inchiesta che coinvolge Enac e Finmeccanica, le imbarazzanti rivelazioni di Wikileaks a proposito dei rapporti Usa-Italia. Con un ulteriore atto di sincerità, ammetto che ero in palestra mentre la radio trasmetteva questa dichiarazione. Non avrei potuto reagire in altro modo che ridendo. La sola possibilità che esista un’organizzazione segreta che tenti di offuscare l’immagine dell’Italia a livello internazionale è perlomeno cervellotica. Ma stiamo scherzando? Il fatto che a dire qualcosa del genere sia il Ministro degli esteri italiano renderebbe la cosa ancora più divertente, se non fossimo italiani. Provate ad immaginare un po’ il Dottor Male (quello di Austin Powers) che trama contro l’Italia. O la Compagnia, di Prison Break.
Pensate un po’ al generale, con la sua voce tremante, che si chiede: “Adesso dobbiamo distruggere l’immagine dell’Italia a livello internazionale…Come fare?”. Qualche funzionario gli potrebbe rispondere: “Facciamo in questo modo: torniamo indietro nel tempo, circa vent’anni, mettiamo in piedi un sistema che permette guadagni enormi a imprese, politici e mafiosi grazie alla gestione criminale dei rifiuti. Poi facciamo in modo che le risorse economiche di Pompei non siano utilizzate per la manutenzione. Inventiamo delle cazzate sui rapporti Usa-Italia e fabbrichiamo un file fasullo. Bene. Dopo aver fatto questo, torniamo al presente e: orchestriamo i media perché parlino a più non posso dell’emergenza rifiuti, nascondendo la soluzione che il governo italiano ha trovato, ma che nessuno conosce; facciamo piovere per qualche settimana in Campania, cosicché l’incuria, assolutamente non imputabile al Ministro Bondi, faccia il suo corso, facendola crollare; poi mandiamo il file fasullo a Wikileaks, che tanto non ha niente di meglio da pubblicare; e, per essere sicuri che il piano funzioni, denunciamo l’Enav e la Finmeccanica senza motivo, tanto un branco di giudici comunisti e sovversivi non aspettano altro per attaccare il Cavaliere.” Fa venire i brividi. Non si può che associare una affermazione di Vendola a questa notizia: "C'è una strategia contro l'Italia e l'autore è Berlusconi"
Tutto questo, proprio mentre Berlusconi continua a ribadire il fatto che non esiste alternativa al proprio governo, che eventuali elezioni lo vedrebbero trionfare e che chi non voterà la mozione di fiducia sarà considerato traditore a vita. Assomiglia sempre di più ad un albero di Natale…
Il Pensiero Scomodo
sabato 27 novembre 2010
Numero 4
Buonasera amici, è appena stato inviato il 4° pdf de "Il Pensiero Scomodo".
Da domani, inizieremo a postare l'articolo che riguarda la politica. Oggi, ci limitiamo ad elencare gli argomenti trattati:
un governo sull'orlo di una crisi di nervi, analisi dei fili scoperti dell'attuale governo, i problemi di Bondi, Carfagna, Gelmini, Maroni, Frattini e del Cav;
un articolo riguardante le forme di protesta attuate dalle associazioni studentesche in tutta Italia, contro il ddl Gelmini;
un articolo sulla querelle Bossi-Iervolino, parafulmine dei problemi reali di Napoli;
il terzo, ed ultimo, articolo della rubrica "Da dove vengono le notizie?";
il terzo articolo della rubrica "La questione meridionale";
i fatti della settimana.
Cogliamo nuovamente l'occasione per invitarvi a fare passaparola.
P.S. PER RICEVERE IL PDF DE "IL PENSIERO SCOMODO": ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DEL BLOG, O FA UNA RICHIESTA ALL'INDIRIZZO ilpensieroscomodo@gmail.com, O LASCIA UN MESSAGGIO SULLA BACHECA DI FACEBOOK ALLA PAGINA: http://www.facebook.com/?ref=logo#!/pages/Pensiero-Scomodo/100554703347463.
