giovedì 24 marzo 2011

Italia: l'origine dell'anomalia. The end.

Italia: l’origine dell’anomalia. The end.
Una chiave di lettura del problema Berlusconi.
 I rapporti tra Berlusconi, Mangano e Dell’Utri. Prima del 2001, in pochi conoscevano la verità sul modo in cui Silvio Berlusconi avesse creato la sua fortuna. Ci si limitava a citare il suo fiuto imprenditoriale, con la nascita di Milano Due. Come se, dal nulla, ottenere prestiti e finanziamenti per edificare un intero quartiere fossero alla portata di chiunque. Lo stesso Berlusconi, di recente, s’era giustificato asserendo di aver avuto una grossa fortuna, oltre al gran fiuto per gli affari. In pratica, diceva, s’era trovato ad essere al posto giusto nel momento giusto, per ottenere quegli ingenti finanziamenti. Ma il 2001 è stato lo spartiacque. In edicola uscì un libro “L’odore dei soldi”, scritto da Elio Veltri ed un certo Marco Travaglio. In quel libro venne descritto pedissequamente il modo in cui Berlusconi aveva creato decine e decine di società inscatolate (di cui ognuna era parte di ogni altra, con numerose persone che, a volte anche inconsapevolmente, erano state utilizzate come teste di legno, ossia prestanome). Ma su questo tornerò dopo. L’uscita di quel libro, con tutte le sue accuse, avrebbe potuto far tremare qualsiasi esponente politico di qualsiasi stato, causandone la morte politica. Ma non in Italia. Per due mesi, infatti, nessuno ne parlò. Nessuno! L’unico a dargli un certo peso fu un comico, Daniele Luttazzi. In un’ormai storica intervista in Satyricon (il suo programma in seconda serata) ad uno degli autori, Travaglio, il comico presentatore rese al grande pubblico la verità su Silvio Berlusconi. Travaglio non esitò a descrivere la situazione degli anni Ottanta, quella in cui nacque il fenomeno Berlusconi. Parlò delle numerose holding, dei prestiti assurdi per uno spiantatati quale Berlusconi era a quei tempi, del ruolo della banca Rasini, autrice dei prestiti. Le accuse furono pesanti: la banca Rasini era conosciuta per essere utilizzata dalla mafia per il riciclaggio di denaro sporco. In pratica, la banca Rasini, ripuliva il denaro proveniente dall’operato delle cosche mafiose e, allo stesso tempo, finanziava Berlusconi nel suo lancio nel mondo della finanza. E questo è un dato di fatto. Altra certezza è la presenza di uomini della P2 tra gli amministratori della Banca. Tralasciando per un momento queste prime conclusioni, Travaglio nel suo libro parlò anche dei rapporti tra Berlusconi, Dell’Utri ed un certo Mangano. Berlusconi e Dell’Utri erano amici fin dai tempi dell’università. Dell’Utri era siciliano. Mangano invece era un esponente di Cosa nostra che venne assunto nella villa di Arcore (di Berlusconi) per fare lo stalliere. Ci lavorò per molti anni. Non starò qui a spiegare tutta la situazione per filo e per segno, anche perché ci vorrebbero pagine e pagine (vi invito a leggere il libro “L’odore dei soldi” per saperne di più, o almeno la voce di Wikipedia che ne riassume le conclusione). Per la mia trattazione, mi servirò solo delle conclusioni tratte da quel libro: Berlusconi, tramite il Dell’Utri (c’è una sentenza in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Dell’Utri che afferma questo), decide di pagare Cosa nostra pur di poter stare tranquillo (era il periodo dei sequestri di persona). Mangano era l’assicurazione che Berlusconi potesse stare tranquillo sul serio. La veridicità di quanto scritto finora è corroborata da una sentenza della Corte di Cassazione: Berlusconi, in seguito alla celeberrima intervista a Travaglio, denunciò l’autore del libro, Luttazzi e il programma Satyricon, per diffamazione. Sapete quale fu il risultato del processo: il reato non sussiste, ciò che venne detto in trasmissione era la pura verità!
 Conclusione
Al lettore attento non sarà sfuggita la presenza di Berlusconi, seppur a volte con un ruolo più marginale, tra i protagonisti dei peggiori fatti della storia degli ultimi 30 anni. Attualmente, e la situazione è chiara, detiene per intero il potere (come da noi più volte scritto). Tramite il controllo dei media e della finanza, esercita il suo regime morbido, la dittatura nascosta, che è molto diversa da quella ufficiale di Castro, di Chavez o di chicchessia. Ma è pur sempre inaccettabile in un paese democratico. Ed è giunto, dopo tante settimane, il momento di rendere pubblica la mia chiave di lettura, che è un po’ quella di chiunque abbia avuto il bisogno di saperne qualcosa in più sul cancro della democrazia (non i magistrati…). Silvio Berlusconi ha edificato Milano due grazie a finanziamenti derivati da una banca che riciclava denaro della mafia. A fine anni ‘80. Quella banca aveva tra i suoi membri un manipolo di persone facenti parte della P2 (come Silvio). E’ chiaro che l’essere un membro della P2 aveva, tra gli altri, il vantaggio di consentire la contrazione di prestiti numerosi senza le debite coperture. E’ altrettanto di dominio pubblico la situazione di Fininvest nel 1994, la principale società di Berlusconi, pesantemente indebitata a causa dei continui acquisti, necessari per consolidare quello che oggi è un impero. Poste queste due premesse, è d’uopo ricordare lo scandalo Tangentopoli. Mentre Berlusconi faceva man bassa di tv, giornali e aziende d’ogni tipo grazie ai finanziamenti derivati dalla banca Rasini, il mondo politico italiano di allora, di cui Berlusconi non faceva ancora parte, ebbe una sorta di “colpo di spugna”. I principali partiti di allora praticamente scomparvero, sulla scia di scandali che ricevevano puntualmente una eco enorme sulle reti televisive del Cavaliere. Scandali che prepararono il terreno alla discesa in campo di Berlusconi in politica. Altro flash back, stavolta a proposito degli omicidi di Falcone e Borsellino, nell’ambito della guerra tra mafia e Stato. I magistrati, in questi mesi, stanno lavorando al processo che riguarda la trattativa tra Stato e mafia per far terminare le stragi (badate bene, non sono più supposizioni, ad oggi, è certo che almeno una, se non due, trattative, ci furono negli anni tra il 1992 e il 1993). Tra la morte di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino passarono 57 giorni. In quel lasso di tempo, Borsellino si mise al lavoro, conscio che ormai la spada di Damocle pendeva sulla sua testa. Nella sua ultima intervista prima di morire, rilasciata a due giornalisti francesi, Borsellino confessò quello che oggi si può considerare il segreto di pulcinella: Dell’Utri aveva legami con cosche mafiose, aiutò Berlusconi a proteggersi pagando la sua sicurezza e sancendo il patto di non belligeranza piazzando Mangano nella sua casa. Questa situazione era al vaglio degli inquirenti e, probabilmente, se Borsellino non fosse stato ucciso, oggi ne sapremmo molto di più. E’ questa è un’affermazione che fa venire i brividi. Nel capitolo 4 di questa rubrica, tra i misteri della guerra tra Stato e mafia, c’è anche l’omicidio di Borsellino. Per Cosa nostra, l’omicidio di Borsellino si rivelò controproducente: in quei giorni l’avvertimento era stato già lanciato facendo saltare in aria Falcone. La morte di Borsellino, addirittura, impedì a Giulio Andreotti (lui si, seppur non incriminato a causa dell’infamia che vive in Parlamento, mafioso doc) di divenire Presidente della Repubblica. Chi aveva interesse nel vedere morto Borsellino? La risposta è chiara: qualcuno che poteva essere incastrato da lui. Qualcuno che aveva utilizzato fondi provenienti dal riciclaggio di denaro sporco. Qualcuno che la mafia aveva in pugno, laddove era riuscito a piazzare un tale Mangano in casa sua. E poi c’è la questione del Piano di Rinascita democratica, nel capitolo 2 di questa rubrica: Licio Gelli, qualche anno fa, aveva affermato in un’intervista che ormai Berlusconi era riuscito ad attuare il piano della P2 per ottenere il controllo del potere. Qualcuno ne dubita? Rileggetevi i principali punti e verificate se sono o meno attuati (in particolare, fate riferimento alla riforma della giustizia di cui Berlusconi si vuole fare promotore). Si dice che Silvio Berlusconi sia entrato in politica per non affrontare i processi che lo riguardano, come stanno ad evidenziare le numerose leggi ad personam da lui varate (di cui parleremo in futuro). Beh, sta di fatto che la situazione attuale è stata prevista dalla loggia massonica P2, ha tratto giovamento da Tangentopoli e ha sfruttato la guerra tra Stato e mafia per eliminare i possibili personaggi scomodi all’attuale regime. Dopo tutti questi preamboli, ecco la mia versione: non ho ancora capito se Berlusconi sia artefice di tutto o fantoccio in mano a poteri ancor più grandi di lui, la verità è che ha sfruttato denaro della mafia per sottomettere il popolo italiano alla sua mercè e quella dei suoi seguaci (Dell’Utri, Confalonieri, Galliani, Feltri...). Il suo ingresso nel mondo politico ha radicalmente cambiato la società italiana moderna, azzerandone le qualità e accentuandone gli ancestrali difetti. Tutte le sue riforme contro la scuola, l’università e la cultura, i suoi programmi più trash che mai e il suo modo di intendere il divertimento lo stanno a dimostrare. L’Italia non è più un paese libero, almeno dal 1994. Sia chiaro, in tutti i paesi del mondo c’è nepotismo, corruzione e qualsiasi altra forma di spregevole abuso di potere. Ma non in maniera così scientifica. Non in maniera così polidimensionale da permeare tutti gli aspetti della vita quotidiana pur di propagandare la bontà di questo regime. L’anomalia. Il cancro che si dovrà estirpare. Prima o poi. Per il bene di tutti.
E adesso un paio di link per farvi capire che non sono solo fandonie o fantasie:
 http://www.youtube.com/watch?v=WzXXnNEflGE
http://www.youtube.com/watch?v=adrQb0qqhxo
http://www.youtube.com/watch?v=egQE53DP8_Q
http://www.youtube.com/watch?v=Nkub9IimkGI
Gustavo Marigliano

lunedì 21 marzo 2011

Il uebbe sei.zero. Fare la spesa.

