Questa è l’ultima settimana prima della questione di fiducia. In realtà, come scritto negli ultimi numeri, inizialmente era prevista anche la decisione della Corte Costituzionale in merito al legittimo impedimento, una delle leggine ad personam che hanno consentito a Silvio Berlusconi di posticipare i processi. Ma la Consulta ha deciso di rinviare questa decisione. Se ne riparlerà a gennaio. Forse.
La decisione di rimandare l’udienza sul legittimo impedimento fa il paio con la scelta di bloccare la Camera, per evitare lo svelenimento del clima generale. La stessa scusante additata per rinviare la decisione della Corte Costituzionale.
Fini, a Ballarò, aveva provato a minimizzare l’accaduto, asserendo che, sostanzialmente, il lavoro della Camera, comunque impegnata a ratificare il Patto di Stabilità, non era stato modificato. Beh, quel sostanzialmente teneva conto di un fatto ben preciso: a prescindere dal lavoro effettivo della Camera, la votazione della mozione di sfiducia per Sandro Bondi (già, dopo i fatti di Pompei s’era deciso di presentare una mozione unica per ribadire il concetto che, nel quadro generale di inettitudine del governo, Bondi spicca per incompetenza, attestandosi ancora più in basso dei suoi colleghi) è stata posticipata. Ovvero, è saltata. Consentendo al governo di non dover affrontare l’onda mediatica di una probabile sconfitta.
Con queste due premesse, meramente tecniche, è possibile ritornare alla questione principale. La questione di fiducia. La data del 14 dicembre è stata scelta dal Presidente della Repubblica Napolitano, per consentire la ratificazione del Patto di Stabilità (altra vergogna di cui si parlerà nei prossimi numeri, se il governo non subirà lo scossone…). L’infelice decisione ha consentito agli uomini di Berlusconi di lavorare ai fianchi degli “indecisi”, ossia quei deputati (i senatori non fanno testo, perché la maggioranza in quella camera è già certa…) che potevano votare la fiducia nonostante il proprio partito o gruppo parlamentare fosse contro.
Ed è il momento di aprire una piccola, ma pesantemente schifosa, parentesi sulla questione della compravendita dei parlamentari. S’era già detto di quei deputati che non avevano ancora raggiunto il minimo numero di giorni per la pensione, ed anche della questione della compravendita di deputati. Nel corso di questa settimana, ci si è trovati dinanzi al fatto compiuto: c’è stato il caso Scilipoti, medico omeopata dell’Idv che ha dapprima deciso di non votare la sfiducia, poi ci ha ripensato, infine lasciato l’Idv. Ritornando sulla prima decisione, cioè quella di votare per Berlusconi. Poi c’è stato il caso Razzi, altro membro Idv, che ha lasciato il partito, non senza polemiche, Anche lui pronto a votare per Berlusconi. La questione dei sei deputati radicali (eletti tra le fila del Pd) è stata la più emblematica: Pannella, il loro leader, non s’è fatto mancare nulla: ha trattato con Bersani (Pd), poi con Berlusconi (Pdl). La decisione verrà fuori solo il 14 dicembre, ma c’è già chi dice che Berlusconi sia già riuscito a comprare anche lui. L’inossidabile, incorruttibile Marco Pannella. Quello degli scioperi della fame. Che odia Santoro. Su queste questioni poi, si esprimerà la Procura, che ha già aperto due fascicoli. Un quasi certo nulla di fatto. Non è nemmeno previsto dalla legge il reato di vendita di voto parlamentare.
Probabilmente, almeno questa è la sensazione, Berlusconi ce la farà a spuntarla anche alla Camera. Seppur con una maggioranza risicata (qualche deputato, meno di dieci sicuramente). Beh, questa soluzione, sarebbe la peggiore per i cittadini. Mi spiego.
Che la maggior parte dei politici menta, è fatto noto. Che lo stesso fenomeno venga visto in maniera diametralmente opposta, lo è ancor di più. Un fiducia conquistata per un pelo, è quanto di più ambiguo ci possa essere riguardo alle interpretazioni delle parti in causa. Se il governo conquistasse la fiducia, seppur risicata, Berlusconi potrebbe affermare di aver vinto. Di aver battuto i finiani, di avere ancora il consenso, che l’operato del governo è lodevole. A prescindere dalle conseguenze. Allo stesso tempo, d’altro canto, anche le opposizioni potrebbero sfruttare una vittoria risicata. Come? Asserendo che una manciata di voti di maggioranza non possa consentire di governare, perché ad ogni raffreddore o colpo di tosse il governo potrebbe andare sotto in aula. Una situazione assurda ed insostenibile.
Tutto questo, mentre l’opinione pubblica verrebbe presa per il culo da Tg e giornali che continueranno, in ogni caso, a tirare acqua al proprio mulino.
Ad ogni modo, quale che sia il risultato della questione di fiducia, l’attuale governo non potrebbe durare ancora a lungo. Sarebbe solo un ostinato “rimanere attaccato alla poltrona” (i processi in corso sono un ottimo motivo per voler rimanere Presidente del Consiglio).