Non dimenticate, FATELA GIRARE!
Da domani, inizieremo a postare l'articolo che riguarda la politica. Oggi, ci limitiamo ad elencare gli argomenti trattati:
un governo sull'orlo di una crisi di nervi, analisi dei fili scoperti dell'attuale governo, i problemi di Bondi, Carfagna, Gelmini, Maroni, Frattini e del Cav;
un articolo riguardante le forme di protesta attuate dalle associazioni studentesche in tutta Italia, contro il ddl Gelmini;
un articolo sulla querelle Bossi-Iervolino, parafulmine dei problemi reali di Napoli;
il terzo, ed ultimo, articolo della rubrica "Da dove vengono le notizie?";
il terzo articolo della rubrica "La questione meridionale";
i fatti della settimana.
Cogliamo nuovamente l'occasione per invitarvi a fare passaparola.
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Non dimenticate, FATELA GIRARE!
sabato 20 novembre 2010
Numero 3
Buonasera amici,
è appena stato inviato il terzo numero del nostro pdf. Di seguito vi è l'elenco degli argomenti trattati:
la crisi di governo: l'analisi di ciò che potrebbe/dovrebbe succedere il 14 dicembre;
i rapporti tra la 'ndrangheta e i politici del nord: le origini del problema sollevato da Saviano;
precari e pensioni: dopo le parole di Mastrapasqua, finalmente sarà chiarito il fatto che i giovani d'oggi sono costretti a pagare le pensioni degli anziani d'oggi, senza sapere che non gli spetterà nulla in futuro;
Irlanda e crisi economica: le ragioni delle preoccupazioni dell'Unione Europea;
il secondo articolo della rubrica "Da dove vengono le notizie";
il secondo articolo della rubrica "La questione meridionale";
I FATTI DELLA SETTIMANA.
Nell'esortarvi a leggere il file, vi chiediamo di aiutarci a diffonderlo e di lasciare un commento...
P.S. PER CHI VOLESSE RICEVERE IL PDF: ISCRIVETEVI ALLA NEWSLETTER OPPURE CONTATTATECI ALL'INDIRIZZO ilpensieroscomodo@gmail.com
è appena stato inviato il terzo numero del nostro pdf. Di seguito vi è l'elenco degli argomenti trattati:
la crisi di governo: l'analisi di ciò che potrebbe/dovrebbe succedere il 14 dicembre;
i rapporti tra la 'ndrangheta e i politici del nord: le origini del problema sollevato da Saviano;
precari e pensioni: dopo le parole di Mastrapasqua, finalmente sarà chiarito il fatto che i giovani d'oggi sono costretti a pagare le pensioni degli anziani d'oggi, senza sapere che non gli spetterà nulla in futuro;
Irlanda e crisi economica: le ragioni delle preoccupazioni dell'Unione Europea;
il secondo articolo della rubrica "Da dove vengono le notizie";
il secondo articolo della rubrica "La questione meridionale";
I FATTI DELLA SETTIMANA.
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giovedì 18 novembre 2010
sabato 13 novembre 2010
Numero 2
Buonasera amici,
è appena stato inviato il secondo numero del nostro pdf.
Questa settimana è stata caratterizzata dall'inizio della crisi di governo, ampiamente prevista nei giorni scorsi.
Brevemente, verranno elencati gli argomenti trattati:
I FATTI DELLA SETTIMANA, con un occhio di riguardo al succedersi delle dichiarazioni e delle azioni dei principali esponenti politici;
gli scenari futuri del mondo politico italiano;
le tragedie del Veneto, di Pompei e del salernitano;
la questione meridionale, con il primo di una serie di articoli dedicati all'argomento;
il mondo della carta stampata, il primo di una serie di articoli dedicati al mondo dell'informazione.
Mi raccomando, FATELA GIRARE!
p.s.RICORDIAMO, A CHI VOLESSE RICEVERE IL PDF, CHE BASTA ISCRIVERSI ALLA NEWSLETTER O CONTATTARCI ALL'INDIRIZZO ilpensieroscomodo@gmail.com.