Si.
Lo so.
Mi girano, avete ragione.
Ormai riesco a tramutare in sillabe pensieri solo quando sono incazzato o almeno infastidito. Il motivo non conta.
Eh, si, è vero, probabilmente invecchio veramente male e presto diventerò un tale vecchio caustico, incazzoso, smemorato e dislessico da mettere in ombra Barney Panofsky (Un giorno riuscirò a finire di leggere "La versione di Barney" così potrò finalmente vedere il film è lamentarmi dicendo che  "Il film fa schifo, il libro è più bello", da buon talebano lamentoso).
Sono quasi certo che con il passare del tempo non si induriscano solo le arterie, ma anche i pensieri, le emozioni. Sicuramente perde elasticità pure la mente e la pazienza. In pratica si ammoscia il cazzo e si indurisce tutto il resto. Ironico eh?
La "cura" potrebbe essere Viagra per il cazzo moscio e Alcolici with Ganja, tanto per essere più distesi e ben disposti verso il prossimo.
Solo che mi sfuggono le interazioni tra le sostanze e possibili effetti collaterali.
Varrebbe comunque la pena fare un tentativo però.
Al massimo morirebbero una marea di vecchi sclerotici pochi secondi dopo la loro ultima eiaculazione barzotta.
Contenti loro e contenti i conti pubblici.
Se non l'avevate ancora capito, sta per partirmi un altro mezzo pippone che richiede più di cinque minuti per essere letto e che non c'entra niente con quello che ho appena scritto.
Francamente io non mi leggerei.
Mi capita di vedere sempre più spesso gente che ormai comunica solo attraverso link, immagini, scritte varie e altri media.
Non fraintendete. E' bellissimo poter completare l'espressione di un proprio pensiero o uno stato d'animo, con un brano musicale o un video o ancora un'immagine evocativa, che ne riassuma o collochi nel giusto contesto il significato.
E' eccezionale comunicare utilizzando mezzi diversi dalla parola (o usandoli tutti insieme).
Però che cazzo.
Ormai pure per scrivere un cazzo di stato su fb si usano solo link, gif animate con didascalia e appartenenza a gruppi.
- Ciao amore!
- Gif di un Alieno che saluta con la manina.
- Come stai? Ieri ti ho sentita un po' giù...
www.facebook.com/pages/Quelli-che-oggi-sono-un-po-piu-tristi-di-ieri/234234234
- E' perchè sei triste, mia dolcissima prugnetta secca denocciolata dall'odore un po' pungente?
- www.facebook.com/pages/Ragazze-tristi-perchè-lontane-dal-proprio-amore/324324324
- Ma che dolce che sei! Anche tu mi manchi. Ti amo tanto.
- Gif animata di Winnie the Pooh che abbraccia un vasetto di miele circondato da cuoricini che scoppiano.
- Dai, resisti, appena torno stiamo tanto assieme e ti riempio di coccole! Ti ho anche comprato un pensiero, ma non ti dico che cos'è, perchè è una sorpresa!
- Gif di Minnie che bacia Topolino.
- Sai... Ho tanta voglia di te ...
- Link su youtube di uno spot della durex.
- Ma che birichina che sei! :D.
- emote del diavoletta (perchè c'ha il fiocco rosa, quindi è femmina) che sorride.
Io le ho adorate le emote e gli smile eh. Rendono la comunicazione live o semi-live (chat e forum) più "capibile", permettendo di stemperare i toni.
Obbiettivamente poi,  uno smile vero è più bello che un "due punti trattino parentesi tonda".
Poi però piace talmente tanto che se ne abusa ed esce fuori lo smile Full-HD personalizzabile, che lo puoi pure vestire e far muovere. Puoi anche farlo parlare con scritte glitterose  e sbrilluccicanti a intermittenza che fanno morire all'istante gli epilettici.
Vogliamo parlare dei mille gazzilioni di triliardi giornalieri di link con l'occhio di donna che piange con una frase ad effetto sotto (magari scritta male o rubata a qualche cantante che l'ha rubata a sua volta ad un poeta) che recita qualcosa del tipo:
"Se non mi capisci non sono abbastanza per te" oppure "Mai svendersi. Come me non c'è nessuno. Quando lo capirai sarà troppo tardi".
Capire invece che magari sei un cesso con un carattere di merda no eh?
Lo so che è difficile, ci ho messo anche io del tempo a capirlo, non sono manco sicuro di esserci riuscito, ma almeno provateci.
Accettare che quello/quella di cui si è perdutamente "innamorati" non ci caga manco di striscio è doloroso, posso capirlo.
Però abbiate dignità. Almeno un po'.
Il prossimo passo quale sarà?
Cominciare a parlare con i cartelli come Wile E. Coyote?
Magari con i cartelli con gli smile che reggono cartelli con robe scritte dentro?
Ci sono!
Ho appena visto il futuro!
Tutti con uno stracazzo di tablet multitouch  (Ipad per gli amici della mela morsicata) .
Giri in mezzo alla strada e comunichi con simboli e linkando roba sul tablet.
Vai a fare la spesa , vuoi 2Kg di pomodori, l'ortolano ti chiede "cazzo vuoi?" facendo uno smile e un "?" sul suo Ipad5 e tu rispondi linkando due volte l'immagine di un peso da 1kg e poi quella di un pomodoro. Geniale.
Passi nel reparto offerte, punti la fotocamera verso codice a barre o un Rfid e ti esce sullo schermo una foto con 3 euro e 50 cents. Progresso.
Magari mentre fai tutta questa socializzazione con il prossimo c'hai pure gli Ads pubblicitari in alto a destra, così fai girare pure l'economia.
Oh, se Steve Jobs ha visto questo, è ancora più geniale e avanti di quello che pensavo. Tanto di cappello.
Faremo a botte premendo i tasti sullo schermo touch del tablet.
"Croce" + "Croce" + "Quadrato" + "Triangolo" e parte la combo col "coltello da negri", la bottiglia rotta di Peroni Grande.
Rimanendo in tema, potrai linkare un sacchetto di munnezza, la foto di Martin Luther King e una merda di cane verso l'ambulante che vuole venderti i fazzolettini (E avrà anche lui L'ipad, però quello vecchio da barboni).
Insomma la vita sarà tutta come una splendida "Antologia di Edipo" sulla settimana enigmistica.
Mia madre sarebbe stracontenta, ogni volta che qualcuno parla devi risolvere prima un cazzo di rebus.
Poi magari invece,  quando siamo sul cesso per distrarci e rillassarci, agevolando così la fuoriscita di feci, leggeremo "Guerra e Pace" o staremo in multivideoconferenza virtuale parlando in 9 lingue, compreso l'Esperanto, della psicoanalisi Junghiana per poi salutare bruscamente con un orsacchiotto che scuote la manina non appena tirato lo sciacquone. 
Aspettando il tasto "Non mi piace" e "LoL" pure qui su Facebook.
Che cazzo Youtube ce l'ha il "pollice verso" e il "pollice su".
Suckerberg! Mio brufoloso amico! Dai cazzo! Vogliamo essere da meno?
Nun c'ha pozz fà.
Giuseppe Giorgio Longo