Ma, a prescindere da tutto, cosa succederà nei prossimi mesi? Beh, le ipotesi prospettate in questa settimana sono le più disparate. Bocchino era arrivato a tollerare un eventuale Berlusconi bis, se il premier si fosse dimesso prima della fiducia. Travaglio attraverso il Fatto Quotidiano aveva ipotizzato la formazione di un “mucchio selvaggio”, ossia di una coalizione politica che raggruppasse Fli, Udc, Api, Idv, Pd, Sel e tutte le forze che osteggiano Berlusconi. Sempre ammesso che il governo decida di dissolversi.
E poi ci sarebbero le elezioni. La specialità del Cavaliere.
Tra tutti i partiti, Pdl e Lega sono quelli che più di tutti sono disponibili a fare subito nuove elezioni. La Lega perché ha un suo zoccolo duro di voti che, alla luce delle difficoltà del Pdl potrebbero far riscrivere le gerarchie tra Pdl e Lega stessa all’interno di un nuovo ipotetico governo. Il Pdl perché dispone del Leo Messi della politica: Silvio Berlusconi. Il premier, checché se ne dica, è il più grande politico in tempi di elezioni. Prendendo in prestito le parole di Renzi (di cui dopo) “Berlusconi sa vincere le elezioni, ma non sa governare”. Non si può che essere d’accordo. Ma, ad essere sinceri, quello che potrebbe sembrare un difetto legato ad un pregio, si rivela il peggiore dei difetti possibili. Perché “saper vincere le elezioni e non saper governare equivale” a dire “promettere qualsiasi cosa e non mantenere nessuna promessa”. Quello che praticamente Berlusconi fa da quasi vent’anni, con un contorno di bugie (la questione munnezza è emblematica per chi vive a Napoli, ma ce ne sarebbero di episodi…) e attacchi continui a qualunque voce dissonante. Oppositori politici, giornalisti non asserviti, magistrati, Wikileaks, addirittura il Presidente della Repubblica.
Dall’altro lato della barricata ci sarebbero Fini, Casini e Rutelli. Con il clamoroso intervento del Vaticano, pronto ad offrire l’Udc a Berlusconi, in una delle cene stile Prima Repubblica, con uno scambio di potere e stabilità. Mossa (la cena) che Berlusconi ha fatto anche per minare il rapporto tra gli oppositori principali, il leader di Fli e dell’Udc. Fini ha già detto più volte che le elezioni sarebbero un disastro per il paese, ma che sarebbe pronto ad affrontarle. Amen.
Ancora più a sinistra poi ci sono Pd, Idv e Sel. Il Pd ha cercato di richiamare ad un senso di responsabilità i propri elettori, chiamandoli in piazza. Ma deve fare i conti con i problemi interni. Con Renzi (di cui prima…), sindaco di Firenze e leader dei cosiddetti rottamatori, che s’è fatto beccare a cena ad Arcore da Berlusconi. Qualcosa di inconcepibile. Che da adito ad un po’ di dietrologia spicciola: e se Berlusconi avesse appoggiato Renzi nelle lotte intestine al Pd, per indebolire il principale oppositore? E se Renzi avesse cercato appoggio in Berlusconi per fare carriera nel Pd, divenendo, in futuro, un docile oppositore, stile D’Alema? Queste sono due ipotesi senza alcun riscontro. Però plausibili. E farebbero paura.
La situazione del Pd appare piuttosto tormentata. Anche perché, alle primarie, Vendola batte sistematicamente il candidato sponsorizzato dal partito. Acquistando sempre più credibilità. Non starebbe male da eventuale candidato premier.
L’Idv è uscita indebolita dalla compravendita di deputati, costituendo terreno fertile per gli acquisti di Berlusconi. La responsabilità è da attribuire al partito che, a causa dell’attuale legge elettorale, sceglie i propri rappresentanti. I fatti degli ultimi giorni potrebbero rappresentare uno smacco troppo grande in vista di elezioni.
Ed è qui che si conclude la disamina. Ed iniziano le opinioni personali.
Il 14 dicembre sarà un giorno importante per il futuro della nostra Repubblica. Se, in qualche modo, il governo dovesse resistere ancora qualche mese, l’Italia potrebbe restare in ginocchio. Qualche mese sarà sicuramente sufficiente per approvare in via definitiva la riforma Gelmini, che ucciderà definitivamente l’Università e la ricerca in Italia. Poi sarà il turno della riforma della Giustizia, che potrebbe uccidere quel poco di giustizia che rimane in Italia, dopo il capillare smantellamento che Berlusconi sta tentando di fare da decenni. Ad personam.
Il tutto, mentre la massoneria richiama all’ordine il premier facendogli sentire il proprio fiato sul collo, attraverso una lettera aperta visibile sul sito della Grande Oriente (http://www.grandeoriente-democratico.com/lettera_aperta_n2_al_Fratello_Silvio_Berlusconi.html), con le inchieste sui rapporti con la Russia svelati da Wikileaks e che costituiscono un incredibile esempio della scelleratezza di questo premier (http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/10/news/gas_terza-10023464/?ref=HREC1-3) e con la Rai che protesta, sempre più oggetto della distruzione omeopatica di questo governo e dei suoi uomini (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/10/tagli-e-sprechi-sciopero-generale-dei-lavoratori-rai/81195/).
Scandali che, anche presi singolarmente, avrebbero ammazzato, politicamente, qualsiasi uomo politico. Tranne il nostro premier.
Il Pensiero Scomodo.
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