è appena stato inviato il secondo numero del nostro pdf.
Questa settimana è stata caratterizzata dall'inizio della crisi di governo, ampiamente prevista nei giorni scorsi.
Brevemente, verranno elencati gli argomenti trattati:
I FATTI DELLA SETTIMANA, con un occhio di riguardo al succedersi delle dichiarazioni e delle azioni dei principali esponenti politici;
gli scenari futuri del mondo politico italiano;
le tragedie del Veneto, di Pompei e del salernitano;
la questione meridionale, con il primo di una serie di articoli dedicati all'argomento;
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mercoledì 10 novembre 2010
Iscrivetevi
Cari amici, la redazione sta lavorando per il prossimo numero. Affrettatevi ad iscrivervi alla newsletter se volete riceverlo.
sabato 6 novembre 2010
Numero 1
Ecco il primo numero del nostro pdf (da ora in avanti ci limiteremo a chiamarlo così...). Questa è stata una settimana fantastica dal punto di vista delle informazioni, quasi non ci si poteva aspettare di meglio per "fare" il primo numero.
Brevemento verranno indicati gli argomenti affrontati:
il caso Ruby, e le conseguenze politiche dell'ennesimo scandalo a sfondo sessuale del premier;
quello che pensano di noi all'estero;
come nasce il problema rifiuti, primo articolo di una serie di approfondimenti sull'emergenza che sta mettendo in ginocchio la regione;
il signoraggio bancario, primo articolo di una serie riguardante i misteri dell'economia;
la situazione dei partiti in Italia, analisi dello status quo degli schieramenti politici, molto importante alla luce degli ultimi avvenimenti e dei possibili ribaltoni;
i fatti della settimana, una raccolta delle più importanti dichiarazioni ed avvenimenti dal mondo.
Noi di Il Pensiero Scomodo siamo pronti a chiarire qualsiasi punto di qualsiasi articolo, anzi, ne saremo lieti.
Non dimenticate, come più volte ribadito, di lasciare un commento a margine di questo post, anhce 1 semplice "Mi piace", per farci capire che avete letto.
E, non dimenticate, FATELA GIRARE!
giovedì 4 novembre 2010
“Siamo stufi di scortare giovani donne da Berlusconi” lo sfogo dei carabinieri e la solidarietà di D'Alema
“Siamo stufi di scortare giovani donne alle varie abitazioni di Berlusconi. Non siamo tassisti per festini, molti nostri colleghi sono morti per magistrati e politici e noi dobbiamo scortare queste signorine. Basta!”. Questo lo sfogo di un carabiniere al Fatto Quotidiano; sfogo a cui segue la frase sconvolgente: “Berlusconi ci fa vergognare”. Il carabiniere prosegue "molte straniere, molte napoletane e impossibile contarle". Oltre a fare straordinari non pagati, il carabiniere spiega, che durante le missioni all'estero, le forze armate italiane, sono canzonate dai loro colleghi, specie quelli doltr'alpe per il loro "servizio da tassisti".
Queste vicende, hanno fatto si che durante il Copasir, l'esponente del PD Massimo D'Alema, abbia espresso la propria solidarietà a quei carabinieri stanchi di scortare donne negli appartamenti del premier Berlusconi. “Non è un argomento che riguarda il Copasir, ci tiene a sottolineare l’esponente Pd, ma, spiega commentando l’articolo del quotidiano, le notizie di cronaca suggeriscono sentimenti di solidarietà umana verso i carabinieri di cui capisco la stanchezza. Questi sono fatti pubblici e noi non ci occupiamo di vigilare su questi, ma sui fatti segreti”.
mercoledì 3 novembre 2010
Manca poco...