venerdì 18 marzo 2011

Apocalisse

Altra terribile settimana. Il tema nuovo è il catastrofico terremoto, con annesso tsunami, in Giappone. E poi sembra che l'Onu si sia decisa ad intervenire in Libia per fermare quel pazzo che sta bombardando il suo popolo. Mentre Berlusconi continua a preparare il terreno per lo scontro finale con la giustizia, in generale, e con la magistratura, in particolare. Ma procediamo con ordine.
Il terremoro in Giappone è stato il più potente mai rilevato. Circa 9 gradi della scala Richter (quella che misura la magnitudo, non i danni procurati...). Qualche cosa di assurdo. Il sisma più potente della storia ha colpito il paese con maggiore frequenza di scosse sismiche al mondo. E, dato che si tratta del Giappone, il paese ha reagito al meglio delle possibilità che un popolo può avere.
Il grosso problema sono state, e saranno, le centrali nucleari di vecchia generazione. Già c'è stato qualche scoppio, se ne prevedono altri. I danni causati dalle radiazioni faranno sentire i loro effetti solo tra decine d'anni. Per adesso non si può che aspettare che il governo giapponese riesca a risolvere la situazione, sfruttando anche l'aiuto dei tecnici americani.
I media hanno ampiamente documentato i fatti. Mi limito solo a due considerazioni.
Il terremoto ha colpito il Giappone, che notoriamente è abitato da giapponesi, i quali sono, a loro volta, governati da giapponesi. Anche i gestori delle centrali nucleari sono giapponesi. Ora, tra le cose che più mi hanno colpito di tutta la faccenda, c'è il fatto che i tecnici abbiano mentito al governo riguardo i rischi relativi alle centrali, i quali hanno mentito al popolo. Se fosse successo in Italia, sempre facendo le corna etoccando tutti gli oggetti metallici nel raggio di qualche metro, che cosa sarebbe successo? Probabilmente tutto il mondo è paese, non credo che i nostri avrebbero potuto fare di peggio...
Altra considerazione: l'Italia, a differenza di quasi tutte le grandi potenze occidentali non ha centrali nucleari, grazie (o a causa, secondo i punti di vista) ad un referendum popolare. Questa condizione è una concausa dell'elevato costo dell'energia nel nostro paese. Tuttavia, il nostro governo, sta da qualche tempo progettando di costruire cinque centrali nel nostro territorio. Il terremoto in Giappone, col rischio nucleare annesso, sembra costituire un colpo di mannaia per le ambizioni del notro governo. Non credo se ne faranno più. Ma il motivo non è quello classico, cioè che la tutela della salute dei cittadini venga prima di ogni altra cosa. Tutt'altro. Il motivo è sfuggito alla Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, in un fuorionda: costruire nuove centrali potrebbe causare una perdita di consenso inaudita, irrecuperabile, peggio di 10 Ruby trombate insieme. Berlusconi non potrebbe cavarsela in futuro fregandosene in questo modo della volontà popolare. Questione sulla quale tornerò dopo.
Sul fronte libico, Gheddafi in settimana era riuscito a riconquistare terreno, arrivando quasi ad infierire il colpo di grazia agli insorti. Tutto questo fino a giovedì notte, momento in cui le nazioni occidentali hanno finalmente deciso di intervenire in qualche modo. Innazitutto, via alla no fly zone. Poi, grazie a Francia e Gran Bretagna, si sta preparando l'attacco alla roccaforte del dittatore libico. nelle prossime ore ci saranno sviluppi, ma l'intervento dell'occidente sarà il colpo di grazia per Gheddafi. Che non è riuscito ha sfruttare l'iniziale immobilismo dell'Onu. La storia darà atto ai ribelli di aver resistito il tempo necessario par far smuovere le acque. E l'Onu stessa dovrà ringraziare il popolo libico per aver resistito così a lungo: questo preciso fatto storico creerà un precedente, da oggi in poi tra i compiti delle Nazioni Unite c'è anche la tutela dell'incolumità delle persone sotto dittatura. Anche con interventi militari.
Piccola riflessione anche su questo. Gli americani hanno ucciso Saddam a causa del petrolio. Gheddafi stava per farla franca per lo stesso motivo. Chi ha orecchie per intendere...
Poi c'è il fronte interno. La settimana scorsa abbiamo accennato alla presunta riforma della giustizia, richiamandone i punti principali. Ripetermi sarebbe tempo sprecato, sostanzialmente stiamo parlando di nulla. Non ci sono i tempi tecnici per fare in modo che questa presunta riforma si faccia. Resta solo il messaggio di fondo: la casta politica (in maniera vergognosamente bipartisan) è al lavoro per ripristinare le condizioni pre-Tangentopoli. Cercheranno, nel prossimo futuro, di assoggettare la magistratura agli altri poteri dello Stato, impedendo ai giudici di processare i politici. Che potranno così continuare ad imperversare senza alcun rispetto della legalità. E questo, badate bene, non è un problema solo riferito a Berlusconi: lui è un sintomo, è il problema all'n-sima potenza. E' una macchietta, qualcosa che rimarrà negli annali come assurdità inconcepibile. Il problema di fondo, però, è che non c'è alcun partito di cui potersi fidare. Non che i giudici siano puliti e sempre encomiabili, ma almeno hanno onore e orgoglio, oltre che i propri interessi del tutto incidenti con quelli dei politici. Un giudice è come un medico: è vero, può essere avido, spietato e crudele, ma non c'è niente che possa farlo più felice di salvare una vita, curare una malattia assurda o far felice un paziente. Per i giudici è lo stesso. La giustizia non è solo un'entità astratta. E' la loro raison d'etre. Se non per tutti, almeno per molti. Ma questa è un'altra faccenda.
Questa è stata anche la settimana dei festeggiamenti per l'unità d'Italia. Ovviamente la Lega ha disertato il parlamento. Tra qualche settimana scriverò qualcosa a proposito della Lega, giusto per mettere le cose in chiaro riguardo questo pseudopartito che sembra avere una fisionomia più simile ad una setta che ad un vero e proprio partito. Tuttavia, mi limito ad evidenziare che, allo stato attuale, sono il principale partito di governo. In pratica sono loro a menare le danze. Che sia ben chiaro a tutti, Berlusconi ha ceduto il proprio ruolo in maniera ufficiosa, giusto per poterne usufruire in maniera ufficiale, per dribblare i processi. Che si avvicinano sempre di più.
Infine vorrei chiudere con la superba mossa della maggioranza (grazie anche alla pazzesca decisione di un radicale che, votando contro il proprio partito, ha permesso che questo avvenisse) di evitare l'election day.
Mi spiego, per chi non fosse al corrente di tutto questo: allora, il 15 maggio ci saranno le elezioni amministrative, in molte grandi città italiane (tra cui Napoli e Milano). E questo è un fatto. Qualche tempo fa, la corte costituzionale ha deciso che si potranno tenere ben tre referendum per verificare il volere del popolo sovrano riguardo tre tematiche vitali per il paese. Il primo riguarda la volontà di fare in modo che l'acqua resti pubblica, cioè non finisca in mano ad aziende private la gestione dell'acqua stessa. Il secondo riguarda la volontà di far costruire centrali nucleari in Italia (di cui prima). Il terzo riguarda il legittimo impedimento speciale per le alte cariche dello stato, legge quest'ultima già depotenziata dalla decisione della Corte Costituzionale stessa. Si verificherà se il popolo vuole che alle alte cariche dello stato (chissà se a Berlusconi fischiano le orecchie...) sia impedito affrontare un processo. Restando impunite.
La superba giocata del governo è stata questa: al diavolo l'election day, cioè una votazione unica ed economica, ma introduzione di una nuova data: il 12 giugno, scelta solo per i referendum.
Non serve un mago per capire il perchè di questa decisione: l'election day avrebbe permesso ai referendum di dare una risposta valida, perchè si sarebbe raggiunto sicuramente il quorum (necessario per validare la volontà popolare). Spostando i referendum, per giunta in un mese estivo, non si vuole far altro che impedire al popolo di esprimere la sua opinione (stesso motivo per cui non si sono indette elezioni anticipate). Il governo ha deciso tre cose: l'acqua dovrà finire in mano a privati, il nucleare si farà (anche dopo il Giappone) e il premier deve essere difeso a spada tratta, a costo di sacrificare il paese: secondo voi perchè vogliono impedire al popolo di esprimersi? Perchè è chiaro che nessun cittadino vuole che l'acqua sia gestita da privati (se qualcuno non paga la bolletta gli staccano l'acqua?), è chiaro che nessun cittadino vuole che si utilizzi il nucleare (a parte il Giappone, ma le scorie?) ed è ancor più chiaro, anzi, lampante, che nessun cittadino (tranne i cerebrolesi e quelli che dipendono economicamente da lui) vuole che Berlusconi sia al di sopra della legge.
Qualcuno ha, in maniera infelice, citato Craxi: "che vadino al mare". Personalmente, oltre augurargli la sua stessa fine, farò di tutto per pubblicizzare questi referendum. Scommettiamo che in Tv nessuno ne parlerà?
Gustavo Marigliano

mercoledì 16 marzo 2011

Italia: l'origine dell'anomalia. (Parte V)

E con questo siamo al penultimo articolo riguardo la Storia della nostra Repubblica negli ultimi 30 anni. Una narrazione che abbiamo fatto partire dagli anni ’80, il periodo in cui esplose lo scandalo legato alla P2, di cui si è ampiamente già detto. Una narrazione che è passata dall’argomento Tangentopoli, con le sue conseguenze politiche, alla guerra tra mafia e Stato.
Adesso, facendo un bel salto indietro nel tempo, è il momento di affrontare il peggiore dei problemi: Silvio Berlusconi.

La storia imprenditoriale del Cavaliere.
Di Silvio Berlusconi, ognuno ha una sua idea precisa, basata su vaghe notizie. Poche informazioni. Nulla di concreto, più o meno quello che passa la mutua (o la Tv). Silvio Berlusconi però ha un passato. Un passato che spesso tende a nascondere, di cui non parla mai. E che in pochi purtroppo realmente conoscono. O almeno, conoscono fino in fondo.
Ci proveremo noi a chiarire un po’ le idee, basandoci su fonti certe e specificando le eventuali opinioni personali in merito a determinate vicende.
Il punto da cui vogliamo partire è questo: Silvio Berlusconi non nacque ricco, suo padre era un semplice impiegato in banca (la mitica banca Rasini…). Sua madre una casalinga. Dopo essersi diplomato dai salesiani, Berlusconi si laureò con lode in giurisprudenza.
La sua attività imprenditoriale, dopo vari tentativi, partì nel mondo dell’edilizia. Nonostante la giovane età, ottenne una fideiussione di 190 milioni di lire (di allora) da parte della Banca Rasini, con cui acquistò il primo terreno, in provincia di Milano. Nel 1963.
Dopo aver fondato la Edilnord, Berlusconi ottenne ancora finanziamenti da parte della Banca Rasini, provenienti da fondi di investimento stranieri. In qualche modo riuscì a sbrogliare la matassa di problemi che gli impedivano di edificare in provincia di Milano. Quindi riuscì a fondare Milano due. La sua prima fonte di ricchezza.
Nel 1974 tornò a collaborare con Marcello Dell’Utri, che aveva conosciuto all’Università. Del sistema di società che aveva creato, anche grazie a lui, se ne parlerà nel prossimo numero.
Nel 1978, grazie alla sua attività edilizia, Berlusconi ricevette il titolo di cavaliere del lavoro. Nello stesso anno, Berlusconi acquistò la sua prima rete televisiva, Telemilano. In poco tempo, dopo aver cambiato il nome in Canale 5, la nuova emittente ottenne due sorelline, Rete 4 e Italia 1.
Per inciso, la legge riguardo i formati audiovisivi di allora, impediva che chiunque potesse trasmettere programmi su scala nazionale. Berlusconi aggirò quella legge facendo trasmettere registrazioni in simultanea da ogni città d’Italia. Questa manovra fu però condannata dalle procure di Roma, Pescara e Torino.
Craxi (già, il protagonista di Tangentopoli…), grande amico di Berlusconi, e capo del governo di allora, salvò la pelle a Berlusconi, con un apposito decreto legge, che gli permise di tornare a trasmettere le sue trasmissioni. Nel 1990, la storica legge Mammì, legalizzò definitivamente la questione (tranne che per Rete 4, ma questa è un’altra storia…). Negli anni seguenti poi, la storia dell’evoluzione di Mediaset è sotto gli occhi di tutti.
Berlusconi però non si fermò lì. Nonostante le polemiche a latere del suo acquisto di più reti televisive, fece incetta di quotidiani e periodici. Le case editrici acquistate furono, tra le più importanti: Mondadori (oggetto di una delle su innumerevoli diatribe penali…), la Einaudi ed altre di minore grandezza, come la Sperling & Kupfer e la Frassinelli.
L’acquisto di catene di supermercati, come la Standa, fu seguito dalla loro cessione, probabilmente per ottenere la liquidità per rifinanziare la Fininvest, società madre di sua appartenenza, che era terribilmente esposta con le banche, negli anni tra il 1990 e il 1994.
Tra le altre sue proprietà, attualmente, c’è il Milan, società di calcio, mondo che ha drogato con i suoi acquisti faraonici (prima di lui nessuno aveva speso cifre simili per l’acquisto di giocatori…); inoltre, a vario titolo, ha interessi nel campo assicurativo e bancario, vedi Mediolanum.

La storia politica del Cavaliere.
Per quando riguarda la politica, la decisione di “scendere in campo”, venne presa nel 1994. Nel bel mezzo del vuoto politico causato da Tangentopoli, Berlusconi si alleò con Bossi, Fini e Casini (già, sempre loro) per combattere la sinistra, che avrebbe potuto approfittare del vuoto istituzionale in seguito alla scomparsa dei socialisti e della democrazia cristiana.
Dopo aver martellato l’opinione pubblica coi suoi slogan (nacque allora “Meno male che Silvio c’è”) e, soprattutto, i suoi media, riuscì a vincere le elezioni. Era il 1994, e l’anno prima aveva fondato Forza Italia.
Il primo governo Berlusconi ebbe vita breve, dopo appena sei mesi Bossi lo fece cadere, ritirando il suo appoggio e quello della Lega. Bossi lo accusò di essere un mafioso (nel prossimo numero capirete perché …), Berlusconi dovette abbassare la cresta e andare all’opposizione, dopo che il Presidente Scalfaro aveva creato un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini.
Alle elezioni del 1996, Prodi riuscì a battere Berlusconi. D’Alema, membro dell’Ulivo come Prodi, durante il suo mandato in Parlamento, collaborò con Berlusconi riguardo a riforme della giustizia.
Le successive elezioni, nel 2001, furono nuovamente vinte da Silvio Berlusconi, a capo delle stesse persone di 7 anni prima, compreso Bossi. Riuscì a vincere e firmò il famoso Patto con gli italiani. Nel 2005 si dimise a causa dello scarso risultato alle regionali, quindi fece un rimpasto. Tirò a campare fino alla fine della legislatura, prima volta nella storia della Repubblica.
Nel 2006 perse di nuovo le elezioni, battuto da Prodi. Nel 2007, alleandosi con Fini, sciolse Forza Italia e fondò il Pdl. Nel 2008 rivinse le elezioni. Il resto è storia di oggi.

Prime considerazioni.
Che una forte concentrazione di potere mediatico unito al potere politico di un singolo personaggio sia un’anomalia in un sistema democratico è fuor di dubbio. Che la situazione italiana sia questa, anche. Tuttavia, il disegno che unisce i principali avvenimenti, in negativo, degli ultimi anni della storia della repubblica, è tremendamente pauroso. Nel prossimo numero, si capirà perché.
Gustavo Marigliano.

venerdì 11 marzo 2011

Il grande bluff

Questa che si sta per chiudere è stata un'altra settimana incentrata sulla crisi libica e la presunta riforma della giustizia.
Per quanto riguarda il primo punto, s'è già scritto abbastanza. La situazione è in una fase di stallo, nessun paese ha preso le redini del gioco. Pur di non sbagliare, ognuno (e per ognuno intendo Usa, Ue e via discorrendo) sembra voler temporeggiare, prendere tempo in attesa di qualcosa. Che poi questo qualcosa probabilmente è una risoluzione interna della guerra civile in atto, questo è un altro discorso. Ma il fragile equilibrio internazionale non permette nessun intervento concreto.
I ribelli, fermi sulle loro conquiste, avevano proposto a Gheddafi di dimettersi entro 3 giorni. In cambio, gli avevano promesso l'impunità per i crimini commessi. L'appello sembra essere caduto nel vuoto.
S'è pensato molto ai motivi per cui è avvenuto tutto questo, all'analisi dei fatti accaduti. Poco s'è detto degli scenari futuri. A questo punto, o Gheddafi placa i rivoltosi, o i rivoltosi sopprimono (in tutti i sensi) Gheddafi. C'è poco da fare. Mettiamo da parte la prima ipotesi. Se Gheddafi salta, cosa avverrà alla Libia?
Probabilmente si potrà tenere qualcosa che assomigli, almeno un pò, a libere elezioni. Seppur la democrazia necessiti di decenni per instaurarsi in uno stato, soprattutto dopo secoli di tirannia, libere elezioni dovrebbero essere il punto di partenza. Ed è qui che si prospetta il peggiore incubo possibile: un governo integralista islamico. Di tutte le vecchie forze politiche di opposizione, solamente i Fratelli musulmani godono di una buona reputazione agli occhi dei libici. Da anni si sono adoperati per garantire livelli minimi di assistenza ai bisognosi, sia riguardo il cibo, sia riguardo le cure mediche. Le elezioni potrebbero essere un buon momento per chiedere il conto del loro sforzo capillare nell'aiutare la gente in difficoltà. Con conseguenze che sono potenzialmente drammatiche. Ma che potrebbero rivelarsi migliori di quanto non si possa prevedere. Perchè, finora, nessuna bandiera occidentale è stata bruciata. Nessuno ha parlato di jihad nei confronti dell'occidente. Nessuno sembra avere un'ideologia, politica o religiosa che si voglia, che lo spinga a combattere per liberarsi del dittatore. Il comune denominatore di tutti i protagonisti della rivolta è la libertà.
L'occidente saprà accettare quello che verrà fuori da tutti questi tumulti? E che conseguenze avranno questi scontri nei rapporti commerciali? Solo il tempo potrà dirlo.
Riguardo la politica interna, la riforma della giustizia sembra essere pronta. Il ministro della giustizia, Alfano, ne ha già illustrato i contenuti al presidente Napolitano. Berlusconi dapprima l'ha definita "epocale", poi ha anche affermato che "con questa riforma non ci sarebbe stata Tangentopoli". Sebbene proprio la settimana scorsa ho scritto di quanto le parole del premier siano da considerare dello stesso livello qualitativo del prodotto di scarto della sua digestione, quest'ultima considerazione mi ha provocato un brivido lungo la schiena. "Non ci sarebbe mai stata Tangentopoli." La prima reazione è stata: "Wow!". Sono state le sue televisioni, come ampiamente descritto nell'apposito numero de "L'origine dell'anomalia", ad alimentare il senso di disgusto del popolo verso una classe politica corrotta e responsabile di un danno economico allo Stato di enormi quantità di denaro. E' stato il suo partito, Forza Italia, ad approfittare del vuoto di potere per vincere le elezioni (consentendo poi, in seguito, a Fedele Confalonieri, di poter dire "se non fossimo entrati in politica non l'avremmo mai spuntata nel processo Mondadori"). E adesso arriva perfino a sottintendere che sarebbe stato meglio che Tangentopoli non fosse mai stata scoperta?
Cioè, qualcuno di voi penserà, "ma ti sei indignato solo perchè Berlusconi contraddice in maniera evidente la realtà e non per il fatto che ha praticamente affermato che sarebbe stato meglio che i pm non avessero mai scoperto quello scempio che si stava facendo della cosa pubblica?". Ma certo. I comportamente del premier sono talmente evidenti, talmente palesi nel non rispettare la legge e la giustizia, che una frase del genere riguardo Tangentopoli è del tutto comprensibile. Basti ricordare il modo in cui difende l'amico (o persona che lo tiene in pugno...?) Dell'Utri (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in secondo grado) o di come aveva definito Mangano (spiegheremo meglio chi è nel prossimo numero de "L'origine dell'anomalia"), altro condannato per omicidio e mafia, un eroe. Oltre alla schiera di condannati a vario titolo che si porta in parlamento, da Previti a Brancher.
Riguardo al succo della riforma, credo sia solo una scopiazzatura veramente malriuscita del Piano di rinascita democratica (vi rimando ancora ai primi numeri de "L'origine dell'anomalia"). Il problema di fondo è uno: la legislatura, seppure dovesse durare i canonici 5 anni, è a 2 dal termine. La riforma in questione, necessita di doppie votazioni in Camera e Senato, intervallate da almeno 6 mesi e al netto di eventuali (quasi sicuri) emendamenti. Tutto questo perchè è una riforma Costituzionale. Non ci sono i tempi tecnici perchè possa essere approvata entro questa legislatura. E' solamente un gigantesco bluff. Ad ogni modo, eccone i punti sintetizzati dal sito di Repubblica, giusto per far capire quanto, nelle intenzioni di chi ha scritto questa bozza per Angelino Alfano (difficile sia stato lui in persona, basta guardarlo bene negli occhi per qualche secondo...):

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE. I magistrati si "distinguono in giudici e pubblici ministeri" e la legge "assicura la separazione delle carriere".L'ufficio del pm "è organizzato secondo le norme dell'ordinamento giudiziario che ne assicurano l'autonomia e l'indipendenza".

DOPPIO CSM: il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante "è presieduto dal Presidente della Repubblica", ne fa parte di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione e gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i giudici ordinari tra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal Parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in materia giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio. I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili.

Per quanto riguarda la magistratura requirente si prevede che anche questo Consiglio sia presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fa parte di diritto il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i pubblici ministeri fra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. Come per quanto avviene per la magistratura giudicante i membri elettivi durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili.

I Consigli Superiori non possono adattare atti "di indirizzio politico nè esercitare funzioni diverse da quelle previste nella Costituzione".