A breve uscirà il nostro primo numero, iscrivetevi alla news letters per ricevere una copia
istruitevi... Perchè da grandi avremo bisogno della vostra intelligenza. (a.gramsci).
istruitevi... Perchè da grandi avremo bisogno della vostra intelligenza. (a.gramsci).
giovedì 28 ottobre 2010
Ricordiamo i primi articoli della costituzione
Art.1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
sabato 23 ottobre 2010
Informazione
Se il potere politico si divide in esecutivo, legislativo e giudiziario, il potere “reale” si può dividere in potere politico (di cui prima), potere economico e potere mediatico. In uno Stato veramente democratico non solo i tre poteri politici sono divisi, ma anche i tre poteri “reali” lo sono o, al massimo, un singolo individuo può aspirare a possederne due su tre.
In Italia, da qualche anno a questa parte, non esiste più una divisione dei poteri “reali”. Chi detiene il potere esecutivo e legislativo, sta tentando di soggiogare il potere giudiziario e, allo stesso tempo, già possiede il potere economico e il potere mediatico ( per quanto riguarda le TV, esercita il controllo quasi totale sulla RAI e possiede Mediaset; per quanto riguarda l’editoria, controlla, seppur indirettamente, alcune testate quali “Libero” e “Il giornale”).
La stampa, nel nostro Paese, è stata classificata semi-libera nel rapporto annuale Freedom House. Negli ultimi 6 anni è stata la quarta volta.
L’accentramento del potere mediatico è il motivo principale di questa pessima classificazione. Oltre ad essere uno smacco agli occhi del mondo intero, tutto ciò costituisce il rischio peggiore per quel che resta della nostra democrazia. I mass media sono il mezzo attraverso il quale i cittadini ricevono le informazioni grazie alle quali possono giudicare l’operato di chi governa, esprimendo la propria opinione votando. Se l’informazione è corrotta, anche le opinioni sono corrotte. E le elezioni fasulle, poiché basate su informazioni false. Ecco perché la stampa e la televisione sono state definite rispettivamente “quarto” e “quinto” potere.
Ma un ulteriore potere è stato creato, da qualche anno questa parte. La Rete. Internet. L’unico mezzo d’informazione completamente libero, dove si sceglie e non si è costretti ad ascoltare solo alcune verità. E’ questo il mezzo del futuro.
Ed è grazie ad Internet che alcuni ragazzi hanno avuto la possibilità di decriptare le notizie che giungono da più parti, raccoglierle e poterle far circolare nel nome del diritto all’essere informati.
Il problema è questo: il regime “sommerso” che ci sovrasta, molto presto potrebbe diventare un regime “ufficiale”.
La Costituzione ha impedito che ciò accadesse finora, ma il tempo è scaduto: le prossime elezioni sono l’ultima possibilità, poi si andrà allo show down. Grazie al “Porcellum”, sistema elettorale balordo che impedisce ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, se le prossime elezioni finiranno con lo stesso risultato della precedente, chi verrà eletto avrà il potere di mettere mano alla Costituzione, modificandola a suo piacimento. Ed allora non ci sarà più niente da fare.
E’ ora il momento di agire. Nell’unico modo possibile: informandosi. Conoscere la verità. Non quella che ci viene fatta passare per tale, ma quella assoluta. E noi vogliamo contribuire a fare questo. Il nostro obiettivo è quello di informare i cittadini su cosa accade in questo Paese, per poter fornire gli elementi utili per giudicare l’operato di chi governa, al momento opportuno, cioè le prossime elezioni, che siano a marzo del 2011 o che siano nel 2013.
E lo faremo a modo nostro, con lo spirito di chi tiene al proprio futuro e con la consapevolezza di non essere giornalisti, ma semplici cittadini.
Cercheremo di raggiungere più persone possibili. Saremo operativi nel giro di circa una decina di giorni. Per adesso, vi chiediamo di iscrivervi alla nostra newsletter e di fare passaparola. E’ l’unico modo che abbiamo per poter raggiungere abbastanza persone da poter dare un contributo significativo alla democrazia. O a quel che resta di essa, come detto in precedenza.
Gustavo Marigliano.
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