AZIONE PENALE. Resta il principio dell'obbligatorietà ma si introducono criteri di legge: "L'ufficio del pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge". Questo sarà il nuovo articolo 112 della Costituzione, come modificato dall'articolo 15 della riforma della giustizia approvata stamane.

DISCIPLINARE MAGISTRATI. Viene istituita la "Corte di disciplina", con una sezione per i giudici e una per i pm. I componenti di ciascuna sezione "sono eletti per metà dal Parlamento in seduta comune e per metà rispettivamente da tutti i giudici e i pm". I componenti eletti dal Parlamento "sono scelti - prevede la riforma - tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di servizio", quelli eletti da giudici e pm "sono scelti, previo sorteggio degli eleggibili, tra gli appartenenti alle rispettive categorie".

INAPPELLABILITA' SENTENZE ASSOLUZIONE. No al ricorso in appello contro le sentenze di proscioglimento pronunciate in primo grado. "Contro le sentenze di condanna è sempre ammesso l'appello, salvo che la legge disponga diversamente in relazione alla natura del reato, delle pene e della decisione.
Le sentenze di proscioglimento sono appellabili solo nei casi previsti dalla legge".

RESPONSABILITA' CIVILE TOGHE: "I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato". Inoltre, "la legge espressamente disciplina la responsabilità civile dei magistrati per i casi di ingiusta detenzione e di altra indebita limitazione della libertà personale", prevede ancora la riforma, e la "responsabilità civile dei magistrati si estende allo Stato".

RAPPORTO PM-POLIZIA GIUDIZIARIA: Nel testo si legge che "il giudice ed il pm dispongono della polizia giudiziaria secondo le modalità stabilite dalla legge".

COMPETENZE DEL GUARDASIGILLI: Al ministro della Giustizia spettano "la funzione ispettiva, l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia". Riferisce ogni anno alle Camere sullo stato della giustizia, sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi di indagine".

NOMINA ELETTIVA TOGHE ONORARIE. "La nomina elettiva si estende ai magistrati onorari che svolgono funzioni di pm, mentre finora era riservata soltanto ai giudicanti.

INAMOVIBILITA' MAGISTRATI: "In caso di eccezionali esigenze, individuate dalla legge, attinenti all'organizzazione e al funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, i Consigli superiori possono destinare i magistrati ad altre sedi".

Berlusconi non potrà servirsi di questa riforma per evitare i processi. Probabilmente la sta usando come "minaccia" o "vendetta", come affermato dall'Anm. Ad ogni modo, sembra un ulteriore colpo di coda di fine impero, perchè è chiaro che è alla frutta.
Sul fronte processuale, ulteriore chicca: proprio nei giorni in cui, tra le tante minchiate, Berlusconi aveva affermato che Ruby, a causa di un errore all'anagrafe, era stata segnalata qualche anno dopo la sua nascita, un paio di tizi avevano tentato di corrompere un'impiegata dell'anagrafe marocchina per modificare la sua data di nascita. Tentativo svelato dal Fatto quotidiano, prontamente smentito dai legali del premier. Questa notizia fa il paio con la proposta di legge di abbassare la maggiore età, per rendere l'idea di cosa sarebbe disposto a fare Berlusconi pur di salvarsi le chiappe. Flaccide.
Nella Camera dei deputati, intanto sembra che la maggioranza abbia quasi raggiunto quota 330. La campagna acquisti sembra essere stata molto proficua. Ma in tanti stanno per chiedere il conto: poltrone e stipendi da distribuire, con i responsabili da un lato, la Lega da un altro e la base del Pdl dall'altro ancora. Su questo fronte potrebbero esserci interessanti sviluppi. Nelle prossime settimane si capirà meglio perchè.
Le opposizioni sembrano stare a guardare. Non che ci sia tanto da discutere, magari solo la questione "testamento biologico" ha tenuto banco, oltre la questione giustizia. La situazione è facilmente descritta: Berlusconi, per ingraziarsi il Vaticano e fargli continuare ad avere occhi e bocca chiusa sulle sue vicende, vuole regalare alla Chiesa l'obbligo di nutrizione e idratazione anche per i malati terminali: per evitare altri casi Englaro. In barba alla libertà individuale.
L'unica nota di colore dal Pd è stata la consegna di parte dei 10 milioni di firme raccolte. Il sarcasmo della scorsa volta è stato sostituito dall'afflizione di questa settimana. Faccio difficoltà a capire se è più scaltro e disonesto lui o sono più compiacenti e insignificanti gli altri. Ma credo che, come sempre, il giusto sta nel mezzo.
Gustavo Marigliano

mercoledì 9 marzo 2011

Questione mediterranea.

Questo periodo probabilmente passerà alla storia come la "rivoluzione nordafricana", a precindere dall'esito di tutte le insurrezioni.
All'ordine del giorno c'è la questione libica, di cui l'Italia è diretta interessata, sia per motivi strettamente economici (approvvigionamenti energetici), sia per motivi socio-culturali (immigrazione clandestina). Che la Libia soddisfi all'incirca il 15% del nostro fabbisogno energetico è un dato di fatto, che le coste della Sicilia siano le più vicine al paese africano pure. C'è poco da ragionare su queste faccende.
Ma questo è il punto di vista italico. Proviamo un attimo a vederla dal punto di vista di un ragazzo libico.
La Libia è uno stato che è ancora, se non ancora politicamente, almeno moralmente, diviso in due grandi pseudoregioni: la Tripolitania, che fa riferimento a Tripoli e la Cirenaica, che fa riferimento a Bengasi. Da quasi 42 anni è al potere un regime dittatoriale che fa capo a Gheddafi, che ha il suo quartier generale a Tripoli. Gheddafi, ormai quasi 42 anni fa, ottenne il potere rovesciando il vecchio re Idris I, che aveva il suo quartier generale a Bengasi. Negli ultimi 42 anni, Gheddafi non è mai riuscito completamente ad avere il pieno controllo della Cirenaica. E questo è l'inizio.
Negli ultimi 42 anni, Gheddafi è diventato mostruosamente ricco, ha generato una caterva di figli e li ha piazzati nei punti strategici del regime. Nepotismo e malaffare all'ennesima potenza. Le ricchezze accumulate sono state sostanzialmente frutto dei giacimenti petroliferi di quello che durante il fascismo veniva definito nient'altro che un "blocco di sabbia". Le conseguenze degli effetti del commercio del petrolio sono state due: Gheddafi s'è arricchito immensamente, la qual cosa gli ha consentito di stringere con la comunità internazionale una sorta di tacito accordo: petrolio in cambio di occhi chiusi sul regime. La seconda conseguenza è stata che l'enorme flusso di ricchezza ha consentito a Gheddafi di poter concedere alla propria gente (6 milioni di persone) uno stile di vita, seppur povero, almeno migliore dei paesi limitrofi (vedi Tunisia e Marocco). La seconda conseguenza, a sua volta, gli ha consentito di mantenere il potere per tutto questo tempo, fino ad oggi. O forse ieri.
Già, perchè il relativo benessere del popolo gli ha, da un lato, consentito di governare a lungo ma, dall'altro, fatto aprire gli occhi alle giovani generazioni libiche (la maggior parte della popolazione). Perchè i ragazzi sono stanchi. Non ce la fanno più. Non riescono a sopportare un regime di questo genere, in cui può esistere un dottore che vive vendendo frutta al mercato e che, costretto a sloggiare, non vede altra soluzione che darsi fuoco.
Il vento di democrazia soffia fortissimo in nord Africa. Le conseguenze sono tutte da decifrare. Per esempio, in Egitto, alla caduta di Mubarak ha fatto seguito la presa del potere da parte dell'esercito, in vista di libere elezioni. Ma, si faranno? E la campagna elettorale?
In Libia, almeno in questi giorni, la situazione è di stallo: da un lato ci sono i vecchi marpioni legati al regime di Gheddafi, con un'orda di mercenari centraficani. Dall'altra tantissimi ribelli, che hanno sostanzialmente conquistato la Cirenaica, facendo di Bengasi la nuova capitale. La guerra civile sta logorando il paese. E' difficile che Gheddafi riesca a sopravvivere. Sembra avere le ore contate.
Intanto, sul fronte internazionale, nè l'Ue nè gli Usa hanno preso posizione. Cioè, sia chiaro, le dovute rimostranze verso quel tiranno ci sono state, ma nessuna azione significativa, tranne qualche millantata azione economica. Perchè mai tanta titubanza? Forse perchè la Libia non vale il sangue di un soldato europeo? O per il veto di Cina e Russia, la prima, ormai, unica potenza economica mondiale e la seconda, da un bel pò, potenza solamente di fama (tipo la Juve nel calcio...)?
Fatto sta che, intanto, la gente muore per le strade. In Europa le uniche conseguenze (peraltro nefaste) sono il prezzo della benzina e l'immigrazione. Ma lì la gente muore per le strade. Scorre sangue. Gheddafi bombarda il suo popolo! Il suo regime sta per finire e lui mente e vaneggia in Tv. Ma sta per crollare. La qual cosa ha un che di familiare....
Gustavo Marigliano

lunedì 7 marzo 2011

L'origine dell'anomalia (Parte IV)

La guerra tra mafia e Stato.
Che la mafia fosse un male atavico del nostro paese è cosa risaputa. Che con spregiudicatezza e sfrontatezza avesse monopolizzato l’economia italiana anche. Ma la ferocia mostrata a cavallo tra gli anni ‘80 e ’90 fu incredibile.
Gli omicidi di Carlo Alberto Della Chiesa, di Piersanti Mattarella e di Pio La Torre furono il preludio di quella che, a tutti gli effetti, può essere considerata una guerra tra mafia e Stato. Una guerra che, nonostante tutto, fu combattuta da parte della polizia e dei magistrati, ma non dal mondo politico. Che nel frattempo era impegnato a respingere la merda che veniva gettata su di loro, in piena Tangentopoli.
La serie funesta di omicidi fece da preambolo alla nascita del primo storico pool di magistrati che combatté la mafia: tra gli altri, vi facevano parte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, coordinati da Rocco Chinnici, morto ammazzato nel 1983. Coadiuvati da alcune leggi (motivo dell’omicidio di Pio La Torre), ed in particolare quella sui pentiti, partì una stagione di processi e di arresti senza precedenti.
Il primo, e più importante, mafioso arrestato fu Tommaso Buscetta. Era uno dei boss più influenti di Palermo, il primo a dichiararsi pentito. Le sue confessioni furono determinanti per istruire processi a ben 1400 imputati per mafia, utilizzate da Giovanni Falcone per infierire un pesante colpo all’organizzazione di Cosa nostra. Si parlò di un Teorema Buscetta. Tra i tanti arresti ci furono quelli di Lucani Liggio, Totò Riina e Bernardo Provenzano, esponenti di spicco della mafia.
Uno smacco del genere fece sperare addirittura nella possibilità di poter sconfiggere definitivamente il problema mafia. Per sempre. Nonostante nel Paese il trio formato da Craxi-Andreotti-Forlani continuava ad imperversare nonostante gli avvisi di garanzia e le accuse via via più provate.
L’inizio della guerra tra Mafia e Stato è da far risalire ai tempi della caduta del muro di Berlino. Nel 1989 vennero meno i presupposti della guerra fredda, con tutti i benefici politico economici conseguenti. La mafia perse l’appoggio politico totale, come dimostra l’arresto del sindaco di Palermo di allora, Vito Ciancimino, accusato di essere colluso con la mafia. La mafia accusò lo Stato di non essere più rispettoso dei patti tra loro.
Il primo attacco della mafia allo Stato fu l’omicidio di Salvo Lima, personaggio vicino ad Andreotti. Poi si susseguirono incessanti attacchi terroristici: la strage di via dei Georgofili (5 vittime) a Firenze, la strage al Padiglione di Arte Contemporanea di Milano (5 vittime) e i due attentati al patrimonio artistico di Roma (a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro). Infine il 16 ottobre 1993 ci fu l’ultimo tentativo (fallito) di fare un attentato allo Stato da parte di Cosa nostra: venne parcheggiata un’autobomba in via dei gladiatori a Roma, fuori dallo Stadio Olimpico durante la partita Lazio-Udinese. Fortunatamente la bomba non esplose.
I più famosi e terribili attentati restano però le stragi di Capaci, 23 maggio 1992, e di via d’Amelio, 19 luglio 1992, nelle quali hanno perso la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme alle loro scorte. Il primo, di ritorno da Roma, dove era stato nominato responsabile dell’Ufficio Affari Penali per espressa volontà dell’allora Guardasigilli Claudio Martelli, fu ucciso da una terribile esplosione avvenuta sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi (oggi aeroporto Falcone-Borsellino) con Palermo città, all’altezza di Capaci. L’esplosione fu provocata da un enorme quantitativo di tritolo (circa 600 kg) che gli esecutori piazzarono in un tunnel sottostante il tratto autostradale. Con Giovanni Falcone morirono la moglie, Francesca Morvillo e i suoi agenti di scorta.
Paolo Borsellino morì in circostanze analoghe, a seguito dell’esplosione di un’autobomba parcheggiata sotto casa della madre in via D’Amelio, fatta esplodere con un radiocomando, probabilmente azionato dal Castello Uveggio, sito in un’altura che sovrasta la città di Palermo. L’autobomba esplose facendo morire pure gli uomini della scorta. In memoria di Giovanni Falcone è stata recentemente eretta una stele posta ai bordi dell’autostrada Palermo-Capaci, in corrispondenza del luogo ove perse la vita il giudice, sua moglie e la sua scorta.
Il lavoro svolto da Paolo Borsellino nei 57 giorni che hanno separato la strage di Capaci da quella di Via D’Amelio, ha rappresentato l’alto senso del dovere che ha accompagnato i due magistrati nel loro percorso professionale. Nonostante la consapevolezza di essere il successivo obiettivo della mafia stragista, Paolo Borsellino proseguì freneticamente l’opera sino a quel momento svolta dal collega Falcone, in disprezzo di ogni ulteriore cautela che pure in quel frangente si sarebbe resa necessaria.
Sul luogo dell’attentato fu rinvenuta una borsa che Borsellino portava sempre con sé e probabilmente contenente appunti e atti d’indagine che furono trafugati (la famosa “agenda rossa”). Una indagine è tuttora in corso, e coinvolge presunti servizi segreti deviati.
La conseguenza delle stragi fu storica. La Sicilia venne militarizzata, con l’invio di 20000 soldati, nell’operazione “Vespri siciliani”. Si risvegliò il senso civico delle persone, per la prima volta calò il muro di omertà da sempre vigente. In quel clima avvennero gli arresti eccellenti di cui sopra.
Ma ci sono ancora parecchie ombre riguardo questa vicenda.
Per esempio, l’omicidio di Paolo Borsellino. Dopo la morte di Giovanni Falcone, il messaggio era stato lanciato. Uccidere Borsellino non fece altro che scatenare la risposta dello Stato, con l’invio dei militari in Sicilia. Inoltre, l’omicidio impedì ad Andreotti di divenire Presidente della Repubblica, a causa dei sospetti di collusione, spianando la strada a Scalfaro. Che motivo avrebbe avuto la mafia di uccidere Borsellino?
C’è poi la questione della presunta trattativa Stato-Mafia. La coincidenza tra alcune date delle stragi e provvedimenti del Parlamento, conferma le tesi per cui i servizi segreti abbiano trattato per fare in modo che le richieste della mafia (contenute nel celebre papello, incentrato sulla possibilità di ledere la forza del regime 41 bis, ossia carcere duro per i mafiosi) fossero state rispettate in cambio della fine della strategia stragista. In questi giorni si stanno tenendo i processi per accertare la responsabilità del ministro della giustizia di allora, Giovanni Conso (quello del decreto a favore dei politici corrotti…) e di altre cariche dello Stato. L’idea, molto forte, è che Ciancimino avesse trattato per conto della mafia con il capo dei ROS, Mario Mori, per dirimere la questione.
C’è poi la storia della mancata perquisizione nell’abitazione di Totò Riina e il mancato arresto di Provenzano, che venne fatto nel 2006. E, infine, l’improvvisa fine degli attacchi terroristici nel 1994, nel momento in cui Forza Italia salì al governo.
Tutto questo, mentre in questi mesi Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi è stato condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre Massimo Ciancimino, figlio di Vito, fa da testimone per il presunto patto tra Stato e Mafia.
La guerra tra Stato e Mafia ha inferto un duro colpo al monopolio economico della stessa mafia. Il ridimensionamento creato dalla guerra ha fatto si che organizzazioni coma la ‘ndrangheta prendessero il sopravvento in regioni anche del nord.
Nel capitolo conclusivo la chiave di lettura.
Gustavo Marigliano.

domenica 6 marzo 2011

Le cose in cui credo (Parte II)

L'uomo è un animale sociale. (Seneca)

Volenti o nolenti tutti noi abbiamo avuto a che fare con questa enorme verità. Le relazioni tra le persone sono le più disparate, amore, amicizia, rapporto di lavoro, di studio, di convenienza... ognuna ha un suo senso, un suo modo e un suo perchè.

Non credo che tutti siano capaci di provare tutto. Credo che esistano delle persone che sono inevitabilmente condizionate dal loro modo di essere nei rapporti con gli altri. E allora trovano ragione di esistere quelli che credono di non poter amare, di non poter avere amici, di non poter sottostare ad alcun tipo di controllo gerarchicamente superiore. Io la vedo così.

C'è chi pensa che l'amore sia il più profondo dei sentimenti. C'è chi mette addirittura al primo posto tra gli obiettivi di una vita intera quello di trovare una persona giusta, anzi, "la" persona giusta. E poi c'è anche chi la pensa in maniera diametralmente opposta, che afferma che l'amore non è altro che una splendida, elaborata, incredibile giustificazione agli istinti sessuali. Il modo in cui l'uomo, suo malgrado dotato di un'intelligenza superiore alle altre specie, riesce a razionalizzare qualcosa che in realtà di razionale ha ben poco. Il bisogno di procreare e di mantenere in vita la specie.

L'amicizia, se possibile, è qualcosa di ancora più profondo. Da un lato, in molti pensano che non possa mai finire, che l'amicizia, quella vera, è eterna, pura. Queste persone sanno che le/i ragazze/i passano, che il lavoro (soprattutto di questi tempi) va e viene, che la fortuna gira, ma gli amici sono sempre lì. Ne sono assolutamente convinti. D'altro canto, c'è chi pensa che non possa esistere amicizia, almeno laddove gli interessi collimano. Cioè, per essere chiari, due persone possono essere amiche soltanto fino a quando i loro interessi non si ostacolano reciprocamente e, inoltre, l'amicizia viene corrobarata dalla situazione opposta, quella in cui le due persone in questione ottengono benefici reciproci nel rapportarsi. Tutto il resto è niente.

C'è chi crede che l'amicizia e l'amore non possano finire. Qualcuno dice che, semmai vi è amicizia o amore, esse sono eterne. Se amo, lo faccio per sempre. Se una storia tra due innamorati finisce non è perchè finisce l'amore, ma perchè l'amore non c'è mai stato. Allo stesso modo, se due amici litigano e la loro amicizia finisce, vuol dire che in realtà non erano stati mai veramente amici.

Io credo che la verità stia nel mezzo, come sempre: in ogni singolo caso è necessario valutare la faccenda secondo i due modelli esistenti, valutando quale dei due sia il più calzante per descrivere la situazione, o, almeno, quanto di uno sia importante rispetto a quanto dell'altro.

C'è una cosa, però in cui credo fortissimamente: nella vita, ho capito che è impossibile riuscire ad andare avanti senza avere, almeno in qualche caso, avuto l'aiuto, o un favore, da qualcuno. Per quanto si vuole essere indipendenti, ci sarà sempre qualche cosa che proprio non si può fare, o ottenere, o trovare da soli. E in quel caso che si deve, al più presto possibile, pensare di ricambiare il favore: se non se ne può fare a meno, che almeno si faccia in modo di non essere in debito.

Il Pensiero Scomodo.

venerdì 4 marzo 2011

Gli intoccabili.

Questa settimana è stata bella densa di avvenimenti. Mentre la politica estera si è incentrata sugli sviluppi del caos libico, la politica interna ha toccato più punti.

La settimana scorsa s'era chiusa con le sparate di Berlusconi sulla scuola pubblica, ovviamente il giorno successivo immediatamente ridimensionate. Cioè, sia chiaro, non è nè la prima volta, nè l'ultima, in cui se ne esce con un mucchio di minchiate senza senso. Però è significativa la platea a cui si rivolgeva: esponenti del mondo cattolico.

Il modo di porsi agli interlocutori di Berlusconi è chiaro un pò a tutti: sarebbe capace di maledire Satana davanti a Dio, rinnegare Dio di fronte a Satana, dire ai commercianti milanesi "stasera battiamo il sud" e ai membri del Pdl siciliano "siamo l'unico governo che lavora per il sud". Lui può mettere la famiglia al primo posto e divorziare, sputtanando la sua ex moglie, a causa dei festini, forse con minorenni annesse (il forse è un pò come il "non è vero, non ci credo..." di Benigni...).

Però questa volta le cose sono state un pò più complesse: l'attacco pubblico alla scuola pubblica (perdonate il gioco di parole) rientra nell'ottica delle concessioni che Berlusconi ha fatto, e sta facendo, al mondo della chiesa cattolica, in cambio di un bel paio di occhi chiusi sulle sue vicende personali (a partire dalla famosa bestemmia contestualizzata). In un sol colpo, sia Berlusconi che la chiesa cattolica si stanno coprendo di vergogna in maniera palese. E se almeno Berlusconi non è tenuto a rispettare certi valori, la chiesa cattolica continua a propinarceli...

Una delle cose che mi viene in mente sono le dimissioni a mezzo stampa di Bondi, Ministro dei Beni culturali. Questa notizia mi ha procurato enorme fastidio. Sia per i modi, sia per il motivo. Ricapitolando: Bondi ha ottenuto la fiducia in seguito ai fatti di Pompei, grazie alla risicata maggioranza attuale e alle defezioni dell'opposizione; poi ha cominciato a disertare il suo ufficio, continuando a non fare nulla, però da casa (perchè non è che avesse fatto chissà che nel suo ufficio...); poi è stato oggetto di attacco da parte dei lanciatori di fango del Giornale (povero Indro Montanelli, chissà quante volte si sarà rivoltato nella sua tomba...), stranamente diretti ad un membro della maggioranza; poi ha deciso di dimettersi, nella gioia un pò di tutti, tra maggioranza ed opposizione.

Fermo restando il fatto che non possiamo che essere d'accordo con la sua scelta (da mesi gli sputiamo veleno da questo blog), ma è questo il modo? Disertare il tuo ufficio? Intascare stipendi per non fare nulla? E poi abbandonare così, come fosse niente?

Noi sappiamo che la sua gestione dei Beni culturali è stata pessima (non solo per Pompei, ma anche per le vicende legate a Draquila, per i disaccordi col mondo del cinema...). E sappiamo benissimo che la sua figura (di Bondi) evoca solo inettitudine, pochezza. E lo sanno anche i suoi ormai ex colleghi. Lui è il solo a non essersene accorto. Che vada a scrivere poesie, almeno le sue cagate se le sorbirà chi continua a frequentarlo...

Questa settimana è stato anche approvato quello che la Lega continua a chiamare federalismo fiscale. Dopo la querelle con Napolitano, il governo ha fatto le cose perbene, chiamando in causa (bontà loro) anche la Camera. Le perplessità su di una legge che avrà l'unico merito di essere il cavallo di battaglia della Lega alle prossime elezioni, e che probabilmente causerà l'aumento indiscriminato delle tasse comunali, restano forti più che mai. Il tempo sarà galantuomo.

Dall'altro lato, il Pd ha raccolto 10 milioni di firme per le dimissioni di Berlusconi. Bah. Non è che ci volesse un mago per capire che il popolo non lo sopporta più. Ma, raccogliere le firme, a cosa serve? Mettiamo che i 10 milioni di firme sono vere, cosa peraltro poco probabile. Ma mettiamo che sia così. Bersani che farebbe? Provate ad immaginare un ipotetico dialogo tra Bersani e Berlusconi a proposito di queste firme: "Qui ci sono 10 milioni di firme: che fai, ti dimetti?". E allora Berlusconi: "Certo. Ho quattro processi in corso, stiamo lavorando a tutta birra per crearmi uno scudo e, adesso che mi porti queste firme, io mi dimetto per lasciare il paese in mano al popolo?" E allora Bersani. "L'idea era questa..." E allora Berlusconi: "Sti cazzi." Quindi Bersani: "Ah. Ok."

E' bravo Bersani, che continua a parlare di famigerati piani per l'Italia, senza aver capito che ormai le regole del gioco sono quelle di Berlusconi ed un candidato premier è necessario. Cioè, il suo ragionamento fila: noi abbiamo un programma, poi che sia Tizio, Caio o Sempronio a governare il problema non si pone. La gente dovrebbe votare il programma. Queste sarebbero parole sante, in un paese normale. Ma, appunto, in un paese normale, non in Italia. Nell'era berlusconiana, ormai giunta alle idi, per distruggerlo definitivamente, occorre un cavallo su cui puntare. E per vincere, non per partecipare. Perchè una sconfitta avrebbe delle proprzioni immani. Con il Quirinale in gioco...

Scrivendo del Pd m'è balzato nella testa il nome di Tedesco. Tedesco è un imprenditore pugliese che aveva un conflitto di interessi in Puglia, dove era assessore alla Sanità e proprietario di una ditta di prodotti ortopedici. Un Berlusconi in miniatura. Fatto sta che è stato indagato per una serie di reati più o meno gravi. Il Pd, anzichè mandarlo via a calci nel culo, per proteggerlo, lo ha portato in Parlamento. A quel punto, le indagini sono proseguite ma, in settimana, si è arrivati al momento in cui la magistratura ha chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti di Tedesco. Travaglio ha sintetizzato la faccenda egregiamente: adesso, se il Pd vota a favore dell'autorizzazione, ammette l'errore di averlo portato in Parlamento; se non autorizza a procedere, si pone sullo stesso piano del Pdl, alla ricerca estrema di una difesa per il premier, impedendogli il processo. A prescindere da come andranno le cose, hanno già perso. Come spesso accade da un pò di tempo a questa parte.

Travaglio ha chiuso il suo editoriale ad Annozero citando Montanelli, schietto nel definire l'opposizione inesistente il vero problema del paese, di cui Berlusconi è il sintomo.

Io vorrei chiudere raccontando del Pdl, che ha già deciso di votare contro l'autorizzazione a procedere nei confronti di Tedesco: è un'abile mossa politica per stanare il Pd e capire quanto vogliono essere giustizialisti con un proprio membro o è, più semplicemente, l'ennesima autodifesa di una casta che a parole si odia e, in fondo, non fa che difendersi e autoriprodursi?

Gustavo Marigliano

martedì 1 marzo 2011

Italia: l'origine dell'anomalia (III parte)

Tangentopoli: la fine della Prima Repubblica.
I più giovani ne hanno sicuramente sentito parlare, ma nessuno di loro ha vissuto sulla propria pelle l’onda di disgusto provocata dalle verità trapelate a partire dal 1992, riguardo il sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito dei partiti. Lo scandalo susseguente quel periodo di rivelazioni sempre più scottanti a proposito di un mondo sporco e corrotto, ma al tempo stesso classe dirigente di un popolo che tacitamente aveva (ed ha ancora…) sempre tollerato questi comportamenti, fu di proporzioni pari solo a quello che, dieci anni prima, aveva seguito lo scandalo P2. Tangentopoli e Mani pulite sono i due termini con i quali si descrive il susseguirsi delle vicende che riguardarono quel periodo della storia italiana.
Tutto ebbe inizio il 17 febbraio 1992. Mario Chiesa, membro del PSI (Partito Socialista italiano), si ritrovò con un mandato d’arresto per corruzione: aveva costretto l’imprenditore Luca Magni a versargli il 10% di un appalto da Magni ottenuto grazie all’intercessione di Chiesa. Si trattava di 140 milioni di lire di allora, la tangente richiesta era dunque di 14 milioni. Tuttavia, Chiesa si ritrovò colto in flagranza di reato, grazie all’operato dei carabinieri, guidati da un magistrato divenuto poi molto famoso, Antonio Di Pietro.
Dato che Mario Chiesa era un esponente di livello minore del PSI, venne tirato in causa il leader del partito, Bettino Craxi, altro nome passato agli annali, poi vedremo come. Il leader del PSI pensò bene di negare l’esistenza della corruzione a livello nazionale, asserendo che Mario Chiesa era “un mariuolo isolato”.
Nonostante il fatto che Craxi minimizzò l’accaduto, l’eco nelle televisioni fu fortissima, creando un senso generale di sdegno. Non ho vissuto quel periodo ma, da fonti certe, so che l’opera di martellamento della Tv a proposito di queste vicende è paragonabile a quella, tutt’ora in corso, riguardo l’omicidio di Sarah Scazzi e la scomparsa di Yara. Questo è un particolare da ricordare bene, sarà utile per comprendere la conclusione della mia analisi.
L’arresto di Chiesa, nonostante la premura di Craxi nel minimizzare, equivalse all’apertura del vaso di Pandora. Dopo aver negato, inizialmente, il reato, Chiesa fu inchiodato da prove schiaccianti da parte di Antonio Di Pietro. A quel punto, non gli restò che confessare. E lui lo fece.
Mario Chiesa non si limitò a confessare quel singolo reato. L’ormai ex membro del PSI portò alla luce il fatto che ogni appalto pubblico era caratterizzato da corruzione e tangenti, in un sistema ormai consolidato.
Nel 1992 si era in piena campagna elettorale. Antonio Di Pietro decise di mantenere segrete le indagini, per non inquinare il clima politico. Non ci riuscì, tant’che alcuni partiti, tipo la Lega Nord (allora nacque il celeberrimo “Roma ladrona”), cavalcò l’onda del risentimento dell’opinione pubblica italiana verso i propri rappresentanti per nascere e crescere come forza politica. Il risultato delle elezioni fu l’aumento dell’astensione, segno di sfiducia del popolo, ed una prima mazzata alla DC (Democrazia Cristiana) e al PSI.
Dopo le elezioni di marzo del 1992, si formò un nuovo governo, con la coalizione formata da DC, PSI, PSDI (Partito Socialista democratico Italiano) e PLI (Partito Liberale Italiano). C’è da precisare che, dalla nascita della Repubblica, i democristiani avevano sempre avuto un ruolo di primo piano nelle vicende politiche italiane, a testimonianza della grande influenza della Chiesa nella vita politica italiana.
Dopo la nascita del nuovo governo, partì una serie di arresti al compimento delle indagini per corruzione. Ne furono vittime molti esponenti politici che, perdonate il gioco di parole, vennero colpite in maniera esponenziale. La logica era questa: chi veniva arrestato, perdeva appoggi politici, in quanto il suo partito avrebbe avuto la propria immagina lesa dal suo operato; a quel punto, ai politici lasciati soli, non restò che confessare tutto, accusando altri politici, sia per vendetta, sia per averne benefici in sede processuale. Per la prima, e forse unica volta, si era instaurato un circolo virtuoso nella politica italiana.
Nel maggio di quell’anno venne eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, leader dei “moralizzatori”. La sua candidatura venne premiata a sorpresa, grazie soprattutto all’omicidio di Giovanni Falcone (nel prossimo numero si spiegherà quest’altra agghiacciante storia). Il neo Presidente decise di non assegnare incarichi di governo a personaggi coinvolti in processi. Il primo a subire le conseguenze di questa decisione fu Bettino Craxi, che dovette lasciare l’incarico di Presidente del Consiglio a Giuliano Amato.
Ma non era finita lì. Nei mesi successivi si susseguirono le indagini e l’arresto dei politici coinvolti venne sistematicamente sbattuto in prima pagina dai giornali e urlato nei telegiornali. Le elezioni amministrative del dicembre del 1992 sancirono un’altra disfatta per la DC e il PSI. Amato, ancora premier , affermò che chiunque fosse stato raggiunto da un avviso di garanzia sarebbe stato costretto a lasciare il proprio incarico. Tra i tanti, anche Bettino Craxi, segretario del PSI.
Le indagini svelarono un fenomeno ancora più infame: non solo i fondi frutto della corruzione venivano utilizzati per finanziare i partiti, ma anche i singoli politici ne beneficiarono. Larini, ministro della giustizia e socialista, dimettendosi, accusò Craxi e Martelli di essere i destinatari dei fondi neri, impedendo in questo modo a Martelli di succedere a Craxi nella segrteria del partito socialista.
Nel giugno del 1993, nelle successive elezioni amministrative, la DC ebbe un altro tracollo e il PSI praticamente sparì. La Lega si insediò in parecchie regioni del nord, ancora cavalcando il disgusto per le vicende snocciolate dai media.
Sempre nel 1993 ci fu un terribile tentativo di passare un colpo di spugna. Si trattava di un decreto, a firma Conso (di cui si sentirà parlare a proposito della trattativa Stato-Mafia), che depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti. Scalfaro, Presidente della Repubblica, si rifiutò di firmare il decreto, dichiarandolo incostituzionale. Fu l’inizio della fine per il governo Amato.
La perdita di consenso lo costrinse a dimettersi. Per la prima volta nella storia della Repubblica si formò un governo tecnico con a capo Carlo Azeglio Ciampi, governatore della Banca d’Italia. Il suo obiettivo fu quello di fare una nuova legge elettorale e rilanciare l’economia.
Il 30 aprile del 1993 la Camera negò l’autorizzazione a procedere verso Bettino Craxi, evitandogli il processo. L’opinione pubblica reagì malissimo per quella difesa del simbolo di Tangentopoli. Ci furono manifestazioni e contestazioni. Anche alcuni membri del governo tecnico si dimisero in segno di protesta.
Quasi in contemporanea, partirono gli attacchi ai magistrati. Già, attraverso giornali di partito, minacce di organizzazioni mafiose ed accuse puntualmente cadute nei vari processi si cercò di abbattere la figura di Di Pietro e dei suoi collaboratori del pool Mani Pulite. Partì la macchina del fango, non forte come quella attuale, poi proveremo a spiegare perché.
Il processo Enimont, trasmesso in diretta televisiva, ebbe un audience senza precedenti. Seppur coinvolti esponenti di secondo piano, politici di prima grandezza vennero tirati in causa. Emblematica l’immagine di Arnaldo Forlani mentre gli colava saliva dalla bocca. Venne assurta come immagine simbolo dell’efferatezza dei politici di allora.
Craxi decise di riferire in Parlamento. Non negò l’evidenza, tentò piuttosto una giustificazione del tipo “così fan tutti”. Ma ormai era un uomo finito.
Le indagini invasero anche l’imprenditoria e le forze dell’ordine. Furono arrestati giudici e anche coinvolte aziende come Fininvest, dell’allora imprenditore Silvio Berlusconi. Il quale decise di entrare in politica. Vincendo le elezioni del marzo del 94, dopo aver cavalcato anch’egli l’onda mediatica da lui alimentata attraverso le sue televisioni ed i suoi giornali.
Berlusconi, da presidente del Consiglio, decise di proporre a Di Pietro e Navigo, altro membro di spicco del pool, due incarichi ministeriali, ma loro due rifiutarono.
Il 13 luglio fu emanato il decreto Biondi. Un decreto che favoriva gli arresti domiciliari ai sospettati di corruzione. Fu chiamato decreto salvaladri. La reazione dei giudici fu quella di dover accettare la Legge, ma chiesero di essere assegnati ad altri incarichi a causa del conflitto interiore di dover combattere contro il crimine e i politici stessi. La Lega e Alleanza Nazionale (partito di Fini), minacciò di togliere il proprio appoggiò al governo se non fosse stato ritirato il decreto. E così fu.
Cosicche il 28 luglio venne arrestato Paolo Berlusconi, fratello di Silvio. Nonostante l’estremo tentativo di salvataggio.
Il tentativo del primo governo Berlusconi di inquinare le indagini, accusando più volte i giudici dei più svariati reati, si concluse con la caduta dello stesso. La Lega aveva tolto il suo appoggio.
Nei mesi successivi si moltiplicarono le inchieste contro i giudici di Mani Pulite. Era chiaro che la politica aveva reagito a quel duro attacco, cercando di contrastarlo con nuovo vigore. Fino al 1996, Di Pietro fu costretto a difendersi da accuse che caddero l’una dopo l’altra. Inconsistenti.
Cosicché, il fenomeno Tangentopoli, poté concludersi lentamente.

La fine di Tangentopoli.
Un attacco così forte alla partitocrazia italiana non aveva precedenti. Le rivelazioni dei vari pentiti causò la distruzione di alcuni partiti e il ridimensionamento di altri, facendo coniare il termine Seconda Repubblica per descrivere la situazione venutasi a creare dopo i fatti degli anni tra il 1992 e il 1994. Ma in che modo si concluse Tangentopoli?
Il trionfo dei giudici fu solo apparente. Il mondo politico che, attraverso i decreti Conso e Biondi, aveva cercato di arginare la repulisti generale, aveva trovato una soluzione bipartisan per dirimere la questione. Dall’estrema destra, all’estrema sinistra, passando per il centro, tutti i partiti erano stati scoperti nel loro modo di fare, tra corruzione e concussione. E così, come quando si deve votare l’aumento dello stipendio o quando si deve decidere a proposito di processi di singoli parlamentari, tutti i partiti hanno fatto quadrato, difendendo le proprie poltrone e il proprio status, creando leggi ad hoc per ripristinare la normalità.
Il governo di centrosinistra, capeggiato da D’Alema, emanò una serie di provvedimenti che causarono il rallentamento dei processi. E negò nuovi equipaggiamenti ai magistrati. Queste abili mosse, sostenute anche dall’opposizione di destra, causarono una serie di prescrizioni di reato, salvando parecchi dei politici indagati. E salvando la faccia a quelli che sarebbero potuti essere coinvolti. Nel capitolo finale si discuterà anche delle conseguenze di quelle leggi.
Craxi, simbolo di Tangentopoli, si diede alla latitanza. Pur di non affrontare il processo scappò a Tunisi, dove è, da qualche anno, morto. Cesare Previti, altro uomo simbolo di Tangentopoli, avvocato di Berlusconi, riuscì ad evitare il processo, essendo deputato, nonostante Berlusconi al momento fosse all’opposizione. Nel 2007, ad ogni modo, la Cassazione ha ratificato la condanna per corruzione per Previti. Il buon Previti, ad ogni modo, è ancora parlamentare.

Il conto di Tangentopoli.
Il costo della corruzione fu teorizzato dall’economista Mario Deraglio. L’effetto della corruzione e delle tangenti aveva causato un aumento vertiginoso del Debito pubblico. Il rapporto deficit/Pil sforò il limite del 105%. L’Italia nel 1992 rischiava la bancarotta. Per intenderci, si poteva finire a gambe all’aria come in Argentina, in Grecia e in Irlanda. Il governo Amato, per contrastare il declino aumentò le tasse in maniera vertiginosa e prelevò forzatamente il 6 per mille di tutti i conti correnti italiani. Quella manovra venne considerata il vero e proprio scontrino finale di Tangentopoli.

Gustavo Marigliano.